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Informazioni generali
Il comune di Noto è, insieme ad altri 20, uno dei comuni della Provincia di Siracusa.
Abitanti: ha una popolazione di circa 23380 abitanti.
Altitudine: è situato a circa 152 metri sul livello del mare.
Comuni limitrofi: confina con i seguenti comuni: Avola, Canicattini Bagni, Ispica (RG), Modica (RG), Pachino, Palazzolo Acreide, Rosolini, Siracusa.
CAP: 96017
Prefisso: 0931
Codice fiscale: F943
Codice ISTAT: 89013
Nome degli abitanti: Netini)


Il Territorio
Noto
Noto insignita del prestigioso titolo UNESCO di "citta patrimonio dell'umanità" è la città dove il barocco siciliano è alla sua massima espressione.


La Storia
Città della Magna Grecia


Noto fa risalire le sue lontane origini alla civiltà del Castelluccio, quando i coloni greci non erano ancora arrivati in Sicilia e i numerosi superstiti dell'armata di Nicia e Demostene, battuti dagli arcieri siracusani nella battaglia dell'Axinaros, non avevano ancora trovato asilo da queste parti.
A pochi chilometri dalla città odierna, il villaggio del Castelluccio nella cosiddetta "Cava della Signora" porta le tracce dell'età del bronzo, primo periodo siculo. Sui fianchi di una vallata l'archeologo Paolo Orsi poté scoprire centinaia di tombe coi loro corredi ancora intatti. Nelle bacheche del Museo Archeologico di Siracusa si possono vedere i vasi dipinti e i lastroni di pietra in rilievo che chiudevano quelle tombe. La continuità della vita è raffigurata nelle linee del sesso maschile che completano il disegno dell'altro sesso.I ruderi d’Eloro e, ancora più a sud,la cittadella bizantina danno il quadro delle epoche che seguirono a quelle del Castelluccio e del Finocchito.
La vittoria dell’Axinaros, che rimonta al 413 avanti Cristo, testimoniata dalle citazioni di Tucidide e di Plutarco, è tuttora ricordata da una canzone popolare:
Arbiru carricatu ri trufei Si carricatu r'oru e arghientu assai. Vitti l'amanti mia 'mmenzu a tri dei Ci fici rivirenza e la lassai.
(Albero carico di trofei / carico di molto oro e d'argento / Vidi l'amante mia in mezzo a tre divinità / le feci riverenza e la salutai).
Le collane, gli anelli, i pendagli che sfoggia la signora ricordano all'innamorato l'albero carico di trofei portato in trionfo dagli arcieri di Siracusa. La donna amata appare come l'albero di quel lontanissimo settembre. Plutarco racconta che le armi dei vinti furono accatastate e appese ai rami degli alberi che vegetavano lungo le rive dell’ Axinaros dove si era conclusa la battaglia. Descrivendo la sconfitta degli Ateniesi, la loro stanchezza, la sete che li aveva tormentati durante la ritirata ("gettatisi nel fiume avevano bevuto acqua mescolata col fango e col sangue"), Tucidide annota (libro settimo delle Storie) che degli avvenimenti del popolo greco questo fu " il più glorioso per i vincitori, il più triste per i vinti".
Di un esercito di quarantamila guerrieri, settemila furono fatti prigionieri e internati nelle Latomie di Siracusa dove morirono di stenti. Degli altri, almeno trentamila evitarono la cattura spingendosi a piccoli gruppi nell'interno. Molti furono accolti nelle vicine masserie d’Eloro e della antica Noto, si mescolarono alla gente del luogo, entrarono nei nuclei familiari, divennero servi, artigiani, maestri di scuola. Sotto un cielo infiammato, pieno di grida e lamenti, avveniva l'apocalisse della massa dei guerrieri arrivati dalla Grecia per assediare e punire Siracusa, una spedizione che la Pizia non aveva suggerito, che l'oracolo di Delfi non aveva consigliato. Sarebbero stati costretti a trovare da soli, scampati alla morte e alla prigionia, le località della nuova patria. Avendo perduto le navi, non potendo tornare indietro, dovevano chiedere rifugio e soccorso ai nativi del posto dove era stata combattuta l'ultima battaglia. Il cronista dell'epoca, Tucidide, non ha lasciato scritto che si sarebbero fermati da queste parti, che in cambio dell'asilo avrebbero offerto il lavoro delle braccia e l'arguzia del loro ingegno.
Ma la recente scoperta di una necropoli del V secolo, durante i lavori di consolidamento delle fondazioni del monastero di santa Chiara, fornisce la testimonianza della loro residenza. La scoperta del soggiorno dei Greci in queste contrade convalida la storia a colonna detta «La Pizzuta", innalzata nei pressi del mare in memoria degli scampati di allora o di qualcuno di essi distintosi in modo particolare. Si può dedurre che i trentamila guerrieri di Nicia e Demostene, i rimasti indenni di una grande armata di quarantamila uomini, o almeno molti di furono accolti dalle comunità dove ora regna l'abitato della città moderna, diventarono ospiti di questi luoghi.
Fu importante centro di riferimento per le popolazioni che contrastavano l’espansione di Siracusa verso Pinterno dell’isola, Secondo Diodoro, il suo primo nome fu Neas; non sappiamo se dal greco noéas, cioè nuova o dal verbo noéo, che significa abitare, oppure da un antico nome dei suoi abitanti. Per i latini si chiamò Neetum, e successivamente Netum, Per la tradizione, a Neas pare sia nato, intorno al 488 a.C., Ducezio, leggendario re dei Siculi che nel V 5ec. a.C., difese la città dalle mire greche trasferendola dalle alture della mendola al monte Alveria.
Le storie delle antiche città sono state spesso falsate, nel tentativo d’elevarle.
Per la tradizione Dédalo dopo aver sorvolato il mare Ionio si fermò a Noto, e pure Ercole dopo aver portato a termine la settima fatica. Per finire nei campi d’Eloro, Cerere sostò cercando Proserpina, rapita da Plutone. Noto, ebbe certamente un periodo di sviluppo, durante il regno di Ierone II (III sec. a.C.): nella parte Est dell’Alveria, sono stati rinvenuti resti di un ginnasio, tracce di mura e alcuni heroa (luoghi di venerazione di defunti eroicizzati).
Con i romani fu “civitas foederata”, e s’oppose energicamente alle depredazioni di Caio Verre, pretore romano. Sicuramente abitata nel periodo paleocristiano e bizantino, la città fu conquistata nell’866 dagli Arabi, che ne fecero una ricca roccaforte, elevandola a capoluogo di una delle tre circoscrizioni (Val di Noto). L’avvento del dominio normanno segnò per la Sicilia la riunificazione alla civiltà occidentale, di cui fu fatto proprio l’assetto sociale fondato sul feudo.
Fra la nobiltà normanna di Noto i Landolina, i Cacciaguerra, i Cappello, e i Sortino, A cominciare dal sec. XII, fatta eccezione per ridotti periodi di dipendenza feudale, Noto fu città demaniale, dotata di un esteso territorio e di rilevante agiatezza economica; in questo contesto si sviluppa, soprattutto nei secoli XV e XVI, un intenso fermento intellettuale e la nascita di prestigiose personalità, quali l’umanista Giovanni Aurispa, il giurista Andrea Barbazio, l’architetto Matteo Carnelivari, il giurista Antonio Corsetto e numerosi altri.
Tra il secolo XVI e il XVII la città muta il suo impianto urbano medievale, con la sistemazione di alcune piazze, la costruzione di nuovi palazzi, e l’edificazione di chiese e conventi. Il terremoto del gennaio 1693 interrompe bruscamente il processo di crescita della città, distruggendo interamente l’abitato. Il terremoto del 1593 devastò Noto, alla distruzione della città, si sommò la devastazione dell’economia che faceva fulcro sulla produzione agricola (vigneti, oliveti, cereali, riso, cotone, canna da zucchero) e sulla presenza di un articolato tessuto artigianale. Dopo il disastro, la città visse lo spopolamento, l’epidemie, l’esodo di molti nuclei familiari.
Nello stesso anno della distruzione, Giuseppe Lanza duca di Camastra, Vicario generale per la ricostruzione della Val di Noto, stabilisce di ricostruire la città in sito diverso, risoluzione forse suggerita dal governo spagnolo, al fine di evitare le spese di ricostruzione della piazzaforte. A causa della decisa resistenza del clero, del popolo e di buona parte della nobiltà, solo nel 1702 il vecchio sito, sarà definitivamente abbandonato. Nel piano di ricostruzione intervengono diverse personalità: il gesuita Frà Angelo Italia, l’ingegnere militare olandese Carlos de Grunemberg, il matematico Giovanni Battista Landolina ‑Salonia e l’architetto militare Giuseppe Formenti.
La volontà d’abbandonare i modelli tradizionali del passato, d’aprirsi a nuove sperimentazioni, coinvolge tutte le forze trainanti della ricostruzione rappresentate non solo dagli aristocratici più illuminati e dal clero, ma anche da un insieme di tecnici di gran capacità. In tal senso il barocco romano e internazionale cui si collega l’architetto Rosario Gagliardi, seguito in parte dall’allievo Sinatra e in seguito dai fratelli Labisi, viene mediato e personalizzato dalle maestranze locali tra cui i fabbri murari, depositari di una civiltà edilizia che qui raggiunge la sua massima espressione nella decorazione plastica delle articolate volumetrie e nel dettaglio architettonico.
Il risultato finale è un urbano innovatore per l’apertura del suo impianto, che tuttavia esaspera le gerarchie di classe. Infatti, si leggono due precise città: una di forma rettangolare, strutturata su un unico asse portante in direzione est‑ovest, e due piazze (area venalis o del mercato e area majoris ecclesiae) che definiscono i luoghi del potere e delle istituzioni, trasformati in nodi monumentali; l’altra, sulla spianata alta del colle, con maglia a scacchiera e asse portante in direzione nord-sud, sede del popolo.
Al di là del piano urbanistico, è da tenere presente che la città attuale è il risultato dell’opera di numerosi architetti netini (Francesco Sortino, Antonio Di Mauro, Rosario Gagliardi, i fratelli Labisi, Vincenzo Sinatra, Antonio Mazza ed altri), capimastri, intagliatori e scalpellini, che durante tutto il XVIII secolo, realizzano quest’incredibile ambiente urbanistico. Nel loro immaginario la nuova città non può che essere depositaria delle antiche e nobili tradizioni dell’antica Noto dei “numerosi monumentali monasteri, le cinquanta superbe chiese, i palazzi nobiliari, le sei grandi fontane sorgenti nelle piazze principali, l’ampia cortina muraria, i poderosi castelli”.
L’arte barocca, delinea tutte le chiese di Noto, traccia numerosi edifici pubblici (Palazzo Ducezio - 1746), religiosi (casa dei Crociferi - 1750), Monastero del S. Salvatore (1706) e nobiliari, come ad esempio, i Palazzi Astuto, Modica, Sant’Alfano, S.Giacomo, Villadorata (1731). La seconda metà del secolo vede la ripresa economica e culturale, ma con la riforma amministrativa del 1817 Noto perde il ruolo di capoluogo a favore di Siracusa, e inizia un lento processo d’involuzione politico-economica. Il 16 maggio 1860, un gruppo di cittadini occupa il commissariato di polizia e Palazzo Ducezio (la sede del potere politico). La notte del 17 maggio, è innalzato sulla statua di Ercole, un tricolore che reca la scritta

Viva l’Italia e Vittorio Emanuele
Morte a chi tocca questo sacro vessillo

Il 18 maggio, è nominato un Comitato rivoluzionario che cancella la tassa sul macinato. Il 23 maggio, il Comitato rivoluzionario offre la cittadinanza a Garibaldi, che l’accetta, donando ai netini un tricolore, conservato attualmente fra i cimeli del Risorgimento. In giugno un gruppo di giovani netini si arruola nel Battaglione Bersaglieri del Faro, che parteciperà alle battaglie di Milazzo, Messina e del Volturno.Il 21 ottobre si svolge il Plebiscito per l’annessione al Piemonte.
Il 29 novembre Vittorio Emanuele nomina primo sindaco di Noto Corrado Di Lorenzo Borgia, marchese di Castelluccio. Sede vescovile dal 1844, la città, caratterizzata della massiccia presenza di conventi e monasteri, riceve gran danno dalla soppressione delle corporazioni religiose (1866), intimamente legate alla sua struttura economico-sociale. Il danno è ingente anche per il cospicuo patrimonio immobiliare abbandonato, nonostante il valore artistico. La dittatura fascista assume a Noto, modalità moderate e rassicuranti. La popolazione rimane abbastanza lontana dal dramma delle persecuzioni politiche e della privazione della libertà. Anche i primi anni di guerra risparmiano la Sicilia, dove la vita scorre segnata solo delle restrizioni annonarie.
Nel 1942 gli allarmi aerei diventano frequenti e i bombardamenti sfiorano la città. Nel luglio l943, la Sicilia è invasa dagli alleati e Noto è occupata dalle forze inglesi. Il 25 aprile (liberazione dal fascismo) inizia una nuova epoca storica, che ripristina le regole democratiche e afferma finalmente la civiltà del suffragio universale. Il 2giugno 1946 il Referendum istituzionale assegnò a Noto una netta maggioranza alla monarchia (9.279 voti favorevoli, 3.921 contrari) mentre le elezioni per il consiglio comunale, avevano registrato la vittoria di misura dei Partito Liberale.

Folklore, Cultura e Tradizioni
Infiorata
L'Infiorata di Via Nicolaci, è la manifestazione clou della primavera barocca. Un mosaico di fiori, colori e profumi che lascia con il fiato sospeso.Ogni anno la terza domenica di maggio è dedicata all'Infiorata di Noto.
La strada protagonista della manifestazione è la via Nicolaci, scenografia ideale per ospitare questo vivace tappeto floreale realizzato da bravissimi artisti, che di anno in anno propongono motivi e composizioni diverse prendendo spunto da elementi religiosi, mitologici e di cultura popolare.




Monumenti, Luoghi e Itinerari
In Breve
Alla scoperta delle meraviglie del Val di Noto

I proprietari sono disponibili ad organizzare per i propri ospiti degli itinerari in tutto il Val di Noto alla scoperta dei siti
dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità ( Noto, Modica, Ragusa Ibla, Scicli, Palazzolo Acreide, Militello Val di Catania,
Caltagirone, Siracusa, Catania), ricostruiti, dopo il sisma dell’11 gennaio 1963. Culla del Barocco il Val di Noto rappresenta una delle
mete più suggestive di un itinerario siciliano.

a portata di auto:

•A 45 minuti, SIRACUSA: museo POLO ORSI, il PARCO ARCHEOLOGICO, il centro storico di ORTIGIA, ecc...
•A 50 minuti, VILLA ROMANA DEL TELLARO.
•A 35 minuti, NOTO CITTA’ BAROCCA
•A 50 minuti, KAMARINA CITTA’GRECO-CARTAGINESE.
•A 30 minuti, RAGUSA IBLA,
•A 35 minuti, MODICA e SCICLI.
•A 20 minuti, NECROPOLI DI PANTALICA (ant.450 a.c.)
•A 10 minuti, PALAZZOLO ACREIDE CON IL PARCO ARCHEOLOGICO.
•A 10 minuti, IL PAESE MUSEO DI BUSCEMI sito di interesse culturale per il valore etno-antropologico

Enogastronomia, Ricette e Prodotti tipici

Sport, Divertimento e Tempo libero

Eventi e Appuntamenti

Da sapere

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 www.comune.noto.sr.it/ - Sito web Comune di Noto
 Noto - Sicilie.it - Tutto quello che c'è da vedere e da sapere su Noto
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