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Serravalle di Chienti

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Mappa Serravalle di Chienti

Informazioni generali
Il comune di Serravalle di Chienti è, insieme ad altri 56, uno dei comuni della Provincia di Macerata.
Abitanti: ha una popolazione di circa 1160 abitanti.
Altitudine: è situato a circa 667 metri sul livello del mare.
Comuni limitrofi: confina con i seguenti comuni: Camerino, Fiuminata, Foligno (PG), Monte Cavallo, Muccia, Nocera Umbra (PG), Pieve Torina, Sefro, Visso.
CAP: 62038
Prefisso: 0737
Codice fiscale:
Codice ISTAT: 43052
Nome degli abitanti: Serravallesi


Il Territorio
Benvenuti a Serravalle di Chienti
Serravalle Di Chienti, immagine dall
dove il territorio è disseminato di siti naturalistici, artistici, architettonici e storici.
Serravalle di Chienti appare a chi si appresta a valicare l’Appennino Umbro Marchigiano risalendo il corso del fiume Chienti. Si adagia lungo la SS 77, lungo la sinuosa strada costeggiata da case sovrastate dall’ultima torre rimasta di quella che fu la poderosa Fortezza dei Varano.
La strada taglia in due la fitta vegetazione e il manto verde dei boschi lungo il fiume. La vista incantevole dei tetti in cotto del paese completa l’insieme.
Ma Serravalle è imprevedibile perché, risalendo, la valle si chiude e, oltrepassati alcuni tornanti, ci si ritrova all’improvviso nella vastità dell’Altopiano Plestino. Anche nel piano sono sparsi qua e là, sui dolci rilievi e nei valloni, numerosi borghi e paesini. I monti circondano l’altipiano carsico per poi riunirsi all’Appenino Umbro, appena superato Colfiorito.
Serravalle è da sempre un passaggio obbligato per chi percorre trasversalmente l’Italia, dai tempi dei pastori nomadi della preistoria fino ai giorni nostri.
Per agevolare la visita al territorio di Serravalle di Chienti fin nei suoi più riposti siti, sono stati riaperti dei sentieri percorribili a piedi, in bicicletta e a cavallo. Dall’altopiano (a 760 m.s.l.d.m.) gli escursionisti si spingono fino alle pendici del monte Tolagna (a 1400 m.s.l.d.m.), per poi riposarsi dopo le piacevoli fatiche della camminata. Immersi in una natura straordinaria, sostano presso vecchi fontanili e piacevoli gazebo. I percorsi si riallacciano al Sentiero Europeo E1 (Tratto 1 Bocca Trabaria Castelluccio) permettendo di ampliare notevolmente l’itinerario.


La Storia
Cenni Storici
Botte di Varano
L’origine di Serravalle di Chienti fa riferimento alla città romana di Plestia, citata dallo storico Tito Livio in riferimento alla Seconda Guerra Punica. Sul territorio erano stanziate due comunità distinte: una a Percanestro ed Elce, l’altra in località Rocchetta di Rancignano. L’origine del paese si deve all’unione di tre nuclei sorti nelle vicinanze dei castelli di Serravalle, Tufo e Serramula. Alcune opere idrauliche realizzate per bonificare la zona originariamente paludosa (ad esempio la Botte dei Varano che convoglia nel Chienti le acque piovane), la Basilica di Plestia e reperti archeologici venuti alla luce nel tempo testimoniano di vicende storiche assai importanti.
Le montagne tra le quali sorge Serravalle di Chienti sono state da sempre crocevia di vicende militari, di commerci e di scambi culturali. Lo confermano i nomi di località come Campo Annibale, l’Afro, Copogna (da Collis Pugnae o da Cauponia), Plestia, Cesi, Monte Trella. È in queste zone che, nel 217 a.C., si scontrarono i romani con le truppe cartaginesi, dopo la battaglia del Trasimeno.


Folklore, Cultura e Tradizioni

Monumenti, Luoghi e Itinerari
Luoghi Fortificati e Luoghi di Culto
Luoghi fortificati
Castelli di Serravalle, Tufo e Serramula
A Serravalle sorgevano un tempo tre castelli: Serravalle, Tufo e Serramula. Di questi ultimi non esiste più traccia, mentre la rocca di Serravalle è quella che conserva le rovine più imponenti e una torre, all'angolo Sud-Ovest, restaurata nel 1955, che si erge su di un piccolo cucuzzolo. Era questa rocca la più importante di tutto il territorio, non solo per l'ampiezza testimoniata dai ruderi, ma anche per la sua posizione, posta com'è tra la pianura di Colfiorito e l'inizio della valle del Chienti. Qui si imponeva il pedaggio a merci e a viandanti. Il suo perimetro esterno è a forma di quadrilatero irregolare, con il lato più lungo di 88 metri circa e quello più breve di 64. Era ornata di cinque torri di cui, come sopra abbiamo detto, solo una in buono stato, che si elevava all'interno della cinta perimetrale. Delle altre invece, addossate a questa, restano i possenti basamenti. Tre di esse si presentano allineate a intervalli molto irregolari sul lato Est, lungo la vecchia strada che da Castello raggiungeva la Fonte delle Mattinate; una di queste torri, all'angolo Sud, è tutta “sforacchiata” da aperture che lasciano intravedere il cielo e ne fanno un angolo particolarmente suggestivo, anche se ne affrettano la completa rovina. Tratti del muro confinario sono ben visibili dalla SS 77. L'origine di questo castello è assai antica. Lo troviamo già menzionato agli inizi del 1200 come appartenente allo Stato della Chiesa. Gli altri due castelli di Tufo e Serramula vengono invece nominati a proposito del passaggio di Luigi I di Angiò e di Amedeo VI di Savoia attraverso le Marche e l'Umbria. Si era allora nel settembre del 1382 e l'esercito, lungo la valle del Chienti, dai dintorni di Muccia dove si era accampato si diresse all'altopiano di Colfiorito, che venne attraversato il giorno seguente per poi proseguire la marcia per San Martino e Forcella fino a raggiungere le sorgenti del Nera sull'opposto versante appenninico. Nel su cammino lungo il Chienti passò appunto anche per i castelli di Serramula, Tufo e Serravalle, allora riparati e cinti da mura.

Rocca di Percanestro
Resti del Castello di Percanestro. Uno dei tanti i cui ruderi disseminano ancora oggi il territorio serravallese. Esso apparteneva alla potente famiglia dei Baschi insieme al castello della Rocchetta, a quello di Elce e a numerosi altri castelli delle Marche e dell’Umbria.
Il comune guelfo di Camerino, per fronteggiare l’invadenza di quello di Foligno, tra il 1264 ed il 1265 offrì protezione e difesa alle comunità montane di confine. Di conseguenza gli abitanti della Rocchetta (Cesi, Costa, Corgneto, Acquapagana, San Martino, Civitella) e quelli della comunità di Percanestro ( Colle Lepre, Colpasquale, Voltellina, Collecurti, Santa Croce, Attiloni, Forecalla ed Elce) fecero atto di dedizione al comune di Camerino. Segno di questa soggezione fu l’impegno di pagare ogni anno 26 soldi per famiglia. Inoltre gli abitanti della Rocchetta avrebbero offerto un palio di seta in occasione della festa di San Venanzio o di quella dell’Assunta; una libbra di cera veniva donata dalla comunità montana di Percanestro e Elce. Così queste terre furono incluse nel distretto del comune di Camerino. Esse si reggevano con un proprio statuto applicato da un podestà camerinese, che provvedeva anche all’amministrazione della giustizia in prima istanza. Dall’autorità del comune le comunità passarono poi sotto la signoria dei Varano. Della grande rocca di Percanestro restano tracce ben visibili delle mura perimetrali e una torre smozzicata, singolare per la pianta a pentagono irregolare.

Castello d’Elce
Già rocca inclusa nello Stato di Camerino (1265), Castello d'Elce era collegato al Castello di Percanestro, estremo baluardo nel quadrante Sud-Est per la difesa del territorio camerte verso Roccafranca. È ancora ben visibile il tracciato delle mura dell'antica rocca in calcare bianco e rosa, benché il castello, il cui nome evoca la presenza di lecci nelle pareti rupestri attigue, sia ridotto a un rudere. Esso è contornato verso valle da grossi esemplari di ciliegio e, nella parete a monte, da aggruppamenti di cerro e di acero campestre. Lo scenario circostante tipicamente montano, si presenta come una sequenza compatta di boschi naturali in cui domina la cerreta. Sono diffusi stadi di colonizzazione a ginestra e ginepro comune che precedono l'avanzamento del bosco. La quota altimetrica elevata e la pressoché assoluta assenza di inquinamento luminoso, rendono il sito ben idoneo alla osservazione di stelle, pianeti e oggetti del cielo profondo. Ma è la presenza stessa della Torre nonché di vegetazione sul lato Nord a impedire che lo sguardo possa volgersi tutt'intorno per 360°. Dal valico di Monte Pizzuto, cui è possibile accedere salendo di quota, è possibile godere di condizioni ideali per le osservazioni.

Luoghi di culto
Basilica di Santa Maria di Plestia
La Basilica di Santa Maria di Plestia, è ubicata sull’altopiano di Colfiorito e sorge sulla confluenza di tre strade di transito. Conosciuta anticamente con il nome di Basilica di Santa Maria della Neve, oggi è suddivisa tra i comuni di Serravalle di Chienti e di Foligno mentre la diocesi è di Nocera Umbra. Nel mese di maggio è meta di un pellegrinaggio annuale e intorno ad essa, da maggio a settembre, si svolgono fiere mensili. La chiesa è in stile romanico e si imposta sull’antico tempio romano di cui se ne possono vedere dei resti tutti intorno ad essa. Sul lato est e sud vi è un portico costituito da dodici colonne, sulla facciata si apre una piccola finestrella a forma di mezza luna. Di particolare pregio è la cripta datata al XI secolo d. C., suddivisa in cinque corte navatelle da dodici colonnine, disposte in tre ordini e sormontate da capitelli di reimpiego, alcuni dei quali in marmo con motivi geometrici. Sono di reimpiego anche i grandi blocchi, facili da notare, in travertino squadrato, che troviamo nelle colonne esterne e sul muro nord.

Chiesa priorale di Santa Lucia in Serravalle
Pur avendo un'origine antichissima - sorge infatti su un impianto duecentesco - probabilmente sede di un monastero, non presenta più alcuna traccia della primitiva costruzione.
Di grande interesse la sacrestia che nelle sue strutture architettoniche conserva intatto il carattere delle costruzioni monastiche. Ha subìto successivi rimaneggiamenti che hanno dato una forma ricurva alla sua abside mentre prima, da alcune tracce di decorazioni di sapore secentesco che si notano ancora tra i primitivi muri e la curvatura dell'abside stessa, doveva essere a pianta rettangolare. Gli affreschi della volta appaiono impregnati di significato michelangiolesco, nel senso che riprendono la tematica dei Profeti e delle Sibille, che Michelangelo aveva affrontato nella cappella Sistina. La rappresentazione si pone con un impianto piuttosto scenografico, dove il colore e la luce creano un effetto di raffinata eleganza. Il programma iconografico si completa con altri episodi riguardanti il ciclo pasquale: "l'Ultima Cena", la "Resurrezione", "l'Ascensione".

Santuario della Madonna del Piano
Nella valletta che continua le verdi distese dei prati di Cesi, nelle sue linee semplici e armoniche che sembrano conferirle una certa austerità in quel sereno paesaggio, si eleva la chiesa di Santa Maria del Piano, un tempo più poeticamente denominata di Valle Verde. Fu edificata probabilmente nel XV o al principio del XVI secolo. Non oltre questo periodo in quanto nell'interno esistono degli affreschi, datati 1520. Molto bella è la Madonna con il Bambino, affrescata dal Bontulli sopra l'altare maggiore, racchiusa da una cornice ovale. L'immagine colpisce per la dolcezza dell'espressione e per la freschezza dell'insieme; vi si nota un particolare, che si trova poi ripetuto in altre pitture nella chiesa stessa: il Bambino stringe nella manina una rondine.

Il Santuario di Santa Maria del Sasso
Il santuario della Madonna del Sasso è situato ad Ovest della frazione di San Martino, incastonato nella montagna serravallese, su uno scoglio roccioso che digrada verso il sottostante torrente Menotre. La sua denominazione deriva dalla statua in pietra raffigurante una Madonna ivi venerata, trafugata anni fa, o dalla roccia che gli fa da pavimento. Venne costruito nel sec. XIV, anche se gli studiosi non concordano sulla data esatta.Fino a cinquant'anni fa era custodito da un eremita, di nome fra' Giuseppe, che abitava in un appartamento di due stanze sovrapposte adiacente alla chiesa. L'eremo, oggi del tutto inagibile, conserva ancora nella parte inferiore una stretta monofora originaria. La chiesa presenta un portale in stile gotico formato da conci in pietra calcarea. È una struttura modesta, dai caratteri architettonici piuttosto semplici, che la fanno annoverare tra i santuari "minori", umili opere di maestranze locali. La popolazione vicina vi si recava in pellegrinaggio il giorno di Pasqua e le domeniche di maggio, fino agli anni cinquanta dello scorso secolo. Una volta entrati, di fianco al portale sul lato sinistro, si osservano due immagini di San Cristoforo, di varia grandezza, ed una di San Bernardino da Siena. Secondo una antichissima credenza popolare, colui che uscendo avesse guardato la figura di San Cristoforo, per quel giorno non sarebbe morto di morte improvvisa.

Abbazia di San Salvatore in Acquapagana
Fu fondata da San Romualdo ma l’edificio attuale risale al secolo XIII. È di matrice gotica, filtrato dalle tipologie umbre, per altro ritrovabili nel Cingolano. Sulla facciata a cuspide si apre un liscio rosone in pietra. Il portale a semiarco acuto era adorno di decorazioni delle quali resta una piccola rosa scolpita in uno degli stipiti. All'interno sono da notare due altari lapidei di linea gotica e diversi strati di affresco alle pareti. II presbiterio, rialzato di un gradino, è utilizzato come sacrestia. All'interno ha addossato l'organo di Antonio Fedeli su cantoria dipinta. L'altare della parete destra custodisce le reliquie del Beato Angelo di Acquapagana. Ha colonne poligonali, piccole e graziose, archetti leggermente acuti, trilobati e posanti su capitelli corinzi. Lo stile e le lettere della prima iscrizione richiamano al Trecento, a tempi vicini al penitente che nei paraggi condusse vita eremitica in una grotta. La seconda scritta dichiara che il vescovo Emilio Altieri (il futuro Clemente X) nel 1613 ricompose il corpo venerato e lo ripose in altare costruito con lo stesso materiale del precedente. Oltre ai tardi dipinti della cantoria, tra gli affreschi è riconoscibile la Madonna di Loreto di Camillo Angelucci di Mevale, datata 1572. In tutto il resto delle pareti si possono ammirare numerose tracce di figure tre e quattrocentesche, che sono state restaurate a seguito dei lavori effettuati dopo il sisma del 1997.

Ospizio dei pellegrini
Oltre ai castelli ricordati, il paese ha un altro cimelio di valore storico e artistico, il cosiddetto ospedaletto. L'edificio presenta una parte della facciata limitata da uno sperone di rinforzo in pietra, estremamente interessante che per i suoi caratteri sembra risalire al 1200-1300. Vi si notano una semplice porta in pietra a arco acuto ben conservata e i resti di un affresco assai malridotto, sbiadito dalle intemperie, ma soprattutto rovinato dagli uomini, scalpellato forse per fare aderire l’intonaco. Resta chiara la sinopia del dipinto, specialmente nella parte superiore e vi si distinguono la Vergine col Bambino e alla sua destra un santo o un angelo che regge tra le mani un libro. In alto un piccolo frammento di scritto in caratteri gotici. Tutto ciò fa di questo piccolo tratto di muro un angolo veramente delizioso. Il complesso delle case lì intorno e dell’ospizio più antico, costituiva un ricovero per pellegrini i cui beni furono annessi a quelli dell'ospedale di Camerino dal Cardinal Duranti il 17 ottobre 1549. Interessante un documento ritrovato nell'archivio comunale di Camerino, copia contemporanea di un breve di papa Paolo III, datata 13 dicembre 1548, a dire il vero scritta in modo improbo; in essa si prendono provvedimenti nei riguardi dell'ospizio, denominato di Santa Maria della Misericordia. È possibile leggere chiaramente anche il nome di papa Bonifacio VIII; forse l’edificio esisteva già al suo tempo. Ma queste non sono che congetture, fatte in base all'età della costruzione. Singolare è la “porta del morto”, ovvero la finestrella quadrata alla sinistra dell’ingresso principale, dalla quale venivano fatte uscire le bare con i corpi dei pellegrini che morivano nell’ospizio.


Enogastronomia, Ricette e Prodotti tipici
Tradizione Culinaria
Molte ricette in uso nel territorio serravallese derivano dalle usanze dei carbonai.
“La frugalità è la caratteristica essenziale del pasto del carbonaio: è fatto per consumarsi all’aperto, in tranquillità, seduti sopra un pezzo di legno, senza le comodità della casa. Un tempo il carbonaio doveva portare con sé le provviste per un periodo che poteva arrivare anche a 10/15 giorni. Al momento della partenza, egli riponeva con cura nel suo tascapane, dello scatolame pronto all’uso e protetto dal suo contenitore sigillato, qualche filone di pane, che induriva rapidamente e che, prima di essere consumato, andava bagnato ad una sorgente. Una parte di esso veniva usato per preparare l’acquacotta, un piatto di pane bagnato con acqua bollita nel paiolo. Il pane, così bagnato, veniva aromatizzato con aglio, mentuccia, nonché condito con olio e sale. L’altro, invece, veniva destinato alla preparazione di un piatto di panzanella, consistente in pane bagnato con acqua fredda e condito con olio, sale, aceto e pepe. Quando la permanenza in montagna si protraeva a lungo, il carbonaio portava con sé gli spaghetti, che coceva in un secchio di lamiera o nel paiolo. Erano questi gli spaghetti alla carbonara.”


Sport, Divertimento e Tempo libero
Sport e Tempo Libero
Centro sportivo “Della Valle”
Donata a seguito del sisma del settembre 1997 dall’imprenditore marchigiano Diego Della Valle alla cittadinanza serravallese, la struttura dispone di campo da calcetto, pallavolo, basket e ping pong. Vi si svolgono regolarmente partite dei vari campionati sportivi ed è utilizzato anche per spettacoli e cerimonie al coperto dall’Amministrazione comunale e dalla comunità locale.


Imipanti sportivi
In viale del Chienti è stata recentemente ristrutturata l’area degli impianti sportivi. Ospita un campo da calcetto ed uno da pallavolo con annessi spogliatoi e gradinate. Un altro campo da calcetto si trova in frazione Taverne, due campi da tennis sono siti a Serravalle di Chienti in via Roncalli e in frazione Cesi. In frazione di San Martino si trova un nuovo impianto sportivo polivalente.


Palestra di roccia
Sulle pendici del Monte Igno la Brigata Taurinense del Corpo degli Alpini ha individuato quella che viene definita una palestra di roccia. Si tratta di una parete che presenta asperità di diversa conformazione, adattissime alla preparazione degli scalatori. Il punto di partenza consigliato è dalla Frazione Gelagna Alta.


Eventi e Appuntamenti
Festa della Pasquetta
LUNEDI' 13 APRILE 2009

Cerimonia Religiosa con Processione al mattino

Bancarelle, Stand Gastronimici e Musica per tutta la giornata.


Da sapere

Numeri utili
LINK E CONTATTI
Foto Sede Ufficio Turistico
Ufficio Promozione Turistica
Sede in Via S.Lucia n. 13 -
62038 Serravalle di Chienti (MC)
Tel. 331 8682863 - Fax 0737 3430880 - info@prolocoserravalledichienti.net



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