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Informazioni generali
Il comune di Villa Latina è, insieme ad altri 90, uno dei comuni della Provincia di Frosinone.
Abitanti: ha una popolazione di circa 1260 abitanti.
Altitudine: è situato a circa 415 metri sul livello del mare.
Comuni limitrofi: confina con i seguenti comuni: Atina, Belmonte Castello, Picinisco, Sant'Elia Fiumerapido.
CAP: 03040
Prefisso: 0776
Codice fiscale: A081
Codice ISTAT: 60088
Nome degli abitanti: Agnonesi o Villalatinesi


Il Territorio

La Storia
VILLA LATINA ORIGINI
Villa Latina Vecchia
centro
veduta
A 412 metri sul livello del mare è uno de comuni della Valle di Comino, si estende in una conca fertilissima ed è la porta del Sannio. Il territorio ha una superficie di 17 kmq, è percorso dal torrente Mollarino, tutt’intorno l’Appennino, con il Parco Nazionale D’Abruzzo Lazio Molise, fa da suggestiva cornice. Anticamente condivise le sorti della vicina Atina dalla quale. Nel 1833, se ne distaccò con il nome di Agnone per assumere definitivamente nel 1862 dopo lunghe ed annose vicende, l’attuale denominazione di Villa Latina. Lo storico Pietro Vassali, ripetendo quanto asserito dal Taglieri, vi ubica i “bagni imperiali”, le molte fonti infatti ed in particolare la località ancora oggi denominata Fontana dei Bagni avvalora tale asserto. Sembra anche che la zona fosse ricca di fonti termali e di sontuose ville romane lì costruite per le proprietà termali delle acque. Degna di nota è la Chiesa Parrocchiale intitolata alla S.S. Annunziata, fondata da Bernardo Mancini nel 1619 e la minuta, ma non meno interessante Cappella di S. Domenico del 1739. Da ricordare è anche la Chiesetta di S.Salvatore all’interno del Cimitero eretta da Papa Leone X e quella della Madonna dell’Orto del 1683. Tradionanale è il culto di S.Anna che si festeggia il 26 luglio a Vallegrande nell’omonima Chiesa. Villa Latina è un centro vivace per attività commerciali ed artigiane, grande risorsa locale è l’agricoltura, sia per la fertilità della sua terra che per il torrente Mollarino e le acque del Rio che l’attraversano quasi interamente. Zona ricca di oliveti, vigne e frumento, molto sviluppato è l’allevamento ovino e caprino, il prodotto di nicchia è comunque il Fagiolo. Erede di una tradizione secolare per il suo artigianato, famosa è la costruzione della zampogna, noti sono i cestini di vimini abilmente intrecciati ed i lavori in legno di squisita esecuzione. Non meno importante è la cucina locale che si avvale di cibi semplici e genuini, dalle saporite minestre di fagioli e verdure, dalle carni arrosto alle ricotte e al formaggio pecorino e caprino. A questa cucina si accompagna dello squisito vino locale, prevalentemente rosso e corposo che unitamente all’ospitalità della gente del posto fanno di questo centro una ricercata meta.


Folklore, Cultura e Tradizioni
LA ZAMPOGNA E GIANNI PERILLI
costumi
MBL
"Il semplice strumento pastorale di Pan ebbe tragiche conseguenze per Marsia. E tanto indispetti' l'occhiglauca Atena che, suonando, vide le sue guance gonfiate a mo' d'otre. Ma esso contiene, gia' nel suo nome, il principio fondamentale che regge l'arte della musica: symphonìa, da cui deriva la parola "zampogna", significa infatti "accordo", "concerto (fra voci)". Dalla Grecia la zampogna si trasferi' a Roma (o gia' non v'era, portatavi dallo stesso "Pan l'eterno"?). E si chiamo' "Tibia utricularia", con specifico riferimento alla sacca in forma d'otre che moltiplica la capacita' vitale del suonatore. I legionari di Cesare portarono la "Tibia tricularia" nella Britannia, dove si diffuse e rimase in seguito, oltre al "Vallo di Adriano" a connotare in parte, assieme al "kilt" l'eredita' romana dei variopinti reggimenti scozzesi. Nata presso un popolo di pastori e suonata dapprima da dei piu' o meno capricciosi, la zampogna e' sempre stata compagna di uomini semplici, a guardia delle loro greggi. Il suo canto modulato e melanconico ha echeggiato nelle valli dove pascolano le pecore, dall'Ellade al Lazio ed Abbruzzo, dalla Calabria alle Alpi, dal "Midi" francese alla Bretagna, dalla Catalona ai Pirenei, dalla Tunisia alle highlands di Scozia. Ma Gianni Perilli intende andare oltre all'aspetto puramente conservativo dello strumento, come se la sua sopravvivenza costituisse la semplice salvaguardia di una memoria storica, da "tirare fuori dal cassetto" assieme alle vecchie statuine del presepe: egli intende andare avanti, e difatti ha praticato modifiche essenziali alla struttura del suo strumento. Queste gli consentono di sfruttare a pieno l'ampia gamma di tonalita' che la tradizionale modalita' costruttiva della zampogna e della ciaramella lascia in parte al caso e dalla qualita' dei materiali usati per realizzare gli strumenti. Perilli propone sia la zamogna che la ciaramella come "strumenti musicale" aventi dignita' propria. Molte sono, infatti ,e ci auguriamo che le loro note non cadano nel vuoto, confuse in un contesto puramente folkloristico-affettivo, nella migliore delle ipotesi, catalogate nella onnicomprensiva categoria della "musica etnica".

Monumenti, Luoghi e Itinerari
ANTICO MOLINO DEL RIVO D'AGNONE
molino
macina
ponticello sul rio
lato
Pare fosse rimasto in funzione fino ai primi dell800 visto che a memoria danziani nessuno ricorda o ha sentito parlare dai propri cari di quel mulino del Rivo dAgnone chiamato così dalla località che, già borgo di Atina se ne distaccò nel 1833 con il nome di Agnone per assumere poi nel 1862 lattuale denominazione di Villa Latina. Il Rivo sta per Rio: è uno dei corsi dacqua che attraversano il territorio di Villa Latina, nasce dal monte Rocchetta, ha un corso breve ed assieme al torrente Mollarino un tempo erano fonte di ricchezza alimentando i mulini presenti nella zona.
Queste notizie citate dallo storico Pietro Vassalli e dal Tauleri nella storia della città di Atina fanno appunto risalire la struttura ai primi del XVIII secolo.
Oggi il mulino che ha conservato il suo vecchio nome, come segnala al suo ingresso la bella maiolica dipinta a mano, è un esempio di recupero accurato ed originale al tempo stesso in cui gli elementi presistenti sono stati valorizzati con attenzione e rispetto, ma anche con giocosità e ironia, e quelli nuovi sono stati inseriti nel tessuto di pertinenza in maniera appropriata e armoniosa. Esternamente la costruzione è dominata dalla tramoggia in pietra per la raccolta dellacqua, ubicata nella parte più alta la sua forma circolare ad imbuto presenta una struttura architettonica impeccabile. In basso lo sguardo ricade sul canale che attraverso un arco in pietra scaricava lacqua di risulta della molitura nel rio adiacente. Le due zone della struttura sono collegate da una scala esterna coperta da vecchi coppi, realizzata in pietra e mattoncini che serviva a collegare la zona operativa a quella abitativa. Ma è internamente che la struttura esprime tutto il suo fascino.
La zona del mulino , il cuore della struttura, presenta un pavimento in tavolato massiccio di quercia, un soffitto con i grossi travoni in castagno alternati a tavolato e le due grandi macine che troneggiano da un lato e che tanto hanno macinato nella loro precedente esistenza.
Sebbene privo della sua funzione originaria, perchè lacqua che era incanalata nella tramoggia e che poi attivava la ruota per la sua funzione di macina non cè più, il meccanismo, azionato oggi elettricamente, conserva ugualmente tutto il suo fascino e il rumore delle macine unito a quello dellacqua che scorre immediatamente vicina non solo non disturba ma trasmette tutta lemozione e la solennità di un moto secolare. Con ragione lantico molino del rivo dAgnonesi fregia del suo nome: tutti gli elementi presenti in origine sono stati conservati ed affiancati con altri provenienti da strutture analoghe e comunque con oggetti appartenenti alla cultura e alla tradizione contadina . L’insieme comunica una sensazione di equilibrio e fantasia al tempo stesso, grazie alla scommessa, pare ben riuscita, di coniugare le esigenze attuali con la tradizione. Elementi umili si caricano di inattesa forza decorativa, contribuendo non poco ad alimentare il rude ma toccante sapore di cultura contadina che aleggia in questa piacevolissima abitazione. Latmosfera del passato è percepibile già prima di entrare in casa: posizionato immediatamente a fianco del portoncino di ingresso dell'abitazione si trova un antico forno a legna, anchesso ristrutturato nella sua funzione, sotto una grossolana tettoia dove probabilmente assieme all'antico focolare in pietra venivano preparate le vivande dopo la giornata di faticoso lavoro. All' interno cè un'unica stanza nel cui muro era ricavato il cellaro un ampia nicchia dove venivano riposte, protette da una rudimentale cancellata in legno, lolio, il vino, i formaggi e altro. Oggi quella nicchia è diventata langolo cottura dellabitazione ed è rimasta ugualmente protetta dalla stessa cancellata in legno come un tempo. Quell'unico ambiente si sviluppa comunque attorno al camino posto quasi in posizione centrale, il cui focolare oggi, ricavato da un frammento di una macina, ha al lato una scala in legno per accedere allambiente superiore sotto tetto, adibito probabilmente a granaio ieri a camera da letto oggi.


Enogastronomia, Ricette e Prodotti tipici
pappafuocch'e
il gioiello della Valle di Comino
Cottura
mangiatore
Cuocere i cannellini di Atina (dopo averli lasciati a bagno per circa 8-10 ore) in abbondante acqua fredda a fuoco dolce per circa 1 ora dell’ebollizione. Aggiungere uno spicchio d’aglio intero, una costa di sedano ed il sale solo a cottura ultimata. Insaporire i fagioli con un sugo fatto con soffritto di cipolla, aglio, sedano, salsa di pomodoro e peperoncino. Impastare la farina con poca acqua fino ad ottenere una pasta consistente. Stendere l’impasto fino ad ottenere una sfoglia non finissima. Lasciarla asciugare, infarinarla e arrotolarla. Con un coltello affilato tagliarla trasversalmente per ottenere i cosiddetti “maltagliati” aprendoli con le mani. Cuocere in abbondante acqua salata, scolare ma non troppo, unire i fagioli e servire in ciotole di terracotta.



MENESTRA
Cuocere i fagioli di fratta (dopo averli lasciati a bagno per circa 8-10 ore) in abbondante acqua fredda, a fuoco dolce per circa 1 ora dell’ebollizione. Aggiungere uno spicchio d’aglio intero, una costa di sedano. A cottura ultimata scolare l’acqua. Preparare a parte un battuto con il lardo e gli odori (cipolla, aglio, sedano e prezzemolo) farlo rosolare in una pentola dai bordi alti con olio extravergine di oliva. Si aggiungono le patate tagliate a tocchetti, la bieta, il cavolo, un porro, zucchine, fagiolini ed ortica già pulite e tagliate allungando con acqua. Si lascia cuocere il tutto a fuoco moderato per alcune ore, quindi si aggiungono alcune cotiche di maiale dopo averle sbollentate e tagliate a striscioline. Si aggiungono infine i fagioli salando e continuando la cottura a fuoco moderato. A cottura ultimata, la minestra va servita in ciotole di terracotta dove siano state disposte delle fettine di pane raffermo precedentemente abbrustolito e cosparso con del pepe nero macinato fresco ed un filo di olio extravergine di oliva.



Sport, Divertimento e Tempo libero
IN COSTRUZIONE




PROSSIMAMENTE

Eventi e Appuntamenti
Sagra del Fagiolo Cannellino e della Polenta



Una novità quest'anno l'accoppiamento di 2 piatti tipici Villa Latinesi i fagioli e la polenta. Il giorno 9-8-2008 in piazza Pacitti nel cuore antico del paese. Musica giochi e tanta allegria


Appuntamento dalle ore 18.


info tel. 0776-688130
e-mail villalatinanews@valcomino.org








Da sapere
VILLA LATINA INFORMATICA
vln
web




Due sono i siti che si inseriscono nelle utility per Villa Latina.

www.villalatinanews.it

per l'informazione locale e

www.valcomino.org

per il turismo locale

Numeri utili
VARI
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COMUNE

0776/688015

FARMACIA

0776/688130

CARABINIERI

0776/611006

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 Grande nonnoblu! (by guru on 2008-04-04 13:24:56)

 


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