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Castelnuovo di Conza

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Mappa Castelnuovo di Conza

Informazioni generali
Il comune di Castelnuovo di Conza è, insieme ad altri 157, uno dei comuni della Provincia di Salerno.
Abitanti: ha una popolazione di circa 830 abitanti.
Comuni limitrofi: confina con i seguenti comuni: Caposele (AV), Conza della Campania (AV), Laviano, Pescopagano (PZ), Santomenna.
CAP: 84020
Prefisso: 0828
Codice fiscale: C235
Codice ISTAT: 65033
Nome degli abitanti: Castelnovesi


Il Territorio
la montagna che piacere
STEMMA
Castelnuovo di Conza
Centro Storico
Largo Croce
Castelnuovo
Redeta
Dati territoriali
Superficie: 14,00 Kmq
Latitudine: 40° 48' 55''
Longitudine: 15° 19' 12''
Altitudine m/l.m.: 650
Rischi territoriali: idrogeologico, incendio, nevicate e vento

NOTIZIE DI CARATTERE GENERALE:
OROGRAFIA, GEO-PEDOLOGIA, IDIGRAFIA, VINCOLI.
Il territorio di castelnuovo di Conza, in provincia di Salerno, confina (da Nord ad Ovest) con quelli di Conza della campania AV, Pescopagano PZ, Santomenna SA e laviano SA.
Dell'intera superficie territoriale, rappresentata da ettari 547, sono di proprietà comunale ettari 275, di cui ettari 120 circa sono coperti da soprassuoli boscati che occupano un'area ubicata a Sud-Ovest dell'abitato di castelnuovo di Conza.
Tale superficie boscata interessa una pendice che si sviluppa tra le quote altimetriche comprese tra i 300 e 600 m. s.l.m., con pendenza comprese tra il 15% e il 60%.
L'intero territorio occupa un'area compresa tra la quota minima di 290 m. (loc. Temete) e quella massima di 1050 m. s.l.m. (loc. Monte petrella), con morfologia tipicamente collinare. Sono presenti tutte le esposizioni con prevalenza di quella Sud-Ovest.
Tutto il territorio è stato classificato montano con la legge n. 991 del 25.07.1952.
Nell'ambito del territorio le rocce presenti vanno inquadrate secondo la seguente tipologia:
a) Detriti calcarei: si tratta di elementi calcarei a spigoli vivi dispersi in una matrice argillo.sabbiosa arrossate, incoerente, che costituiscono delle lenti di spessore limitato. Interessano il lato Nord-est dell'ambito dell'abitato, a Sud-Est e nord-est lungo il versante destro del fosso che fiancheggia il paese;
b) Argille varicolori: costituiscono l'elemento litologico tra i più diffusi, occupano l'area posta a nord del cimitero ed a Nord-Ovest dell'abitato. Si tratta di una massa fondamentalmente argillosa, di colore variabile, fortemente brecciata ed attraversata da numerosi piani di taglio, che olistoliti, anche di grandi dimensioni, di rocce carbonatiche;
c)Flysch arenaceo.calcareo: costituisce il rilievo di quota 661 posto a nord-Ovest dell'abitato e la zona di fondovalle posta a Sud-Ovest. I due affioramenti sono limitati. Si tratta di alternanze irregolari di strati calcarei ed arenacei con interstrati argillosi di esiguo spessore;
d) Rocce carbonatiche: si tratta degli stessi materiali che affiorano a laviano e costituiscono le parti sommitali del rilievo sia di Castelnuovo sia di quello circostanti il cimitero.
Si riconoscono due tipi litologici: rocce carbonatiche massive, compatte con stratificazione (H2) costituenti la parte inferiore dell'Unità di Monte marzano ed alternanaza di calcareniti e marme calcaree (B2) anch'esse molte compatte che costituiscono la parte superiore dell'Unità di "Monte Marzano".

Dal punto di vista idrografico il territorio è caratterizzato da modesti valloni e torrenti a regime stagionale, tributari del fiume Sele, vanno ricordati il torrente Temete, i valloni Canalone, Cupone, Difesa e aulecina.
L'intero territorio ricade nel bacino idrografico del fiume sele ed è soggetto a vincolo idrogeologico ai sensi della Legge n. 3267 del 23.11.1923, inoltre, tutti i terreni gravati da uso civico, categoria A, sono sottoposti a vincolo paesaggistico ai sensi della legge n. 1497 del 29.06.1939, per effetto della legge n.431 dell'8.08.1985.

VECCHIO PAESAGGIO

CASTELNUOVO DI CONZA

PRE SISMA Foto Pier Donato IANNUZZELLI



Castelnuovo pre sisma
PRE SISIMA
Piazza: venditore
PRE SISMA

Castelnuovo antico

Castelnuovo, "LA CAVA" Il vecchio ed unico campo, sportivo pre sisma

Vecchie foto:
Cartoline e foto conservate nelle
famiglie di Csatelnuovo




La Storia
Storia in breve di Castelnuovo di Conza
Croce cinquecentesca
Gonfalone
Largo Croce
Neve a Castelnuovo
MERCATO
Il Muscio
Terremoto 80
Castelnuovo di Conza
CAP : 84020
Altezza media: 650 metri
Abitanti: 1.155

Il paese è composto dal centro urbano e da una frazione rurale denominata “S.Ilarione” e sorge al limite con le province di Avellino e delle Lucania, sullo sperone roccioso di un colle dal quale domina l’alta valle del Sele. Il territorio è delimitato dal massiccio del Cervialto (1.809 metri) e dal Monte Eremita (1.579 metri), una zona dove si trovano le sorgenti del Sele.
Il toponimo indica chiaramente che si tratta di un borgo fortificato in seguito da un castello, con l’aggiunta di Conza per distinguerlo da altri centri col medesimo nome. Le sue origini sono medioevali, ma il ritrovamento di tombe e monete romane nella località chiamata “Cupone” lascia ritenere che sul territorio si trovasse in epoche molto più remote una guarnigione romana, postavi a difesa del passaggio obbligato attraverso la Sella di Conza. La storia di Castelnuovo ricalca fedelmente quella di tutti i centri abitati di quell’area, sempre contesa tra dominatori e feudatari.
Il sisma del 1980 ha purtroppo cancellato quasi del tutto il pittoresco borgo medioevale arroccato sul promontorio e il nuovo abitato è stato ricostruito in una zona distante. Del primitivo abitato restano le rovine e una cinquecentesca Croce in pietra.
La visita a Castelnuovo di Conza è in ogni caso una felice occasione per trascorrere un soggiorno in una delle più suggestive zone dell’Appennino Campano, dove la natura si presenta ancora del tutto incontaminata.


La Madonna della Petrara
La leggenda della Petrara e altre storie tramandate
A Castelnuovo sorgeva una chiesa madre di S. Maria della Petrara che si affiancava nelle funzioni parrocchiali alla chiesa di San Nicola incastellata nell’antico borgo, presumibilmente intorno al X secolo. Il nome di S. Maria della Petrara trae origine dalla località Petrara, estremità dell’antico borgo arroccato su un promontorio caratterizzato da caverne e grotte. Si narra che ad un Castelnovese apparve in questo luogo la Madonna, chiedendogli un pezzo di pane negatole da un abitante del limitrofo borgo di San Menna, da qui distante un paio di chilometri. Il buon uomo (o, a seconda delle versioni, una donna) si recò nella sua abitazione e preso dall'impastapane un pezzo di pasta lievitata lo offrì alla Madonna. Questa espresse il desiderio di essere collocata in chiesa edificata sul posto e murata con le spalle rivolte all'impietosa San Menna. La statua recaba in mano un pezzo di pane genuino prodotto della terra. Come affermava l’avvocato Enzo Di Ruggiero (appassionato di cose antiche), non saremo lontani da vero se interpretassimo l’apparizione della Madonna come di un monolito che costituiva l’entrata di una laura. Una "Madonna delle colture" alla quale si contrapponeva l’eremo di S. Menna. Come le chiese paleocristiane sorsero sulle rovine di templi pagani, così sulle antiche laure basiliane era infatti consuetudine edificare edicole e chiese campestri. Intorno alla chiesa di S. Maria della Petrara si andarono addensando abitazioni come già era avvenuto nei pressi del monastero benedettino di S. Menna dopo l’ XI secolo.

Un’altra tradizione tramandataci e tuttora viva nella memoria collettiva, ritiene, attribuendo ad un episodio di storia recente ciò che s’era verificato in tempi remoti, e cioè che Castelnuovo di Conza fosse sorto per l’abbandono di un antico insediamento posto nel Bosco più a valle a causa di una eccessiva presenza dei serpenti. In verità nella seconda metà del XV secolo gli abitanti di Torricella, una terra sita nel Bosco, si trasferirono in borghi vicini. Una parte di questi si insediò a Castelnuovo di Conza, che forse per l’incremento demografico e per mancanza di spazio, o per il cessato pericolo di aggressioni così frequenti dei secoli precedenti, edificò fuori della porta di “chiecole” dove già doveva esistere una realtà urbana consolidata intorno alla chiesa della Petrara. Nell’angolo sinistro appena dietro l’ingresso principale della chiesa, era infatti collocata distesa (fino a tempi recenti) la statua di S’Ilarione, monaco orientale, protettore dei terremoti, che evangelizzò le popolazioni dell’Egitto e del vicino Oriente. È possibile che gli abitanti della Torricella trasferitisi a Castelnuovo di Conza avessero quindi portato in paese le proprie tradizioni e i propri culti.

Nella Cronista Conzana scritta tra il 1673 e il 1688, monsignor G. Chiusano, di Sant'Angelo dei Lombardi, così si esprime sulla Torricella ai suoi tempi già diruta: "era una terra (...) posta nella difesola di Bon Inventre, che andava compresa con il feudo di Caposele, che vulgarmente si chiama La Torra nella quale vi si conoscono in atto i vestigi delle case, fontane et altro, che dicono che l’abitanti di detta terra quando abbandonarono detto luogo, parte rimasero nella terra di S. Menna, e parte nelle terre di Caposele e Teora".

(LE EPIGRAFI SONO DOCUMENTI STORICI CHE VANNO SALVAGUARDATI
LE EPIGRAFI HANNO VALORE DI FONTE STORICA)
CON QUESTO ARGOMENTO NON HANNO A CHE FARE, MA SUCCESSIVAMENTE CI SARA' UNA SPIEGAZIONE, OGNI PERSONA O AMMINISTRATORE DOVREBBE CONSERVARE E CUSTODIRE GELOSAMENTE QUESTE EPIGRAFE, TRALASCIATE E DIMENTICATE QUASI DA TUTTI.
SONO LE FONTI SCRITTE DEL NOSTRO PASSATO.

IL MUSCIO, CHE CON LE SUE CAPRE CONOSCEVA OGNI PUNTO DELLA ZONA DELLA MADONNA DELLA PETRARA.
NESSUNO PIU' SI SOGNA DI ESPLORARE QUELLA ZONA, ORMAI SCONOSCIUTA A GRAN PARTE DI NOI.

ENZO DI RUGGIERO - Relazione prof. W. Johannowskj
Grotta
GROTTA
centro storico
chiesa
centro storico
centro
cimitero
Castello
scorcio
Terremoto
Nel gennaio 1984 il prof. W. Johannowskj, allora sopraintendente per BN. AV. SA,, su nostra espressa richiesta, una ricognizione sul territorio di Castelnuovo di Conza, contrada “S.Ilarione”.
Il risultato fù più che soddisfacente (si rinvennero reperti di superficie datati IV sec. A.C.) ed il prof. W. Johannowskj promise un saggio di scavi in loco.
Passarono due anni, durante i quali i finanziamenti richiesti, su perizia del Soprintendente, con delibera del Comune di Castelnuovo di Conza, non furono erogati.
Nei primi mesi del 1986, il Soprintendete, nonostante il mancato finanziamento mantenne la promessa fatta e praticò un saggio di scavo in Contrada “S.Ilarione”.
Vennero alla luce mura ciclopiche ed innumerevoli tegole frantumate raccolte su un piano stratigrafico che, in alcuni punti, presentava terreno bruciato.
AItro scavo fu intrapreso, sempre sul territorio di Castelnuovo di Conza, in contrada "Cupone"; dove, da anni. il dott. Gennaro Venutolo Campiglio andava raccogliendo tracce ceramiche di superficie.
Ancora una volta i finanziamenti richiesti, ad integrazione dei precedenti, (per un totale di circa L. 170.000.000) data I'imponanza e l'estensione dello scavo ad altro sito, rimasero inevasi.
Attualmente, per interessamento personale dell'onorevole Ciriaco De Mita, prontamente intervenuto, su nostra sollecitazione, presso il Ministero competente. la sofferta vicenda culturale castelnovese sembra risolversi promettendo buoni risultati.
Intanto la sede di Castelnuovo di Conza dell'Archeoclub di Italia, Civiltà Alto Temete, opportunamente sensibilizzata, non ha ritenuto di attendere ulteriormente gli eventi ed ha chiesto ed ottenuto un campo di ricerca per l'estate 1988.
Dopo questo breve ma, riteniamo, utile preambolo, affrontiamo. nel merito, il tema che ci siamo proposto:
"Un'ipotesi di ricostruzione storica".
Le ricognizioni del prof. W. Johannowskj alla contrada S. Ilarione c'indusse ad includere in una nostra breve opera, un quadro storico, ab origine, di quel territorio che si estende a cavallo del "Vardo del Temete" e precisamente nell’alte valle del fiume dal quale lo stesso varco prende nome (Enzo di Ruggiero, Conza Romana ed il varco del Temete).
Al Convegno, tenutosi a Castelnuovo di Conza jl 12.07.1986, ipotizzammo una ricostruzione storica dell’insediamento pre-romana di S. Ilarione.
In questa sede, pur riportandoci a quanto illustrato negli scritti citati abbiamo ritenuto opportuno rielaborare un quadro storico che tenga conto dell’ intervento del prof. W. Johannowskj al Convegno sopra ricordato.
Le strutture, emerse dagli scavi effettuati sul territorio di Castelnuovo di Conza (S. Ilarone e "Cupone"), probabilmente appartengono ad un insediamento paganico, il pagus era un'unità territoriale costituita da vici ossia da un insieme di fattore sparse sorto ai bordi di un antico tratturo che noi Identificheremo nella "Solofrana", antica via che correva da ovest ad est, tra le "Cesine" ed il paese di Castelnuovo di Conza.
Non e da escludere che uno o più oppidi (centri fortificati) completassero la configurazione di quest’insediamento.
Non abbiamo, a tutt'oggi, la datazione precisa della distruzione.
Possiamo però collocarla in un arco temporale che va dal 296 a.C. alla conquista di Conza nel 215 a.C.
Nel 296 a.C,, durante la campagna in cui Q. FabIo Massimo e P. Decio Mure, conquistarono Morgantia, Romulea e Ferentino; furono occupati quarantacinque oppidi irpini, lasciando dappertutto i segni della più tremenda ferocia. (Livio, X.I 1,12.15,17,2,40).
In occasione della guerra contro Pirro, durante la battaglia di Ausculum, secondo Dionigi di Alicarnasso, i Sanniti avrebbero costituito l’ala sinistra dell'esercito e fornito buona parte della cavalleria.
Dopo la partenza di Pirro dall'ltalia, i Romani, con la stessa metodicità impiegata nelle fasi conclusive della terza guerra sannita, annientarono le tribù sannitiche.
Il 215 a.C., con la riconquista di due piccoli. oscuri villaggi. Vescellium (Vercellium) e Sicilinum da parte del pretore peregrinus M. Valerio Levino e l’anno successivo, durante il consolato di Marcello e Fabio con la ripresa della irpina Compsa. dello sconosciuto oppidum Orbtanium e di una città di nome Fugifulae (le ultime due possono essere state lucane più che sannite), si chiude. a nostro modesto avviso, il periodo in cui le distruzioni operate dai Romani possono averci conservato le vestigia sannite sul nostro territorio.
L'alta datazione della ceramica rinvenuta (IV, III sec.C.) esclude I'ipotesi dell'evento catastrofico in relazione all 'occupazione di Conza da parte di Silla nel I sec. A.C.
Chi erano gli abitanti che vissero in queste strutture?
Potremmo identificarli nei Dirini, tribù stanziatasi nell'alta valle dell’'Ofanto (i Dhyrini) o nei Compsani.
La radice Dhir è osca.
Ciò comporta è una riflessione etnologica.
Secondo gli studiosi moderni gli Opici, di origine transadriatica, occuparono il territorio stiamo prendendo in esame espandendosi a raggiera in direzione est-ovest.
Essi si attestarono su uno strato siculo, (genti appenniniche della tarda età dei bronzo).
Abbiamo, d’ altro canto, relitti liguistici, iscrizioni isolate risalenti al VI-V sec. a. C., a Rimini e a Novilara sul versante adriatico, a Vico Equense e a Nocera in Campania, che ci rivelano tradizioni scrittorie peculiari, di cui si vanno seguendo gli sviluppi.
Successivamente i SabeIli, nelle loro migrazioni dal nord verso il sud si affiancarono e sovrapposero gli Opici "oscizzandoli".
Gli Osci s’ ibridarono, a loro volta, con i sopraggiunti Irpini (cfr G Devoto in Enciclopedia italianaTreccani. s. v. Oschi).
Secondo la relazione tenuta dal prof. w. Johannowskj al Convegno di Castelnuovo di Conza del 12.7.1986, nel Vll-VI e V sec. a.C , abbiamo tracce archeologiche della facies culturale cosiddetta di Cairano-Oliveto Citra.
A Conza, infatti, si sono scavate tombe del VII. VI, V sec. a.C.
Nel VI sec, a.C.. si rivela una reatà, di quella che sarà la Lucania, diversa da quella sannita. una società molto più articolata; nel V - VI sec a C, inoltre, per l’Alta Valle del Sele si riscontra un accentuate influsso sannita mentre per la Lucani vi sono chiari segni di legami con i Campani.
Si ha una continuità della facies Oliveto Citra - Cairano sino al 280 a C.
Non abbiamo tracce sannitiche ed ignoriamo il confine tra i Sanniti ed i Lucani. Insediamenti Romani si avvicendano sul territorio degli Opici.
Nella seconda metà del V sec. a.C. tribù Sannitiche penetrano in quella che poi sarà chiamata la Lucania.
L'esposizione del prof. W. Johannowskj porta alle seguenti considerazioni.
Ad una frequentazione opicia che perdurerà sino al 280 a.C., su una direttrice est - ovest, nella media ed Alta Valle delI’Ofanto, subentra una presenza romana non intermediata da insediamenti sanniti.
La data "dies post quem non", ci riporta ai deleteri effetti dalla quarta guerra sannitica (guerra di Pirro) sulle popolazioni locali.
Inoltre dobbiamo ritenere che, sino a questa data (280 a.C ) gli Opici coesistevano con i misteriosi abitanti degli insediamenti di “S. Ilarione” e “Cupone”.
Nella seconda meta del V sec. a,C. le tribù sannitiche penetrarono in quella che poi sarà chiamata Lucania.
Ma noi non conosciamo ancora i suoi confini settentrionali, quindi, e qui l’importanza degli scavi di Castelnuovo di Conza, dobbiamo ritenere che questi misteriosi abitanti non siano poi tanto misteriosi e si possano identificare con i Dirini della "Historia Naturalis" di Plinio.
Su quali iinsediamenti o strato etnico precedente si immisero gli eli Irpini (Dirini)?
Ipotizziamo, lo scavo potrebbe verificarlo, che questo strato sia quello appenninico.
Dal’altro canto sulla stessa direttrice nord- sud. in località Montenuovo, vicino Castelgrande, sono in corso scavi della Soprintendenza di Potenza che riesumano queste culture protoitaliche.
"Tratto dalla rivista LA TORRICELLA"

EOS D'Irpinia - LE EPIGRAFI
CHIESA
Piazza
PIAZZA
LE EPIGRAFI SONO DOCUMENTI STORICI CHE VANNO SALVAGUARDATI
LE EPIGRAFI HANNO VALORE DI FONTE STORICA
Gli uomini di quel tempo, evidentemente, avevano ben presente l’insegnamento degli Antichi (i Greci e i Romani), che alle pietre coi loro caratteri incisi pensavano come a un vero e proprio archivio di dati, l’epigrafia consideravano come strettamente legata alla storiografia. Non per niente gli antichi, greci e latini, tutti più o meno si valgono qua e là di iscrizioni.
Qualche annotazione per dire dell’importanza che i Greci e i Romani attribuivano alle epigrafi come fonte storica.
Tutti gli atti pubblici i Romani li incidevano in lapidi, e collocavano in uno o più luoghi della città: le deliberazioni del senato, i decreti dei magistrati, gli editi imperiali e ogni altro documento ufficiale. Spesso il documento veniva esposto al pubblico scritto su pietra, mentre l’originale,scritto su materiale leggero e deperibile, era custodito in archivio. L’iscrizione collocata nei luoghi pubblici della città offriva diverse possibilità a chi deteneva il potere per rendere noto il proprio operato, per diffondere e far conoscere le linee della politica, le deliberazioni assunte, le opere pubbliche realizzate, o per propagandare le proprie imprese, le res gestae. Insomma, nel mondo antico larga parte delle informazioni, della funzione comunicativa pubblica era affidata alla scrittura esposta al’aperto, sotto gli occhi di tutti,com’era appunto l’iscrizione, sia essa pubblica o privata, politica o celebrativa, pubblicitaria, o sacra o funeraria ecc. Le scritte erano dappertutto, oltre che incise, anche graffite, dipinte ecc. Proprio per questo la civiltà greco-romana è stata giustamente definita una civiltà epigrafica. E Cicerone (pro mione, 73) ha potuto definire una “memoria pubblica” la raccolta sistematica degli atti pubblici, e la loro collocazione nei luoghi deputati della città.
PERTANTO OGNUNO ISCRIZIONE VA CUSTODITA E CONSERVATA GELOSAMENTE.


Folklore, Cultura e Tradizioni
TERMINI DI CASTELNUOVO DI CONZA
PAESAGGIO
scorcio
chiesa
Piazza Emigranti
Laghetto
Cipolle
Cipolle
Cupone
lu quartar' = recipiente in legno (specificare il tipo di legno e la tecnica) che serviva a portare il pranzo in campagna ai contadini, veniva portato sul capo dalle donne;
lu canistr' = cesta in vimini utilizzata tra l'altro per portare il pranzo in occasione di lutto ai parenti del defunto, tradizione che da questa prende il nome: lu canistr'; per avvenimenti pi¨ gioiosi era utilizzato per trasportare il corredo della futura sposa dalla casa paterna alla propria;
la spara = sorta di cuscinetto ottenuto avvolgendo un panno vecchio e che serviva ad ammortizzare i pesi che si portavano sul capo;
lu mezzett' = unità di misura e strumento per la pesa del grano corrispondente a circa 22 kg;
la spasa = grosso piatto dal quale si mangiava in pi¨ di una persona contemporaneamente
lu cicen' = contenitore in terracotta utilizzato esclusivamente per l'acqua;
la stateia = una sorta di bilancia in ferro che serviva a pesare il grano sull'aia dopo la trebbiatura;
lu mazz'catur' = attrezzo costituito da due pezzi di legno tenute insieme da un laccio di cuoio, utilizzato per battere le spighe di grano;
li cannidd' = sorta di guanto ricavato con delle canne verdi, che serviva per proteggere la mano sinistra con la quale si teneva lu ierm'te;
le manuedd' = fascia di cuoio per proteggere l'avambraccio;
lu ierm'te = piccolo fascio di spighe corrispondente alla quantità massima che il braccio del mietitore poteva contenere;
la gregna = fascio di grano corrispondente a circa 10 ierm'te, che veniva trasportato fino all'aia e ammucchiato per formare lu pignon';
lu pignon' = struttura composta da tante gregne con la tipica forma a tetto per esigenza di stabilità e per far scorrere l'acqua di eventuali piogge;
la faucia = falce per mietere.
lu postatur' = sorta di mortaio in legno.
lu c'rnicchie = attrezzo in legno e ferro utilizzato per cernere il grano.
la seta = attrezzo in legno e ferro utilizzato per cernere la farina.
lu callarul' = pentola in rame che appesa ad una catena sul fuoco, serviva per cucinare.
lu varril' = recipiente in legno che serviva ad attingere e trasportare acqua alla fontana.
la navit'zka = culla in legno di dimensione e forma adatta ad essere portata sul capo dalle donne anche quando andavano a lavorare nei campi.
la fusina = recipiente in argilla per la conservazione di prodotti sott'aceto, sott'olio, sotto sugna.
la pignata = contenitore in argilla adatto alla cottura vicino al fuoco.
lu pignatieddh' = pentolino in argilla o di metallo.
lu macinieddh' = macinino da caffè o da pepe.
lu tien' vacil = supporto in metallo per il bacile e la brocca.
lu vacil = bacile.
lu porte lum = porta lume ad olio.
lu fierr' da stir' = ferro da stiro a carbone.
la guandiera = vassoio.
scann'tieddh' = sgabello.

(Architetto Francesco CUSTODE e Onidia CIRIELLO)

Leggende, racconti

"La ignara e lu pummnar"

Sono queste figure dotate di poteri paranormali che terrorizzano intere famiglie con incomprensibili dispetti e cattiverie. I più anziani raccontano che di notte la ignara e lu pummnar si divertivano ad intrecciare il pelo degli animali, creando disagio non solo alle bestie ma soprattutto ai pastori che comprendevano in questo modo di essere diventati oggetto delle attenzioni di questi individui che potevano pertanto colpirli con ben altre disgrazie...

"Sant Vastian"
I contadini locali sono particolarmente attenti a ricordare il giorno della settimana in cui ricorre San Sebastiano. Tale giorno va ricordato per tutto l’anno ed è caratterizzato dal fatto che mai i grandi lavori (vendemmia, mietitura del grano, uccisione del maiale e quant’altro) devono avere luogo in tale circostanza. Una banale dimenticanza sarà certamente causa di prodotti andati a male o raccolti inspiegabilmente scarsi determinando in tal modo una forte riduzione delle scorte per l’inverno...

"La Civetta" il canto della civetta preannuncia un malaugurato evento che si manifesterà all’interno di una delle famiglie che lo ha udito...

"Lu can’" il pianto del cane è presagio di sventura. Si ritiene infatti che la sensibilità di tale animale sia a tal punto spiccata da consentirgli di poter in qualche modo percepire in anticipo sventure di ogni sorta. Così pare che molte persone del luogo che hanno vissuto la triste esperienza del terremoto del 23 novembre 1980 ricordino ancora oggi l’irrequietezza che per l’intera giornata aveva accompagnato molti cani del paese...

L’invidia a Castelnuovo di Conza non si manifesta solo a parole...esistono, infatti, persone in grado di procurare gravi disagi, riscontrabili soprattutto in gran mal di testa, per il solo fatto di rivolgere il loro sguardo malefico verso una fortuna altrui. Esistono d’altro canto gli "antidoti", ossia persone dotate di altrettanti poteri, ma questa volta finalizzati al bene, che con una serie di filastrocche e preghiere segrete (tramandate solo a tre persone della stessa famiglia) sono in grado di far sparire il malocchio...a suon di sbadigli

OGNUGNO DI NOI DOVREBBE AVERE, SOLO PER

ONORARE I NOSTRI AVI, UNA TRECCIA DI CIPOLLE,

INSERTA DI AGLIO E PEPERONCINO ECC..
DAVANTI LA PORTA.

NON CI CREDIAMO, MA FACENDOLO DORMIAMO TRANQUILLI ....................................



FRANCO ARMINIO
Piazza Umberto I°
Piazza Umberti I°
MULINI
MULINO
FONTANA
tramonto
PIAZZA
Ai tempi del terremoto li citavano sempre insieme: Laviano, Santomenna, Castelnuovo di Conza. Furono i paesi della provincia di Salerno più colpiti. Li ho visti in forma di macerie e adesso li rivedo completamente ricostruiti.Non sono qui per denunciare scandali, per catturare storie. Sono qui per stare all’aria aperta, perché al mio paese posso solo scrivere, perché nelle città non mi piace andare, perché quando c’è il sole è meglio andare in un paese che leggere un libro. E poi mi piace vedere tre paesi uno dopo l’altro, vedi le differenze: li infili come le perle di un rosario, scruti le mutazioni cromatiche e di postura, osservi la filigrana che è diversa per ognuno sotto la stessa carta stropicciata dell’epoca. Oggi mi sento come una massaia che raccoglie le erbe, un piccolo erbario di gesti: uno che getta un fazzoletto di carta dalla macchina, un uomo che mette il telefonino in mano a sua figlia che non avrà nemmeno due anni, uno che guarda le montagne e si mette le mani nei capelli.Questi sono paesi di collina con la montagna addosso e la valle ai piedi, qui c’è tanto paesaggio: boscoso, brullo, spigoloso, rotondo, dimesso, luminoso, oscuro, un paesaggio sprecato come deve sempre essere il paesaggio. Qui non è stato ancora messo in produzione, non ci sono cartelli turistici, non ci sono aziende agrituristiche.Dico subito la cosa che mi ha colpito di più: il canto degli uccelli, era da tanto che non sentivo tanti uccelli stando in un paese. E un’altra cosa che ho sentito sono stati i galli, tutto il tempo che sono stato a Laviano ho sentito tanti galli.Tre piccoli luoghi fatti di case nuove, con la gente che abita alla periferia. Immaginate una tovaglia, è come se tutto fosse apparecchiato nei lembi, il centro è vuoto.Forse è stato proprio questo vuoto del centro che mi ha avviato alle prime considerazioni paesologiche, ma qui a Castelnuovo è veramente clamoroso. Sto in piazza Umberto I, una piazza senza insegne e senza abitanti. Sarebbe bello stare in questa piazza con una donna, prendere insieme questo silenzio e questo sole. Io trovo questi posti estremamente romantici, credo che non ci siano luoghi migliori per amarsi. Salgo un po’ più su. Qualcuno ha sfondato le porte delle case vuote. Non riesco a crederci che in un posto così bello non ci siano abitanti. Ho visto situazioni simili tante volte, ma qui è davvero stupefacente. Penso che gli amministratori della Regione debbano una volta per sempre porre mano al problema dello squilibrio abitativo tra queste zone e quelle costiere. Non è possibile andare avanti così, con il forno della desolazione contrapposto a quello della calca. Nessun politico campano può illudersi di apparire illuminato se non pone rimedio a questo criminale uso del territorio. Vedo case ricostruite pure con un certo gusto, i colori degli infissi e degli intonaci ben curati, un lavoro ben fatto, ma il risultato è che la gente si è messa dove il paese è meno ripido e hanno fatto uno stadio in cui ci può stare il doppio della popolazione e stanno costruendo una chiesa che sembra una torta nuziale. Tutti vogliono la casa lontano dai vicoli, dove passa la strada, dove non ci sono vie anginose, dove non ci sono scale, dove il paese è slogato, sciolto e non ci sono altre case vicine. Il tetto come teca cranica, questo è il neuroabitare, dove ogni casa è un mondo. Due curve tra cespugli, peri selvatici, ulivi, e sono a Santomenna. Qui la ricostruzione sembra sia stata realizzata da un’altra mano, il tessuto urbano è più compatto, ma il vuoto regna sovrano. Veloce osservazione del paese da sotto, dal filo della strada dove faccio in tempo a notare che uno che sta qui, ma ha vissuto molti anni in Argentina, è più tonico di un paio di giovanotti che contemplano la loro noia. Vado a Laviano. Qui vari stili architettonici: Austria, condominio turco, Guatemala. Ma oggi il sole mi aiuta a non disperarmi, è la prima volta che guardo questo paese con il sole e questo mi fa ammirare la bellezza del paesaggio, la bellezza del paesaggio assorbe la bruttezza del paese, la riduce. C’è tanta montagna. Alle spalle c’è la Lucania e forse sarebbe stato meglio se questi paesi fossero in Lucania, la Campania non è una Regione e non a caso nel quarantasei ne volevano fare due. Nessuno quando va al Nord dice che è campano. Fino a un certo punto si dice che si è di Napoli, poi non si sa bene che dire. Ognuno fa quello che deve fare. Quelli che passano in macchina hanno regolarmente una sigaretta in bocca. Più che di residenti io parlerei di rimanenti. Paesi di emigrazione. Si parla di tutto quando si parla della recente storia italiana, ma si parla assai poco di emigrazione. In certi paesi è l’unica cosa che è avvenuta, andare via era l’unico modo di mettersi in regola con la storia. Se ne andavano trecento persone all’anno, un vero e proprio esodo a cui non ha mai fatto seguito un controesodo. Adesso arriva d’estate un po’ di gente, si viene a consumare il rito del ritorno, si viene per l’aria buona, il buon mangiare, ma sembra che nessuno creda in questi luoghi, come se essere in pochi fosse una cosa di cui vergognarsi, una certificazione di fallimento. Io mi ostino a fare questi giri, mi ostino a cercare qualche linfa per una vita nuova in chi passa il tempo andando ai funerali degli altri in attesa del proprio.Riflessioni sparse. Un paese con una forma anche se è svuotato ti dà sempre un qualche ristoro. Questi tre sono vuoti e non hanno nulla di antico, in fondo sono stati costruiti negli ultimi vent’anni, si sente che le pietre, gli intonaci, gli infissi non sono stati tanto tempo sotto il sole o le intemperie, insomma un paese assai più giovane dei suoi abitanti è una cosa strana. Un paese giovane e vuoto è diverso da un paese antico e vuoto. Davanti al bar un gruppo di giovani parlano della Ferrari. Non ci penso neppure di chiedere loro qualcosa. Chiedo informazione ai vecchi. Se parli con i vecchi sembra che stai facendo un favore. Se parli coi giovani sembra che sono loro a farti un favore. Un anziano di una settantina d’anni mi dice che qui molti fanno i braccianti, si mettono nei pullman alle tre del mattino e vanno a lavorare nella piana del Sele. Nella mappa della flessibilità ci sono anche queste persone non ci sono solo i ragazzi dei telefoni e degli altri mestieri senza corpo. Non ho visto un cane, una pecora, una vacca. Continuo a sentire solo uccelli e canti di galli in lontananza, non sono a Laviano, sono nel sabato del villaggio leopardiano, ma è un sabato senza donzellette. Tre paesi neppure una donna. Ma preferisco la tristezza di essere qui alla tristezza di essere altrove. Stamattina possono bastare il sole e il fragile tesoro degli uccelli e dei galli che cantano. Il resto è silenzio e non mi va di romperlo neppure con una domanda. Oggi sento che la parola è infetta, poso sul paese solo qualche sguardo e vado via dopo aver provveduto al rifornimento come se fossi un ciclista solitario che pedala e pedala senza alcun traguardo. Con due euro panino e grande bottiglia d’acqua minerale, due euro da consumare al sole, costa poco stare in piedi, con due euro qui puoi stare in piedi un’intera giornata.Torno a Santomenna. Vedo un uomo sulla cinquantina che dorme nella sua macchina. Nascono da questa visione i versi che butto giù appena torno a casa.






SANTA MARIA DELLA PETRARA - "LU CHIANIEDD" - DI ELIO VENUTOLO
lA STATUA
Figurina
Gesù morto
Portale
Gruppo
Foto
Foto
La neve un tempo
In questa sede voglio trattare di un argomento che sta molto a cuore al popolo castelnovese, e specialmente ai più anziani. Ciò che seguirà non sarà un comune testo informativo, ma una vera e propria dissertazione che partirà da dei dati e ci porterà a delle deduzioni di fatti e spiegazioni, per fare un pò di luce, se sarà possibile, una volta per tutte sulla figura della Madonna della Petrara.
1) La leggenda
E' d'uopo scrivere l'articolo dando prima spazio alla tradizione narrando in versione integrale la leggenda della Madonna della Petrara, senza omettere nessun dettaglio.
In tempi remotissimi, che né la memoria né la storia possono ricordare, una donna vagava in compagnia di un bimbo, suo figlio, ed incontrò una contadina che sopraggiungeva con un asino. Essa era di Santomenna e la viandante le chiese: "M'vuoij ' da nu poc' d'farina p' fa nu p'zziddh' a 'sta bardascella?", ma la contadina le rifiutò quanto richiesto, perché se le avesse dato della farina del suo sacco sua suocera l'avrebbe severamente rimproverata, e così proseguì lungo il suo cammino. Di lì a poco sopraggiunse un'altra contadina che però era di Castelnuovo e la viandante col bambino le fece la stessa richiesta fatta poco prima alla contadina sanmennese, ma stavolta la farina non le fu rifiutata. Dopo molto tempo la contadina sanmennese incontrando quella castelnovese le chiese come mai non andasse più al mulino a macinare e la compagna rispose: '"Na cr'stiana cu nu criatur' m'avia c'rcat' nupuin' d'farina p' 'mbastà nu 'p'zziddh' a lu criatur' ca t'nia fam', da tann' a mò la farina inda lu sacc' nun è maij ' 'cchiù f'nuta". Ma appena rivelato il segreto la farina nel sacco ricominciò a terminare ed allora si comprese che la viandante incontrata tempo prima era la Madonna con il Bambino. Una notte alcune persone sognarono una bella donna la quale disse che dovevano recarsi presso la grotta della Petrara ed una volta lì avrebbero trovato qualcosa da portare in Chiesa. Al mattino alcune persone si recarono presso la grotta e lì trovarono in una nicchia una statua di pietra di una Madonna con braccio un bambino. Osservando la statua la identificarono con la viandante, ma al momento di trasportare la statua in Chiesa le persone presenti che erano alcune di Castelnuovo ed altre di Santomenna cominciarono a litigare su chi dovesse impadronirsi della statua. Alla fine si decise che la statua dovesse essere posta in una chiesa a Castelnuovo perché la grotta era nel nostro territorio però doveva avere il volto rivolto a Santomenna. Messisi d'accordo e trasportata in Chiesa la statua, così fecero però accadde un fatto strano:quando i popolani andarono in Chiesa il giorno successivo non ritrovarono più la statua e la cercarono in lungo ed in largo per poi ritrovarla nella grotta, allora la riportarono in Chiesa e la posizionarono allo stesso modo con le spalle rivolte a Castelnuovo. Una notte, però, la Madonna apparve in sogno ad un popolano e gli disse che voleva essere posta con le spalle a Santomenna ed il volto rivolto a Castelnuovo. Da allora rimase in quella posizione (intorno alla quale i castelnovesi costruirono una nicchia) fino al 23/11/1980.
2)Deduzioni e simbologia:
Dai fatti narrati ora dobbiamo trarre le nostre conclusioni.
La Madonna come abbiamo letto e come tutti sappiamo era immortalata in una statua. Questa statua era caratterizzata dalla figura principale della Madonna, seduta su di un trono costruito dalla comunità castelnovese dopo il ritrovamento, ed una figura secondaria che era "la bardascella". La statua era di pietra, di piccole dimensioni rispetto ad altre rappresentazioni di statue ad essa simili. Originariamente doveva essere la statua di una dea, una Era eilitìa per la precisione, ovvero una statua in pietra di una dea Greca molto importante, signora dell'Olimpo e protettrice del matrimonio. Infatti, non è un primato della religione cristiana realizzare una eìdolon (dal greco che significa effige,immagine) con le fattezze della divinità anche se in verità la rappresentazione iconografica delle divinità in età paleocristiana non era diffusa perché Dio era considerato puro spirito e non poteva essere rappresentato con delle immagini che erano legate alla materia che a sua volta era connessa all'uomo e più in generale al peccato. Già gli egiziani 4000 anni fa rappresentarono una figura simile alla Madonna della Petrara: la dea Hathor, "la grande vacca", che allatta Horus tenendolo in braccio. Poi si osserva la mano protesa in avanti nel cui palmo è posto "lu cr'scend'", parola traducibile in italiano con il gerundio "crescendo", cioè "che cresce" che indica una azione in svolgimento. Questo elemento è stato identificato con il lievito, oppure potrebbe essere inteso più correttamente come la pasta per fare il pane. La mano della statua era protesa in avanti nell'atto di donare quell'oggetto al fedele e simbolicamente possiamo assumere questo gesto come il dono della grazia e proprio la figura del lievito, ingrediente fondamentale per far crescere la pasta può essere visto come segno di crescita spirituale, nel senso che la grazia ricevuta fa crescere la fede nell'uomo. Ma a qual fine è stata concessa questa graziai Considerando che si tratta di una "Madonna delle colture", assimilabile ad una Cerere latina od una Demetra greca, entrambe dee dell'agricoltura e della fertilità della terra, si invocava la Madonna evidentemente per la buona riuscita dei raccolti, l'abbondanza, per evitare la moria del bestiame ecc., tutte richieste quindi connesse alle necessità del mondo contadino. Probabilmente essa venne portata in questo territorio da dei monaci brasiliani, ordine monastico fondato da San Basilio in oriente nelle terre possedute dall'impero bizantino.Questi monaci brasiliani costruivano le proprie strutture templari sui templi pagani,oppure installavano delle "laure" presso grotte e luoghi immersi nella natura impervia, od ancora essi costruivano delle chiesette campestri sperdute nella campagna e per le montagne. Questi monaci si diffusero anche in Sicilia ed in Italia meridionale evangelizzando queste terre.
Prove della loro presenza ci sono anche a Castelnuovo: Sant’Ilarione, evangelizzatore dell'Egitto e protettore dai terremoti (...ma guarda nu poc' che coincidenza...), ha dato nome ad una località di Castelnuovo ed era guardacaso un monaco basiliano. Quindi dei monaci brasiliani arrivarono anche a Castelnuovo portando con se la statua trovata chissà dove (in Grecia od Armenia?) e vennero qui in questi antichissimi luoghi quando forse Castelnuovo non esisteva ancora (si pensa infatti che il paese si sia costituito dopo l'anno mille,ma io non sono d'accordo ndr.) e trovando adatta la grotta che allora non doveva avere nessun nome costruirono una laura dove collocarono la statua lì dimenticata,e poi ritrovata da qualche pastore che perdendo una capra od un agnello nella grotta ritrovò così la statua. Le leggende, è bene dirlo, non corrispondono sempre alla realtà ed è in sé un espediente per spiegare fatti a cui la mente umana non potrebbe trovare risposta. E quindi essendo la statua simile ad una Madonna si gridò al miracolo (a quei tempi era più semplice ottenere un miracolo che ottenere un buon raccolto o del cibo con cui sfamarsi). Il volto della Madonna non era quello che siamo abituati a vedere oggi: non era assolutamente una Madonna da un bel volto, con le gote rosee e la pelle bianca, anzi direi il contrario. Una Madonna che aveva delle fattezze contadine: zigomi alti, guance sfilate, un volto così semplice da non ricordare affatto una Madonna ma più una contadina, non riccamente decorata come altre Madonne contadine come quella di Viggiano, non regale come la Madonna del Carmine od altre statue, ma semplice di dura e fredda pietra, povera come narrano i Vangeli, contadina come una donna del popolo.
Poi notiamo ancora "la bardascella", il bimbo in piedi sulle cosce della Madonna rivestito da una tunichetta che poi è stato identificato come il Cristo Bambino. Sul simbolo che esso rappresenta non posso pronunciarmi più di tanto: nonostante siano 5 anni che lavori segretamente a questo articolo non mi è mai riuscito di identificare il bambino in una sfera semantica particolare se non quello di identificarlo con un dio pagano. Se consideriamo per esempio che la statua possa essere la dea Era, allora egli è Ares dio della guerra ed unico figlio che Zeus, il padre degli dei, ha avuto con questa dea. Se invece consideriamo la statua una Cerere o Demetra (sono i nomi della stessa divinità) allora il bimbo diventa una bimba cioè Persefone dea della primavera e connessa anch'ella al culto della madre terra e della prosperità dei raccolti. Comunque queste sono solo supposizioni senza prove che si sarebbero potute dimostrare se solo i parroci di Castelnuovo avessero permesso, a chi era interessato di vederla da vicino e studiarla. 3)La Madonna della Petrara oggi: Ora avendo esposto in maniera alquanto succinta, per motivi di spazio, la storia e la simbologia rappresentata dalla figura Madonna della Petrara in una nuova versione, sulla base delle narrazioni fatte da parenti e compaesani vediamo oggi essa cosa rappresenta, nonostante la sua assenza. Essa nell'immaginario collettivo di coloro i quali la venerarono e la venerano resta ancora nel cuore e nella memoria. "Chissà" -ci si chiede-"che fine avrà fatto?". Sarà finita tra le macerie a chian' Vuglin' ? Sarà stata rubata? Non possiamo rispondere a queste domande con sicurezza in quanto non abbiamo fatti da cui trarre delle risposte. La sua figura fu grandemente venerata, anche se credo sia stata venerata molto di più anticamente, che in tempi recenti in quanto fino ad un secolo fa l'unica fonte di sostentamento erano i frutti della terra ed il bestiame. Oggi a distanza di 30 anni molte persone, che le erano fedeli e che a distanza di tanto tempo continuarono a cercare il suo volto, sono morte. Desiderio di mio padre era quello di far riprodurre le fattezze di una statua di cui io feci una foto dietro l'altare della grotta di San Michele Arcangelo sul Gargano che le somiglia molto e si potrebbe cercare di modificarla facendole assumere le sembianze della Madonna della Petrara. Chiedo a tutti coloro i quali l'hanno vista prima del terremoto di osservare bene la foto che allego qui di seguito e di vedere bene se sia simile o meno. Questo non perché io voglia realizzare uno delle centinaia di desideri di mio padre e voglia rendere grande il mio ed il suo nome, ma perché da lui, tra i tanti difetti, ho ereditato un gene: quello dell'amore per Castelnuovo.
E l i o V E N U T O L O

Artista Leonora Velasquez Di Domenico
Cronache del mezzogiorno – venerdì 27 agosto 2010
La suggestione dell’opera d’arte: Mostra personale per la Velasquez

Nei giorni scorsi, presso lo Studio d'arte e cultura del professore Catello Nastro, poeta, scrittore e critico d'arte, e stata inaugurata la mostra personale dell'artista italo-colombiana Leonora Velasquez Di Domenico. Nel suggestivo scenario del centro storico della città capoluogo del Cilento.
Erano presenti all’inaugurazione dell'interessante personale, oltre al professore Catello Nastro, anche l’avvocato Franco Alfieri, consigliere provinciale e sindaco di Agropoli, l’assessore alla Solidarietà Sociale dottor Angelo Coccaro, sempre disponibile alla internazionalizzazione dell'arte e della cultura nel territorio, e la senatrice Olimpia Vano, che hanno avuto parole di elogio verso l'artista che presentava al pubblico agropolese e cilentano in genere ed alla folta rappresentanza dei turisti del nostro paese, una selezione di sue opere, tra paesaggi e figure mirabilmente eseguite con varie tecniche pittoriche.

La sensibilità dell'artista, giunta ad una figurazione quasi informale dopo un lungo periodo di studio figurative, rimane evidente nella maggior parte delle sue tele.

Di grande rilevanza il tratteggio che porta al movimento. Poche linee essenziali che riescono a comunicare al fruitore dell'opera d'arte un messaggio di grande contenuto e di alto valore artistico.

Sentiremo ancora parlare di questa valida artista che ha il coraggio di imporsi con la sua grande personalità al mondo dei fruitori dell' opera d'arte e degli appassionati in genere.

Lorenzo Barone

Grande evento d'arte ad Agropoli



Dal 31 luglio, serata di inaugurazione alle ore 20, e fino al 14 agosto 2010, presso lo Studio d’Arte e Cultura di Catello Nastro, in via Filippo Patella n. 46, AGROPOLI, proprio agli inizi degli scaloni che danno al centro storico della cittadina capoluogo del Cilento, con apertura serale ed ingresso libero, si terrà un interessante evento artistico degno di nota. La mostra personale della pittrice Leonora Velasquez Di Domenico

Una trentina di opere pittoriche ad acrilico, olio e tecnica mista, proporranno ai visitatori il mondo artistico della pittrice colombiana. Classificare la medesima in una delle tante correnti artistiche contemporanee sarebbe un poco come limitare ed etichettare una espressione che si mantiene sempre libera, in ogni attimo della composizione, da ogni schema e da ogni corrente. La forma reale nella maggior parte delle opere, rimane solo il punto di partenza per la composizione. Il colore, spesso, da solo, riesce a far capire ciò che l’artista vuole esprimere, il messaggio che vuole comunicare ai visitatori. E’ la stessa forza della gradazione del colore e dell’intensità della pennellata che, da sola, crea effetti suggestivi e significativi. L’opera intitolata “Tsunami”, ad esempio, con un semplice ma incisivo getto di colore propone una tragedia quasi cosmica. Nell’opera “Onda” la forza della natura assume un aspetto diverso, pur nella sua dinamicità per così dire, ritmica e controllata, mentre l’altra opera intitolata “Big Bang”, sempre attraverso un dosaggio calibrato di forme e colori, riesce a comunicare l’immensa potenza della natura capace anche di opera distruttiva. Nelle due opere intitolate “Navigare” e “Navigazione” si ritorna all’ordine. Le vele, che fanno bella mostra al centro della tela, sembrano sintetizzare l’opera dell’uomo, con un messaggio ecologico che risulta di grande effetto proprio in questi giorni di inquinamento e quindi grossa sofferenza per il mare ed i suoi abitatori. La mano e la grazia femminile in queste opere diventa evidente. I colori sono tenui, incutono serenità ed anche l’accostamento tra le varie tonalità delle tinte, quasi in un progetto monocromatico, si pongono agli occhi ed allo spirito del visitatore come rappresentazione armonica del soggetto. Se si osserva attentamente il quadro “I pensieri” si nota l’estrema sintetizzazione dei concetti riportati sulla tela. Le sfere con linee curve diverse e colorazioni diverse assumono personalità ben distinte e separate. Nel caso di Leonora Velasquez non possiamo parlare di astrattismo o informale, perché le opere sono leggibili anche all’inesperto d’arte, possiamo parlare invece di un simbolismo coloristico che prevale su quello formale ed assume, molto spesso il ruolo di protagonista della tela. “La spiaggia” sembra quasi una veduta aerea. In effetti si tratta di tre o quattro strisce di colore che però hanno il grande effetto di rappresentare, naturalmente dando ampio spazio all’immaginazione, un riassunto chiaro e leggibile, naturalmente in scala ridotta del cosmo. Quanto sopra asserito potrebbe anche valere per il dipinto intitolato “Passioni”. Foglie di tinte calde e tinte fredde sembra alimentarsi in un solo vaso, mantenere una vita autonoma ma simbiotica allo stesso tempo. Guardando questo quadro sembra quasi di scorgere giovani che danzano in una discoteca prima di appartarsi per un bacio o un abbraccio. Il colore – anche in questo caso – è il vero motivo conduttore di tutta l’opera. In un’altra opera che ha destato il mio interesse, che è immensamente cresciuto nel leggere il titolo “ La speranza” mi fa ritornare al simbolismo di Leonora Velasquez. Quale simbolo migliore poteva avere la speranza se non una goccia quasi umanizzata? Ed il cerchio, che rappresenta la vita, il punto di partenza di tutte le cose del creato, della terra, dei pianeti, degli astri, della riproduzione della specie, diventa anche in questa opera co-protagonista. Certamente se il critico d’arte può “introdurre” a suo singolare giudizio il “lettore” o fruitore dell’opera d’arte è proprio questo ultimo che deve attingere direttamente alla fonte. Visitando la mostra d’arte, parlando con l’artista, cercando di capire meglio il suo messaggio. D’altra parte il vero compito dell’arte, e quindi dell’artista è proprio questo: fare arte ma nello stesso tempo produrre cultura.
Catello Nastro

Monumenti, Luoghi e Itinerari
S. Ilarione
Laghetto artificiale
Torre
Torre
lo spaccone
Piazza
SANT´ILARIONE (TORRICELLA)
Intorno al sec. V e VI a.c. le migrazioni sannitiche sciamarono verso il sud raggiungendo, insediandosi e superando il Varco del Temete. Con le cennate migrazioni sannitiche il territorio di Castelnuovo di Conza fece parte del sannio irpino con accentuati influssi lucani di origine Sannitica.
Tra le località ubicate nel territorio comunale di Castelnuovo, vi è la torre o torricella: il villaggio scampò alla scorreria saracena dell´843 come si apprende dal catalogo dei baroni, che ne parla come feudo del conte di Balvano, tenuto in suffeudo da Filippo Torricella. Ancora nel 1200 è annoverato tra le terre su cui aveva giurisdizione il vescovo di Conza.
Le notizie si perdono fino al XVII secolo, epoca in cui diviene feudo rustico per il progressivo abbandono da parte della gente.
Una leggenda dice che il luogo fu abbandonato per una sproporzionata presenza di serpenti e i suoi abitanti avrebbero poi fondato Castelnuovo e Santomenna.
Lo scavo archeologico di Sant´Ilarione ha messo in luce un muro con andamento curvilineo ricoperto da tegole frantumate. L´affioramento può essere considerato quasi con assoluta certezza espressione della cultura sannitica.
T E R R A D I T O R R I C E L L A
L’atro feudo è dimandato Torricella, che sta posto sopra un montetto dentro la difesa attaccato al feudo di Buoniventre, e vi paiono li vestiggi antichi di una torre, fontane ed altro, e questa oggidì la detta difesa sta sotto il dominio del barone di Castelnuovo, et anco sta notata nel Conservatorio di Conza dell’anno 1200, e vogliono che li cittadini di questa terra essendo distrutta andassero ad abitare a San Menna e a Teora ….. In questa terra vi sono state persone assai virtuose ed integre, tra i quali v’è stato Francesco di Caposele dell’Ordine dei Conventuali che edificò il onastero dei Conventuali in detta terra, ed il detto fu Vescovo di bisaccia nell’anno 1939 creato da Urbano V come diremo nel catalogo dei Vescovi di detta città e nella Tabella degli anniversari di detto Convento vi sta l’anniversario di detto Pastore con titolo di Vescovo di Bisaccia. Non si sa di che casata fosse, proprio quella ove oggidì sta il forno del Dr. Giuseppe Vitamore mio patriota. Vi è stato anco Francesco Vitamore il quale secritario delli Signori Gesualdi principi di Venosa e poi Ratonieri e Generali dello Stato predetto e più volte Vice Principe di Venosa…. Vi è stato di più in questa terra il Dr. Fisico Donato Antonio Parente degnissimo medico e filosofo stimato da tutte parti un altro Galeno, oltre l’esere insegno poeta ed Historiografo e versatissimo in tutte le scienze, come anco il Dr. Vincenzo Vistuta similmente medico insegno discepolo del medesimo; oltre l’esservi stato infiniti dottori, notari ed altri virtuosi.
Questa terra fu habitata per qualche tempo da Mons. Arcivescovo De Rangone il quale vi stava con grandissima soddisfazione per le delicie dell’acqua e dei vini, habitando nella casa del Signor Benincasa e nell’anno 1647 sotto il dì otto settembre vi celebrò il suo sinodo che fu dato nelle stampe nel 1649, e detto Arcivescovo avrebbe continuato a stanziare in detta terra, ma …. Fu costretto partirsi da detta terra.
“La Torricella” era una terra della quale oggidì se ne conoscono vestigi che stava posta in un certo Montetto posto nella Difesola di Buon’inventre – ch’hoggidì è del Sig. Barone di Castelnovo, che andava compreso con il feudo di Caposele, che volgarmente oggidì se nomina La Torra, nella quale vi si conoscono in atto li vestigi delle casi, fontane, ed altri, che dicono che l’habitanti di detta terra quando abbandonarono detto luogo parte si ritirassero nella terra di S. menna, e parte nella terra di caposele e teora.
Vi è di più nel territorio della terra di Caposele La Chiesa di S. maria di Buiaro ove anticamente era il Castello Buiaro, e questa fu decentemente restaurata a Fra Francescantonio Masucci gentiluomo della Vetorara, che si fè ivi eremita e vi morì in tempo di peste nel mentre volontariamente si aveva preso l’assunto di governare et raccomandare l’anima all’impestati.



Croce P'treddha
Croce
CROC´ P´TREDDHA
Si tratta di una croce (di nessuna rilevanza artistica) posta su uno sperone roccioso, probabilmente figlia di una tradizione cristiana che tentava di inglobare i culti pagani delle rocce. Il luogo è suggestivo, posto al confine con la provincia di Avellino e Potenza, è anche meta di culto per i santandreani.
Si trova tra Castelnuovo di Conza, Santomenna, S. Andrea e Pescopagano, sovrasta la localita di Castelnuovo denominata i laghi, dove crescono numerosi i prataioli e la nostra amata cardoncella. E' a pochi metri dell'ultimo palo eolico del parco di Castelnuovo. E' meta di allevatori di bovini per gli eccelenti pascoli.


Bosco didattico
Aia delle Chianghe
BOSCO DIDATTICO “AIA DELLE CHIANGHE”
Bosco didattico; facilmente raggiungibile dalla fontana, di prossima ultimazione, il sito è praticamente a ridosso del paese. Questo progetto di ingegneria naturalistica, oltre ad aver riqualificato un´area abbandonata, ha come obiettivi quello di realizzare attività didattiche per le scolaresche, col fine di sensibilizzare sulla tematica ambientale e quello di incentivare il turismo ecologico.
EX CAVA PER LA COSTRUZIONE DI CASE NEL PAESE, DIVENUTO SUCCESSIVAMENTE E PER MOLTI ANNI CAMPO SPORTIVO, FINO AL DISASTROSO SISMA DEL 23.11.1980.
AI PIEDI DEL PRATO AIA DELLE CHIANGHE DOVE CRESCEVANO LE CARDONCELLE.

Torricella di San Nicola
Torricella
San Nicola
TORRICELLA DI SAN NICOLA

Il nome “TORRICELLA” vive nella memoria dei castelnovesi meno giovani che lo ricordano visualizzato in una emitorre cilindrica svettante accanto alla Chiesa San Nicola e sovrastante la Fontana del “Chianiello”. Essa faceva parte della cinta muraria dell’antico borgo della “Terra Castrinovi Valli Comptiae”, baluardo della Civitas Compsana.
A FIANCO:
FOTO DELLA BAE DELLA CHIESA SAN NICOLA, DISTRUTTA DAL SISMA DEL 23.11.1980.
RIPRODUZIONE IN BIANCO E NERO DELLA TORRICELLA.
ENZO DI RUGGIERO - MILANO
POSIZIONATA A FIANCO DELLA TORRICELLA, LUOGO DI GIOCHI DEI RAGAZZI.
SOVRASTA LA PIAZZA UMBERTO I°
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Monumeno ingresso cimitero
Cimitero
MOMUMENTO INGRESSO CIMITERO “AIA DELLE CHIANGHE”

Realizzato da Gelsomina CASULA – scultore –

Gelsomino Casula, nato a Uta, in Provincia di Cagliari, vive ad Altavilla Silentina e presta la sua opera in tutta la Regione. Le sue opere sono esposte in musei, gallerie e collezioni private in Italia e all’estero. Non è solo la pietra il materiale preferito, ma anche il legno, con cui realizza altre importanti sculture.



Fontane
Rotatoria La Strada
San Rocco
LE FONTANE (Foto: Fontana dell’asilo – Fontana Acqua Fetida – Fontana Serrone)

La fontana San Rocco; ricostruita solo di recente sui resti di una più antica un tempo usata per la raccolta di acqua potabile, è posta in un luogo piacevole ai piedi di una pineta nei pressi di un rio.
FUNTANA NOVA
Intorno agli anni 30 un "mastro" avrebbe costruito una vaschetta in pietra per raccogliere l´acqua che veniva fuori dalla roccia. La popolazione si serviva della fonte naturale per raccogliere acqua potabile
SORGENTI E FONTANE:
FONTANA DEL SERRONE, AIA DELLE CHIANGHE;
FONTANA VIALE XXIII NOVEMBRE PRESSO NUOVA CHIESA;
FONTANA ACQUA FETIDA - INTERPORERALE;
FONTANA SELLA DI CONZA (FIGURELLI);
FONTANA DEL CUPONE NEI PRESSI DEI RITROVAMENTI RESTI SANNITICI;
SORGENTE SAN FELICE; FONTANA S. ILARIONE;
A CONFINE CON IL COMUNE DI LAVIANO SORGENTE L'ACQUA CHE NASCE;
FONTANA DI VELASO
FONTANA DELLO SCORZO
FONTANA DI SAN ROCCO
AIA DELLE CHIANGHE


I Mulini
Lo Spaccone
PIAZZA
PIAZZA
Processione
I MULINI AD ACCOV´TA

RESTI MANUFATTI RISALENTI ALL'800
CHE COSTRUITI LUNGO IL CORSO DEL TORRENTE

PISCILO, LO SPACCONE, SFRUTTAVANO LE
PENDENZE DEL SUOLO PER CONSENTIRE

IL RECUPERO DELL'ACQUA PER SVARIATI USI.
PRINCIPALMENTE LA PRODUZIONE DELLA
FARINA ED ALTRO

MOLTO INTERESSANTI SOTTO L'ASPETTO
STORICO - ANTROPOLOGICO.

I MULINI

Il mulino ad energia idraulica era azionato, come tutte le altre macchine idrauliche, da un corso d’acqua situato sempre a monte del mulino stesso, in posizione relativamente alta per consentire all’acqua d’imprimere la forza sufficiente a far ruotare la macina. Le acque del canale di alimentazione non cadono direttamente sulle massicce pale di legno collegate trasversalmente all’asse della pesante ruota di pietra mediante una coppia di ingranaggi rudimentali in legno duro, ma si versano prima in un deposito, detto anche camera, torre o torretta. La macchina del Mulino è composta da due grosse ruote di pietra, dette palmenti, le quali sono montate l’una sull’altra. La ruota di sotto è fissa, mentre l’altra è mobile e riceve il movimento delle pale che, secondo il loro orientamento, fanno spostare la mola (palmento) in senso destroso o sinistroso intorno al proprio asse.

Il funzionamento di un mulino ad energia idraulica era il seguente: dapprima si sollevava la macina superiore, cioè quella mobile, e si metteva “a folle”, quindi si versava il frumento nella tramoggia, che con una leva era tenuta chiusa in basso per non far uscire il contenuto; poi si apriva il portelone dell’acqua con un comando a distanza e la ruota a pale, messa in movimento, azionava la pesante macina. Quando quest’ultima raggiungeva la velocità atta alla macinazione, con una leva veniva leggermente aperta la tramoggia del frumento e contemporaneamente, mediante l’azionamento di un’altra leva, veniva abbassata gradatamente la macina ed ancora gradatamente veniva aumentata la fuoruscita del frumento.




Piazza Umberto I° - Federico Di Donato
Piazza Umberto I°
gazzetta degli alburni - Sicignano 1 settembre 1926
F.Di Donato

Castelnuovo di Conza
E' stata, questa, una giornata di passione e di fede per questo popolo ardito e generoso. Tutti i cittadini sono accorsi in piazza Umberto I, commossi e su¬perbi ad un tempo, per vedere sul marmo il nome del loro grande Con¬terraneo: Federico Di Donato. E' stato uno spettacolo sublime di tutto un popolo che s' inginocchia ed adora.
Federico Di Donato nacque a Castelnuovo di Conza il 10 febbraio 1855 dall'avvocato Donato e da Maddalena Foselli di Laviano, ottavo di undici figli. " Finiti gli studi primari e se¬condari nella città nativa ed a Salerno, a 17 anni il Di Donato aveva già con¬seguita la patente di maestro elementare e con la fiducia nelle sue forze e nell’avvenire si apprestava ad affron¬tare da sé il problema dalla vita, con¬quistando, col posto d'insegnante ru¬rale nel Cilento il primo gradino di quella carriera scolastica, che egli era destinato a percorrere tappa per tappa, con dignità ed onore, senza salti né inaspettate fortune, per esclusivo suo merito e con lavoro assiduo e tenace, ascendendo se ascensione può dirsi il mutamento di funzione in una missione che non ammette effettive gerarchie — dall' ufficio di maestro — tenuto per quindici anni (tre nelle campagne del Cilento, tre nelle Scuole reggimentali superiori e nove a Roma) a quello di direttore -- occupalo per quindici anni, tra¬scorsi per la massima parte nella Scuola Culminale di via Montebello, alla quale era stato imposto un nome che di per sé solo rappresenta lutto un program¬ma di rigenerazione educativa: Enrico Pestalozzi — per chiudere ufficialmente i suoi rapporti col Comune di Roma come ispettore delle scuole Munici¬pali : posto al quale era stato assunto nel 1002 e che con vivo rincresci¬mento della classe alla quale apparte¬neva e del personale Capitolino dove dopo tre anni abbandonare in un pe¬riodo travagliato dell'amministrazione scolastica comunale di Roma. Ma nei diversi uffici ai quali era stato prepo¬sto e che aveva dominato col presti¬gio della sua autorità e del suo lavo¬ro — maestro, direttore, ispettore, in¬segnante di ginnasio privato a Mer¬cato Cilento nell'anno scolastico 1874-75 e per sedici anni di Scuola Tecnica serale nell' Orfanotrofio di Piazza Ter¬mini— pur aumentando i suoi titoli di studio e i suoi diplomi di abilita¬zione—all’insegnamento della ginna¬stica nelle Scuole secondarie, all'ufficio di ispettore scolastico e all’ insegna¬mento della pedagogia e della morale nelle Scuole Normali — dispiegando le sue energie in campi, diversi della attività sociale, Federico Di Donato rimase fedele al programma primo-genio della sua esistenza e fu e volle restare, nel più ristretto senso della parola, maestro elementare, come'
aveva sentito, con la nobile missione, le difficoltà grandi ,e i dolori quoti¬diani, nel faticoso cammino da questo benemerito ceto di cittadini attraver¬sato, per affermare se stesso come unità integrante della -collettività na¬zionale nella Patria unificata per aspi¬rare a forme più alte di civiltà e di cultura „ .
" Nell'ottobre del 1884, nasceva in Milano, diretto dal Marcati, il Risve¬glio Educativo, che doveva iniziare un periodo glorioso per la stampa magi¬strale. Tre anni dopo, Federico Di Donalo, che già aveva collaborato in giornali politici, come la. Libertà del-l'Arbib, ne diventava il corrispondente romano : e da allora, attraverso il Risveglio prima, i diritti della scuola poi, egli fu per i maestri italiani il cronista e l'interpetre fedele di tutta la vita della scuola elementare e po¬polare, che si svolgeva a Roma nei suoi organi centrali.'
Chi non ricorda le " Lettere romane „ di Quinta, in cui egli settimanalmente, coglieva gli avvenimenti più impor¬tanti della Minerva, facendone una esposizione critica piena di acume e di garbo ?
" Della sua attività e dell' influenza che godeva sulla classe magistrale italiana, si valsero uomini insigni e lo stesso Ministero per affidargli impor¬tanti incarichi di fiducia. Ruggero Bon¬ghi, che lo ebbe carissimo, trovò in lui un collaboratore prezioso, quando volle fondare il collegio di Anagni per le orfane dei maestri : non poco della fortuna di quella iniziativa, e dell'altra per il collegio degli orfani dei maestri in Assisi, è dovuto all'in¬stancabile propaganda di Federico Di Donato.
" Nel 1907, il Di Donato era presi¬dente della Magistrale romana, e aveva condotto alla vittoria una strenua cam¬pagna in favore del pareggiamento dello stipendio tra maestri e maestre. „. Conclude così una memoria edito a cura dei / diritti della scuola :
" Se questa non è grandezza, noi non sappiamo che cosa possa meritare un tal nome. Uomini come Federico Di Donato si possono considerare gli antesignani di una umanità migliore.
Esse ci aprono la vìa a prezzo della loro felicità e della loro vita. E quando cadono, le loro tombe .diventano pie¬tre miliari su cui il • pellegrino sosta
L' attesa
Tutti i cittadini di Castelnuovo di Conza gremivano la via intitolata, oggi, a Federico Di Donato, sin dalle ore 9,00, in attesa dell'arrivo delle autorità e dei parenti del Grande Scomparso. In testa, sono i militi all'ordine del decurione Adriano Ceriello ; poi i Balilla e gli Avanguardisti, freschi e belli, al comando del maestro Amedeo Turi; il Fascio Femminile con le graziose Piccole Italiane guidate dalla gentile ed intelligente Segretaria Politica, si¬gnorina Nelly Aurigemma; seguivano i fanciulli delle scuole elementari ; e poi tutto il popolo, tutto. Il concerto musicale di Gesualdo era al completo
L'arrivo delle autorità e dei parenti
Alle 10,30, giunse, proveniente da Sicignano, l'automobile dalla quale scesero i nipoti di Federico Di Donato: il Comm. Or. Uff. Avv. Mas¬simo Di Donato, Consigliere di Stato e il Cav. Mario, direttore della " Gaz¬zetta degli Alburni; il Segretario Politico del Fascio di Sicignano, il valoroso mutilato di guerra ten. avv. Vincenzo De Sio.
Subito dopo, giunse il vescovo S. E. Monsignor Cesarano, accompagnato dal Capitano dei CC. RR. Cav. D'A¬gostino, dal Rag. Albanella, commis¬sario pref. di Campagna, in rappre¬sentanza del Sotto Prefetto.
La Cerimonia

L'arrivo di S. E. Cesarano e del comm. Italo Foschi produce un entu¬siasmo indescrivibile nella folla.
Si percorrono, • in lunghissimo cor¬teo, le vie del paese, mentre la mu¬sica intona la Marcia Reale e Giovi¬nezza ed i fanciulli palpitano nei loro canti di passione. Prima dello scopri¬mento della lapide, si benedice la Chie¬sa, ora splendida per virtù e sacrificio di popolo. Quindi si ritorna in Piazza Umberto 1. ch'è riccamente imbandie¬rata. 1 balconi sono affollatissimi, tutti. E' uno spettacolo grandioso!
Monsignor Cesarano benedice la la¬pide, di cui ecco l'epigrafe, dettata dal prof. Giacomo Tauro della R. Università di Cagliari :

Federico Di Donato
Che Educatore dei figli del Popolo
Nella Capitale d'Italia
Con perseverante animo d'Apostolo
Le profonde energie di Bene
Della su.a Gente natla
. Signorilmente profuse
In opere durature di carità
Per l'Infanzia Bisognosa
II Comune di Castelnuovo di Conza
A perenne ricordo

XXIII - IX-MCMXXVI - il Commissario Prefettizio cav. Buo¬nocore ringrazia, a nome del Comune, tutte le Autorità e le Associazioni che hanno voluto rendere più solenne la bella cerimonia e presenta, con belle parole, l'oratore ufficiale, prof. Ame¬deo Turi.
Il vescovo Cesarano, interpretando il desiderio dei suoi devoti, improv¬visò un breve ma efficace discorso, entusiasticamente applaudito.
L'avv. comm. Ricci Presidente del Patronato Scolastico del Governatorato
di Roma pronunziò un bellissimo di scorso, con cui rilevò l'opera faticosa
e bella compiuta, a tregua, dal prof. Federico Di Donato nelle varie
istituzioni integrative della scuola
.
Quando compare alla ringhiera Italo Foschi, la folla lo applaude con esultanza ed i fascisti cantano vigorosa¬mente. Parlò brevemente, con la profondità e la purezza d'un fascista co¬me lui. Oggi, egli dice, l'opera che il
Di Donato intraprese da solo e con poche risorse per la protezione e la
difesa dell'Infanzia bisognosa e dolorante; è continuata dal Fascismo che ha inquadrato la gioventù di tutta Italia in salde sapienti organizzazioni.
Italo Foschi ter¬mina il suo discorso con un fervido inno al Duce e all'Italia rinata per lui.


A FEDERICO DI DONATO
TARGA IN PIETRA
"CHE EDUCATORE DEI FIGLI
DEL POPOLO NELLA CAPITALE
D'ITALIA CON PERSEVERANTE
ENERGIA DI BENE DELLA SUA GENTE
NATIA SIGNORILMENTE PROFUSE
IN OFFERTE DURATURE DI CARITA'
PER L'INFANZIA BISOGNOSA

SETTEMBRE MCMXXVI

A FIANCO UNA VECCHIA FOTO DELLA PIAZZA

eterna sul marmo, con orgoglio, il nome del Grande suo Figlio
PEDERICO dl DONATO
alla presenza di S. E. Mons. Cesarano, di Italo Foschi, Segr. Pol, del
Fascio di Roma, del Comm. Ricci, del Console La Rocca,
dell'avv. De Vito ed altre Autorità


Personaggi celebri
Borrelli Alfonso Giovanni, medico e matematico Italiano (Castelnuovo di conza 28 Gennaio 1608 - Roma 1697). Allievo, insieme a Torricelli, di B. Castelli. Insegnò matematica a Messina e a Pisa. Fece parte dell’ Accademia del Cimento. La sua opera più importante è il "De motu animalium" (postumo 1680 - 81), in cui gettò le basi dell’applicazione della meccanica a i movimenti muscolari. Fu praticamente il fondatore della scuola "iatomeccanica". Molto importanti furono le sue osservazioni e le sue ipotesi astronomiche, riconobbe infatti l’orbita parabolica delle comete e descrisse il moto dei satelliti di Giove per mezzo dell’ attrazione del pianeta...





MONUMETO AI CADUTI GUERRA 1915-1918
Monumento Giardino
monumento
Guerra
In località' Giardino - Via F. Di Donato
monumeto ai caduti dela Grande Guerra 1915/1918, ampio e bel giardino antistante i plessi scolastici.

CADUTI E DISPERSI 1915 - 1918

SER.TE CUSTODE Francesco di Giovanni
CAP.LE CUSTODE Giuseppe fu Nicola

CAP.LE DI RUGGIERO Attilio di Vito
SOL.TO CUSTODE Vito di Giovanni

SOL.TO DEL TUFO Pasquale di Nicola
SOL.TO IANNUZZELLI Giuseppe di Michele

SOL.TO ROSANIA Francesco fu Giuseppe
CAP.LE CIAGLIA Pasquale fu Nicola

CAP.LE CUSTODE Francesco fu Vito
SOL.TO ANNICCHIARICO Giuseppe fu M.

SOL.TO DEL VECCHIO Giovanni
SOL.TO DI RUGGIERO Giuseppe fu Vito

SOL.TO POMARICO Raffaele di Antonio
SOL.TO SASSO Gerardo di Giuseppe



REPERTI ARCHEOLOGICI CUSTODITI IN UNA VETRINA DEL MUSEO DI CONZA DELLA CAMPANIA.
Reperti
Reperti
Reperti
Siti Pre-protostorici:
Come abbiamo già comunicato in occasione del I incontro culturale castelnovese fu rinvenuto dal rag. Greco, in località “S. Ilarione, un manufatto litico, ritenuto dal prof. Carlo Peretto, dell’Università di Ferrara, scarto di lavorazione ed indicato da noi in un articolo di “Archeologia Viva” – n. 7/8 – Luglio – Agosto 1987.
Esso potrebbe appartenere, per le sue caratteristiche, all’industria “Clactoniana – Tayaziano”.
La località di rinvenimento, sita in corrispondenza di un naturale varco della corda appenninica ha rappresentato per le genti dell’Italia centro-meridionale un punto di transito tra est e ovest, nord e sud.
Successivamente sono stati rinvenuti dall’Ispettore onorario, dott. Gennaro Campiglio, e da noi riportato nello stesso articolo di “Archeologia Viva” due manufatti che sembrerebbero richiamare la tecnica “musteriana” nella sua fase evoluta, ma non è da escludere una precoce fase “leptolitica”.
I ritrovamenti “Uluzziani”, della grotta di Castelcivita degli Aburni, del musteriano evoluto a Montemiletto, Villamaina, Grottaminarda, in Irpinia e le recenti scomparse del prof. E. Borzatti sul “musteriano” ad Atella, el “tayaziano” a venosa, indicherebbero, geograficamente, un unico complesso litico, seppure di tradizione e vocazione regionale “tayacoide”.
Per Protostoria intendiamo, secondo le più recenti teorie in materia, un periodo che inizia con l’età ndei metalli, ovverossia l’Eneolitico. (fine del II millennio – primo quarto del II millennio).
Dalle considerazioni precedenti sembrerebbe di dover escludere la riconduzione dei manufatti al periodo eneolitico quale “dies post quem non”.
Le indagini sul contesto del ritrovamento potranno dare una precisa risposta.
Per riferimenti ad importanti ipotesi di lavoro sulle interazioni tra Neanderthal e Cromagnon, cfr la “Grotta di Saint Cesaire” – Francia.
Chiudiamo questo breve richiamo al periodo pre-protostorico notiziando su una recentissima scoperta in Palestina riportata sull’ultimo numero della rivista scientifica inglese “nature”.
Secondo questa ultima scoperta l’homo sapiens, da sempre ritenuto discendente dall’Uomo neandertaliano”, ne è invece coetaneo se non addirittura antecedente.
Milano 7.03.1998
Enzo Di Ruggiero


Monumento Piazza degli Emigranti
Monumento
Poesia scritta da Erberto Venutolo - Piazza degli Emigranti - Località Scorzo
ORIGINE DELLA VITA
AMICO DELLA INFANZIA
PAESE MIO TI ERGEVI
MAESTOSO SULLA COLLINA
DA DOVE VEDESTI PARTIRE
I TUOI FIGLI PER LONTANE TERRE
ALLORA PER L'IMMENSA AFRICA
POI PER LE AMERICHE ED INFINE PER L'EUROPA



Oleificio
Oleificio
MACINE PER LE OLIVE
ESSENZIALE PER LA PRODUZIONE DI OLIO
ANCORA COME SI MOSTRA IN FOTOGRAFIA,
LOCALE SITO SOTTO LA CROCE
PALAZZO DI PROPRIETA' RICCIULLI.
SONO ANCORA EVIDENTI GLI INGRANAGGI E GLI ATTACCHI DELL'ASINO CHE MUOVEVA IL TORCHIO, SENZA VEDERE LA LUCE DEL GIORNO
POVERINO!

Parco Eolico
Parco Eolico
Palo
Parco Eolico località Costa Cesina
PARCO EOLICO DI CASTELNUOVO E' SITUATO A 1100 METRI DI ALTEZZA, SU UNA DELLE ALTURE PIU' SUGGESTIVE, SIA DAL PUNTO DI VISTA AMBIENTALE CHE SCIENTIFICO. QUESTO SPLENDIDO SCENARIO PRENDE IL NOME DI CRESTA CESINA.
L'IMPIANTO E' PARTITO CON 8 MACCHINE CHE MAN MANO SONO DIVENTATE UNA VENTINA ED A QUESTE SI AGGIUNGERANNO ALTRE DEI COMUNI LIMITROFI. PRODURRANNO ENERGIA ALTERNATIVA CON TURBINE COLLOCATE SU TORRI ALTE FINO A 50 M. SE NON PIU'.
ATTUALMENTE E' IDENTIFICATO COME IL PIU' GRANDE PARCO EOLICO DELLA PROVINCIA DI SALERNO.
UNA PRODUZIONE CHE GARANTISCE .......................................................................

UNA GRANDE PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA,
CHISSA' CHE GRANDE VANTAGGIO NE AVRA' LA POPOLAZIONE LOCALE, BEATI LORO!

UNA FORTUNA!.......................................


Enogastronomia, Ricette e Prodotti tipici
FUNGHI ED ASPARAGI
AUGURI 2009
Il Pavone
In tutto il territorio crescono in abbandonza funghi ed asparagi ed in particolare nel bosco comunale "Torretta" si trovano spendidi PORCINI E TARTUFO NERO di grandi dimensioni. Nella parte alta del territorio la fa da padrone il prataiolo e la cosiddetta "Cardoncella".
Specialità gastronomiche
- "Sangdpuorc": dolce a base di sangue di maiale, riso, cannella uva secca e cioccolato.
- "Li cauzungiedd": dolce natalizio a base di castagne, ceci, cannella vino cotto e cioccolato.
- "Migliatiedd": involtino di interiora di agnello.
- "Pizza d grandinj": rustico di farina di mais, cigoli e uva secca cotto sotto la cenere.
- "Ccerchie": zuppa di cicerchia, legume simile alla lenticchia.
- Peperoni sott’aceto ripieni con pane abbrustolito, noci, uva secca, alici e vino cotto.
- Zeppola di Natale a base di pastella e alici.
- Salsiccia di polmone di maiale.
- Zuppa di fagioli cotti nella "pignata" ( tegame di terracotta), all’interno del camino.
- "Mnestra mmartata": verdura, cotechino e ossa di maiale seccate ed essiccate.
- Pasta paesana: fusilli, cavatielli, matasse, n’filiinfant, lagane.
- "patan scazzat" condite con olio, aglio, origano e - "papracciol" secche.

A FIANCO CARTOLINA DI AUGURI PER L'ANNO 2009 DA PARTE DI UN AMICO COMPAESANO, RESIDENTE IN CANADA:
Z A R R A E R N E S T O


AZIENDA AGRICOLA "LA TORRETTA"
Torretta
S.Ilarione
Caciocavallo Podolico
Per un curiosa coincidenza il nome di questo caseificio è lo stesso di una delle migliori aziende di olio del Sud, nella vicina Battipaglia. Insomma, ci potrebbe essere un po' di confusione, ma sicuramente La Torretta si associa alla qualità, anzi all'eccellenza. Castelnuovo di Conza è nell'Alta Valle del Sele, proprio ai confini tra la provincia di Salerno e quella di Avellino, nel cosiddetto cratere del terremoto del 1980, a 50 chilometri da Eboli. Insomma, non è un posto facile da raggiungere se non siete nell'ottica dei cacciatori di cose di eccellenza e soprattutto autentiche, in questo caso di caciocavallo podolico, tipico dell'Alta Irpinia. L'azienda di Giovanni Di Cifrodelli lo produce dal 1950 usando solo il latte delle vacche questa razza che, si dice, sia venuta dalla Mongolia al segguito degli Unni: pascolano sul massiccio del Monte marzano su pascoli eccezionali e soprattutto incontaminati poco antropizzati. La tecnica tradizionale prevede il riscaldamento del latte crudo fino a 40 gradi in recipienti di rame, poi il trasferimento in tini di ciliegio dove viene aggiunto il caglio naturale di capretto. Segue il processo di coagulo, rotto e lasciato depositare in fondo al tino, poi la separazione del siero, il suo successivo riscaldamento e reimmissione per una seconda rottura con granuli grandi quanto un chicco di riso. Dopo la filatura c'è la saldatura in salamoia e la stagionatura in cantina. Un prodotto assolutamente artigianale a cavallo di due grandi rossi, l'Aglianico del Vulture e il Taurasi.


Sport, Divertimento e Tempo libero
Campionto II° Categoria
Squadra di calcio
Campo Sportivo
Pasquetta
Pier Donato Iannuzzelli
GRASSO ANNA
IL MATTINO DEL 25 MAGGIO 2006

CAMPIONATO DI SECONDA CATEGORIA

MARGHERITA SIANI

Castelnuovo record: nemmeno una sconfitta

CENTO gol segnati in una stagione, appena ventitre subiti, settantaquattro punti ottenuti su ventiquattro vittorie e quattro pareggi. E, soprattutto, mai una sconfitta. La squadra dei record per eccellenza e senza dubbio la A.S. Castelnuovo di Conza, formata per intero da ragazzi residenti nel proprio paese. Si è aggiudicata il campionato di seconda categoria (girone S) sbaragliando tutti, senza difficoltà. In questo piccolo Comune, dove la partecipazione è attivissima, l’abnegazione alla propria squadra è totale. Più della metà del paese ha seguito le partite, con in testa il sindaco, Nino Terralavoro, non nelle sue funzioni istituzionali, bensì di primo tifoso e presidente. Una squadra che vede la partecipazione per la gestione, anche finanziaria, di tutti i cittadini. E tra i consiglieri della società c’è persino il parroco, don Angelo Adesso. Ma qual’è il segreto di questo successo? “Il coinvolgimento totale del paese e l’avere tutti giocatori di Castelnuovo – dice il sindaco – presidente – una scelta che ha pagato e che dà una grande forza interiore, tale da alimentare energia e voglia di primeggiare. Finora siamo gli unici tra tutte le squadre salernitane di II° categoria ad essere imbattute”.

Un record, ma soprattutto un’immensa soddisfazione ha castelnuovo per questa squadra. “Siamo seicento abitanti effettivi – continua Terralavoro – in trasferta siamo stati seguiti sempre da un centinaio di tifosi, nelle partite casalinghe, di media, c’erano 350 tifosi di Castelnuovo sugli spalti del nostro centro sportivo”. L’amore per il calcio questo paese lo ha nel dna, quindi, anche per questo hanno in dotazione un campo invidiabile, denominato “La Rinascita”, costruito dopo il terremoto e tante volte utilizzato da squadre professioniste.

CENTO ANNI A CASTELNUOVO DI CONZA - GRASSO ANNA
LA RICORRENZA

Festa grande a Castelnuovoper la nonnina centenaria

CASTELNUOVO DI CONZA. Festa grande nel piccolo centro dell'Alto Sele per la neo centenaria Anna Grasso, la nonnina che ieri è stata festeggiata dai familiari, dall'amministrazione comunale e da tutto il paese nei locali del centro Sociale in località Scorzo.

I festeggiamenti, dei quali la nonnina non sapeva nulla, sono iniziati dopo la messa. Anna Grasso, originaria di Teora in provincia di Avellino, risiede a Castelnuovo di Conza dal giorno del matrimonio con Francesco Gennaro Delli Russi, deceduto nel 1975. Vive ancora in contrada Sant'Ilarione ed è mamma di tre figli - Generoso, Paolo e Filomena - nonna di quattro nipoti e bisnonna di tredici pronipoti. Il suo segreto? Aver mangiato sempre in modo genuino.(s.m.)




GIOVANNI DE MATTEO
U R A N I A
GIOVANNI DE MATTEO
OSPITE DELLA TRASMISSIONE “TEMPI DISPARI” SU RAI NEW 24 ALLE ORE 21,30 DEL 13 GENNAIO 2008.

Giovanni DE MATTEO, nato a Policoro MT nel 1981, è cresciuto tra Melfi PZ e Castelnuovo di Conza SA. Si è diplomato al Liceo Scientifico di Calitri nel 1999, prosegue gli studi a Roma e in Francia, laureandosi in Ingegneria Elettronica presso L’Università “LA SAPIENZA” nel 2005. Finiti gli studi ha lavorato come sviluppatore software per una società nel ramo dell’Information Technology. Attualmente vive e lavora a Bologna, dove si occupa di fonti rinnovabili di energia elettrica. Ha cominciato a dedicarsi alla scrittura a partire dal 2003. Nel 2005 ha vinto la seconda edizione del Premio Robot. Diversi suoi racconti sono pubblicati in rete (sui siti Delos SF, Continuum e Next-Station) e in antologie cartacee: Lost Highway Motel (Cut-up Edizioni, 2005), Noir War (Perrone Editore 2005), Antologia del Fantastico Italiano Underground (Il Foglio Editore, 2006). Nell’aprile del 2006 è uscito il suo libro d’esordio: Revenant – Storie di ritorni e di ritornanti, un’antologia di racconti introdotta da Vittorio Catani, che ha inaugurato la nuova collana di narrativa fantastica della Ferrara Edizioni, FantaNET. Su Robot 49 è uscito il racconto “Viaggio ai confini della notte”. Ha vinto l’edizione 2006 del premio Urania con il romanzo Sezione n. 2, pubblicato nella storica catena della Mondadori nel novembre 2007. In collaborazione con la Cogliostro E-Press è attualmente al lavoro su PI-Quadro, una serie a fumetti in dieci episodi concepita come una sorta di gemello grafico del romanzo. Con la firma di X è stato tra i fondatori e curatori della rivista NeXT , organo di stampa del connettivismo, un movimento nato in seno alla fantascienza come tentativo anacronistico di avanguardia. Nel 2007 ha curato con Marco Zolin l’antologia manifesto del Movimento: Supernova Express, anch’essa per la collana FantaNET. Con Umberto Pace gestisce il sito Next-Station (www.next-station.org). Collabora inoltre con la webzine Continuum e con il portale Fantascienza.com, per cui tiene la rubrica “Borderline”. Nel Governo della Nazione Oscura KAOS-SF retto da Lukha Kremo Baroncinij, riveste l’incarico di Ministro dell’Entropia.
Il suo blog personale è uno Strano Attrattore ( http://junction.splinder.com ).


Eventi e Appuntamenti
SISMA 23 NOVEMBRE 1980 -NESSUNO MANCA NEL RICORDO E NELL'AFFETTO
Padre Pio
Pier Donato Iannuzzelli
Maratona
muscio
madonnina


Annicchiarico Francesco 14.04.1972 Annicchiarico Michele 04.10.1939
Carlucci Rosina 20.04.1904Chirichella Rosa 18.06.1911Colatrella Maria Nicola 03.11.1960Colatrella Nicola 25.10.1978Cordasco Vito 28.05.1925Custode Maria 03.05.1901Custode Pietro 29.06.1906

D’Amato Maria 10.08.1924D’Ambrosia Maria Rosaria 26.04.1957D’Ambrosio Vito 03.10.1927Del Buono Filomena 19.12.1921Del Vecchio Antonietta 09.09.1920Del Vecchio Giovanna 16.06.1931Del Vecchio Michele 06.06.1921Del Vecchio Pasqualina 11.04.1921Del Vecchio Rosa 05.06.1902Del Vecchio Vito 19.09.1980Del Vecchio Vito 28.07.1901Di Filippo Eva 07.08.1925Drappa Donato 10.03.1977Drappa Gerardina 03.12.1978Drappa Luciano 08.02.1972

Esposito Carlo 30.05.1970Esposito Mauro 17.01.1939Esposito Vincenzo 13.07.1971

Figurelli Angela Maria 24.01.1901Figurelli Maria 12.03.1938

Gaudiosi Grazia 15.11.1915Guarino Antonio 22.09.1924Guarino Cinzia 15.06.1980Guarino Francesco 31.07.1912Guarino Pietro 16.04.1900

Iannuzzelli Vincenzo 24.01.1928Imbrenda Garibaldi Gerardo 11.09.1957

La Morte Giuseppina 22.07.1954Luongo Maria 24.01.1924Luongo Mario 01.01.1957Luongo Nicola 15.09.1971Luongo Rosa 06.08.1952Luongo Vito 27.12.1975

Megaro Angelomaria 07.10.1925Megaro Angiolina 02.07.1953Megaro Anna 01.10.1932Megaro Giuseppina 10.08.1962Megaro Maria Assunta 15.08.1965Melillo Antonio 28.07.1930Melillo Maria 11.10.1911Melillo Teresa 17.05.1965

Pezzuto Giuseppe 09.04.1914Piccolo Rosa 08.07.1904Porreca Filomena 22.07.1976Porreca Gerardo Vittorio 19.09.1980Porreca Giuseppe 28.02.1950Porreca Giuseppina 01.10.1957Porreca Guglielmina 05.05.1945Porreca Maria Grazia 10.06.1978Pugliese Maria Felicia 24.10.1889

Racioppi Antonia 17.11.1936Rosamilia Carmela 21.10.1952Rosamilia Salvatore 04.02.1898

Salandra Sinfarosa 19.01.1897Salvatore Immacolata 29.02.1956Salvatore Lina 13.11.1960Sasso Antonio 09.03.1909Sasso Giuseppe 20.09.1934Savarese Amalia 16.01.1925Sessa Rosaria 30.04.1911Sibilia Angela Maria 01.12.1933Sibilia Felice 08.02.1899Sibilia Gerardina 20.09.1966Sibilia Pasquale 05.10.1964Sibilia Rosetta 11.09.1969Sibilia Teresa 23.01.1929Spatola Serafino 10.11.1888Spatola Vincenzo 21.02.1923Strolli Giovanna 24.06.1925Strollo Mario 10.01.1969Strollo Michele 18.12.1924Strollo Orazio 07.02.1921

Torsiello Gaetana 11.10.1923

Venutolo Angiola 28.07.1909Venutolo Giuseppe 12.06.1974

Zoppi Maria 01.02.1933



Dott.ssa BOZZI a Castelnuovo di Conza - lettera aperta
Pozzo
CHIESA
Bozzi
BOZZI
BOZZI
monumento
CASTELNUOVO DI CONZA - STATO E FATTI CONNESSI ALLA RICOSTRUZIONE POST - SISMA DEL 23 NOVEMBRE 1980.-
Il Comune di Castelnuovo di Conza, colpito dal terremoto del 23 novembre 1980, dichiarato disastrato con D.P.C.M. 30.04.1981, perse sotto le macerie 86 persone. Il patrimonio immobiliare pubblico e privato subì danni di varia consistenza, per la gran parte rimase totalmente distrutto. Una distruzione che ha fatto subire il gravoso disagio alla nostra popolazione di trovarsi nei primi mesi ricoverata nelle tende, poi per un anno nelle roulottes, due anni nei containers, per circa 14 anni ancora nei prefabbricati in legno. Una ricostruzione senza fine e fortunatamente oggi a 29 anni dal terremoto la maggior parte della popolazione vive nelle case ricostruite. In seguito alla tornata elettorale dell'8 giugno 2009, si è insediata a castelnuovo di Conza un'amministrazione che vede me, Francesco Custode, sindaco e composta da consiglieri giovani, la maggior parte dei quali nati dopo il terremoto dell'80. Io avevo solo 13 anni quando il paese fu colpito dal sisma. Una premessa necessaria per far capire che per noi la parola terremoto è "Storia". Anni di disagio vissuti in baracche e cantieri interminabili. Molti di noi sono nati in quelle baracche. Noi siamo quelli che il terremoto lo hanno subito, non abbiamo partecipato a scelte o politiche che hanno determinato l'oggi di questo Paese. Eppure paradossalmente questa Amministrazione, che si regge su una maggioranza ottenuta alle lezioni con una lista chiamata "Futuro per Castelnuovo", quotidianamente è costretta a guardare solo al passato. Ogni giorno abbiamo a che fare con vertenze, sentenze, richieste di liquidazione, espropri, richieste di abitazioni ricadenti nella lettera B, come descritto dettagliatamente nelle schede. Quest'Amministrazione, subito dopo l'insediamento, ha chiesto all'U.T.C. e alla ragioneria un'accurata ricognizione degli atti connessi alla ricostruzione post-terremoto. I dati emersi, di seguito sintetizzati, sono estremamente preoccupanti considerato che siamo a 29 anni dal terremoto:
Totale Edilizia privata ex L. 219/81 (Lettera B) € 6.728.096,22
Totale completamento Opere Pubbliche iniziate ex L. 219/81 € 50.370,37
Totale Nuove Urbanizzazioni - Lettera B € 5.000.000,00
Totale Contenziosi in atto € 4.015.446,13
Totale somme Spese legali per Contenziosi € 161,919,61
Totale Espropri € 500.000,00
TOTALE GENERALE € 16.869.832,33
La situazione, invero ripetutamente segnalata nell'ultimo decennio, è stata parzialmente ripianata dall'Amministrazione che ha preceduta quella attuale. dagli atti, peraltro, si evince che l'avverbio parzialmente trova giustificazione nell'esiguità, per non dire dell'inesistenza di assegnazioni di fondi di questi ultimi anni. L'attuale Amministrazione come potrà guardare al futuro quando quotidianamente arrivano pignoramenti o sentenze definitive che bloccano l'ordinaria attività dell'ente? Siamo al punto che, per controversie legate alla 219, Commissari ad Acta nominati da tar ci aggrediscono sulle somme in tesoreria al punto che non siamo in grado di pagare il carburante per lo scuola bus, il gas per riscaldare la scuola, gli stipendi agli impiegati comunali. Oggi i contenziosi ex L. 219, che in parte sono già sentenza ed altri prossimi, incidono sulla contabilità ordinaria e quindi sulla vita quotidiana di questo Paese. Quale futuro ci può essere per questo Paese quando il valore dei contenziosi per milioni di euro supera quello dell'intero valore patrimoniale immobiliare Castelnovese attualmente presente? Questa è una situazione drammatica che non ci consente affatto di guardare al futuro in maniera positiva. Chiediamo che il Governo intervenga, anche attraverso il Commissariamento ex L.219/81 del nostro Comune. Noi giovani amministratori non so quando saremo in grado di resistere.
O riusciamo ad avere strumenti e risposte a breve o questo paese sarà costretto a morire.
Credo fortemente però che anche la gente del piccolo paese Castelnuovo di Conza, ha diritto di guardare con positività al proprio futuro e per questo vi chiedo di aiutarci.
IL SINDACO ARCHITETTO FRANCESCO CUSTODE


Presentazione del libro DI GERONIMO FRANCESCO "Oi Castelnuyov' mij, aria g'ntil'..."
Di Geronimo
Copertina
Monumento
Museo materiali minimi d'arte contemporanea

presenta il libro di Francesco DI GERONIMO
"Oi Castelnuyov' mij, aria g'ntil'..."

Fotografie e parole del paese di una volta
Con il contributo di Onidia Criello, Francesco Custode, Rosamaria Guarino, Ausilia Mondino

Giovedì 9 settembre 2010 - ore 17,00
Piazza Umberto I° - Lu Chianieddh'



Prof. Francesco Di Geronimo

Vice Sindaco ed Assessore ai Lavori Pubblici

Nato a Castelnuovo di Conza (SA) il 29 novembre 1945
Laureato all'Università di Salerno
Specializzazione conseguita presso l'Università di Torino
Brevi note biografiche
• Consigliere comunale di Fisciano dal 1968 al 1995;
• Assessore comunale di Fisciano dal 2001;
• Nel 1995 eletto Consigliere Provinciale nel collegio Baronissi, Fisciano e Pellezzano;
• Presidente del Consiglio Provinciale di Salerno dal 1997 al 1999. In questa veste è stato componente della Commissione Nazionale “Presidenti dei Consigli Provinciali” dell’Unione delle Province d’Italia;
• E’ stato anche Consigliere di amministrazione del Centro Studi Salernitani “Raffaele Guariglia”, membro dell’Assemblea Generale della Comunità Montana Valle dell’Irno, nonché dell’Assemblea Generale e del Comitato dei Garanti della USL 47;
• Dal 1991 al 1997 membro del Consiglio Nazionale del Partito Democratico della Sinistra;
• Dal 2004 al 2007 membro del Consiglio Nazionale dei Garanti dei Democratici di Sinistra;
• E’ tra i fondatori del Partito Democratico.


MONUMENTO VITTIME 23 NOVEMBRE 80
Locandina
monumento
Martedì 23 Novembre 2010
30° ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO
PROGRAMMA DELLA COMMEMORAZIONE
In Piazza Umberto I - Lu Chianieddh'
Ore 17:30 Proiezione di immagini
del terremoto del 23.11.1980
Ore 18:00 Inaugurazione del Monumento
alle Vittime del Terremoto del 1980
Ore 18:30 Celebrazione della Santa Messa
Ore 19:30 Processione con fiaccolata
La cerimonia sarà accompagnata dal duo:
Violino - Prof. Leslaw Pankowsk
Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli
Flauto traverso –Prof.ssa Caterina D’Amore
Orchestra Sinfonica del Teatro C. Gesualdo di Avellino
Interverranno:
Francesco CUSTODE
Sindaco di Castelnuovo di Conza
Pietro LISTA
Artista autore del monumento


Descrizione monumento
Piazza
autore
AUTORE
MONUMENTO
MONUMENTO
Monumento
Pietro LISTA
Con grande onore ho ricevuto l'incarico dall'Amministrazione di Castelnuovo di Conza per la realizzazione del Monumento alle Vittime del Terremoto del 23 novembre 1980. L'Opera sarà collocata nella Piazza Umberto I° "Lu Chianiedd", del Centro Storico ricostruito. La Piazza che è parte stessa del monumento è il luogo dove quasi tutti i corpi furono portati per essere riconosciuti e pianti. Conoscendo questo paese prima del terremoto e poi averlo visto dopo i crolli mi ha creato una forte emozione. Ricordo il fascino delle sue stradine e l'immenso spazio di orizzonti che circondavano l'intero paese, le figure silenziose dei suoi abitanti, i volti incisi nel tempo ... Tutto era avvolto da un silenzio irreale. Provai allora un senso di pace infinita. Rivisitai il paese nei giorni successivi al terremoto, camminando con l'animo straziato per le stradine devastate. Macerie ovunque. Le mie emozioni del dramma di quel terribile terremoto sono racchiuse nella mia opera così come appresso descritta. Anastasi (resurrezione) " Io sono la porta: chi entrerà attraverso me sarà salvo" così dice Gesù di se stesso nel vangelo di Giovanni (10,9). nella simbologia cristiana indica il potere salvifico di cristo: spezzando le catene dell'antinferno (Lo She'ol), egli redime i meritevoli e riconduce a se. Era giusto, quindi, esprimere il ricordo delle vittime nela figura della "Porta", dove si compie il "Passaggio" dalla condizione terrena a quella celeste; era giusto, inoltre che la porta fosse semiaperta, indicandosi in ciò lo spiraglio della fede quale luce di un orizzonte eterno. A quella luce la "porta" espone il racconto delle virtù e dei vizi degli uomini, ed è un racconto nascosto nei nomi delle vittime: nomi che incidono l'immobile sostanza simbolica, che ritagliano la consistenza metallica e rugginosa. Sono nomi di vittime e come tali non seguono una gerarchia, un ordine. nel loro disporsi, al di qua e al di la della porta, c'è solo la condizione innocente della loro sorpresa, della loro impotenza, colta in un gesto estremo respiro. E per questo motivo che lo spiraglio della fede è attraversato da un sottile tracciato di verde, colore che da sempre appartiene all'attesa dell'ANASTASI. Dopo un'attenta ricerca di dove si trovavano le vittime quella sera, I NOMI SARANNO INCISI SULLE LASTRE IN GRUPPI COME STAVANO NEL TERRIBILE MOMENTO DEL TERREMOTO. Le due lastre saranno collocate in acciaio corten di dimensione cm 100 x cm 300, opportunamente ancorate a suolo.
Novembre 2010


ORA NON C'E' PIU'
PIER DONATO IANNUZZELLI
ORA NON C’E’ PIU’
Via Risorgimento, a sinistra è la lunga scalinata che porta alla Torricella e più avanti la parete nord della chiesa di San Nicola che poggia su una vistosa roccia muscosa; a destra qualche negozio e qualche altra casa.
Poi, dopo un breve tratto in salita, i pochi scalini verso il forno.
Un forno di pietre mal messe ed annerite dal tempo e dal fumo, ma tanto profumo di pane fresco che da lontano mi sembra di sentire ancora.
…Ora non c’è più
Sopra il forno, delle case, e fra queste quella di Rosina; una donna instancabile. Chissà quanti barili di acqua ha portato nelle case!
E quante ore di attesa per riempirli sotto il misero getto, quasi gocciolante dell'unico rubinetto alla “Fontana”!
La rividi un anno fa; il suo viso rugoso e lo sguardo serio erano rimasti uguali; solo dalla lenta camminatura capii che i suoi anni non erano più gli stessi.
…Ora non c’è più
Dalla piazza, dopo pochi scalini in giù, a due passi uno dall'altro, ed il passaggio sotto l'arco, è già via Roma.
Da un lato una strettoia verso la Torricella e case alte, dall'altro, un po più avanti, l'inizio di via Pennino e la casa di zia Rosa. Il portone, due battenti blu, non ne ricordo altri di quel colore, sempre aperti e sostituiti, nei periodi freddi, da due porticelle vetrate.
Rosinella, come tutti la chiamano, è viva per miracolo; lei stessa mi dice: “Ho cercato di mettere in salvo solo la mia anima affidandola al Signore, quando mi è sembrato che era la fine”.
Continuando si arriva alla farmacia, dove era una volta, poi si passa davanti ad altre case e portoni vari ed a l'arco di Tavarone, attraverso il quale si scorge, verso valle, il ponte del Pennino.
Più avanti la casa di Ruccia. Ruccia una donna inconfondibile, dalla riccia capigliatura, dallo sguardo sereno e dal viso sorridente.
...Ora non c'è più
Subito dopo è la nostra casa; qui, mi dicono, sono nato.
Tre camere e tre finestre che si aprono sugli orti con i mandorli, i primi a fiorire con il ritorno della primavera. Più in giù, il vallone con i resti di un vecchio mulino, la strada per Santomenna che scompare dopo un'ampia curva e più lontano, di fronte, la montagna di Laviano, la prima ad imbiancarsi con l'avvicinarsi dell'inverno. Ai suoi piedi, verso ponente, la vetta della torre con l'orologio ed i pochi tetti delle case più alte che affiorano dalle cime degli alberi e più in là un'ampia gola con il monte Cervialto.
E' l'alta valle del Sele.
Che spettacolo da quelle finestre! Quanti canti melodiosi di uccelli! Quanto sole! Quanta aria buona! Quante corse per quelle campagne! E quanti ricordi di quella nostra casa!
Un'ampia cucina con il camino di pietre scolpite, dove i ceppi, accostati uno a l'altro, ardevano, con noi intorno, fino a notte nelle gionate rigide. La sala, con il tavolo nel mezzo e la libreria stile “800”.
E poi, tante, tante indimenticabili altre cose di quella casa!
...Ora non c'è più
Quasi attaccata alla nostra, la casa dello zio “Cavaliere”. Pavimenti piastrellati, scale di marmo, pareti decorate a bassorilievo ed una grande veranda, sono le cose che spesso ricordo.
...Ora non c'è più
Poi, via Roma , la strada principale che dalla piazza va fino alla chiesa Madre passando in mezzo al paese, continua e comincia a scendere.
Le due lunghe file di case, da un lato e dall'altro, sono interrotte ogni tanto da gradinate che salgono o che scendono.
E' la strada più lunga, è la più percorsa, è la strada degli incontri e dei giuochi dei ragazzi, è la strada dove gli anziani, seduti sull'uscio, prendono i caldi raggi del sole nelle giornate fredde.
...Ora non c'è più
Dalla via Roma, verso il castello, ancora strade e tante case, tutte unite tra esse; chi basse e chi alte, chi con balcone e chi senza; sono le case che in cartolina emergono e formano il profilo del paese.
Le ricordo quasi tutte e la gente in esse, come pure quella nelle case di via Roma.
Tanta gente semplice! Tanta gente buona! E di tanta, tanta...
...Ora non c'è più

Tratto da: Ora non c'è più, pensieri scritti da Pier Donato Iannuzzelli dopo il terremoto del 23 novembre 1980.



IL MATTINO DEL 24 NOVEMBRE 2010
ARTICOLO TRATTO DAL GIORNALE “IL MATTINO” DEL 24 NOVEMBRE 2010
Castelnuovo di Conza
Una porta con i nomi delle vittime
Ottantacinque nomi impressi su una porta socchiusa. Ottantacinque uomini, donne, bambini morti sotto le macerie trent’anni fa. E’ il monumento, tutto in acciaio, che la piccola comunità di Castelnuovo di Conza ha voluto fortemente per ricordare chi non c’è più, ma anche per ricordare a quanti oggi vivono in case nuove, tutte qui ricostruite, il sacrificio ed il dramma. Una porta, simbolo cristiano di salvezza, realizzata dall’artista salernitano Pietro Lista, inaugurata ieri sera nella Piazza principale, che tutti chiamano “Lu Chianiedd”, dove quei morti furono portati per essere riconosciuti ed anche pianti. In una rappresentazione di tre metri. >, dice il sindaco, Francesco Custode


1861 - 2011 - 150° ANNIVERSARIO UNITA' D'ITALIA
LOCANDINA
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1861 // 2011 150° ANNIVERSARIO UNITA' D'ITALIA - LA STORIA SIAMO (ANCHE) NOI, IL CONTRIBUTO DI CASTELNUOVO DI CONZA AL RISORGIMENTO E ALL'UNITA' D'ITALIA: FRANCESCO TURI E VITO PEZZUTO, MORTI IL 4 MARZO 1861 - GIOVEDI' 17 MARZO2011, ALLE ORE 18,00, NELL'AULA CONSILIARE PROIEZIONE DEL FILMATO DI GIOVANNI mINOLI (RAI 3) SULL'AFFONDAMENTO DEL PIROSCAFO "E R C O L E" INTERVENTI DI: PROF. FRANCESCO DI GERONIMO, ARCH. FRANCESCO CUSTODE - SINDACO - L A C I T T A D I N A N Z A E' I N V I T A T A A P A R T E C I P A R E.-
INTERVENTO DEL SINDACO - FRANCESCO CUSTODE
Castelnuovo di Conza 22 marzo 2011
Intervento del Sindaco arch. Francesco Custode:
Signori Consiglieri ed Assessori comunali, come già vi è noto, giovedì 17 marzo u.s. in questa Aula consiliare abbiamo svolto una riflessione pubblica e celebrato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. E però abbiamo ritenuto doveroso, in occasione della prima seduta del Consiglio comunale di Castelnuovo di Conza, avere anche e principalmente nella sede più alta della rappresentanza democratica cittadina un ulteriore momento di riflessione e di celebrazione dell’evento.
È doveroso non far passare sotto silenzio, come pure alcuni avrebbero preferito, questo traguardo che la nostra Bella Italia ha raggiunto grazie a quanti ci hanno portato prima all’unificazione e poi, a partire dal 1861, hanno costruito il nostro Paese. Le istituzioni sono chiamate a celebrare questa ricorrenza per onorare lo spirito italiano che ci unisce tutti; l’Italia non è certamente solo unità geografica ma è una nazione unita nella condivisione di valori che ci accomunano, dai piccoli centri alle grandi città, dal sud al nord.
Molte cose ci rendono orgogliosi di essere italiani: il nostro patrimonio artistico e culturale, la bellezza del nostro territorio, la cucina e i prodotti alimentari, ascoltare l’inno di Mameli, veder sventolare la bandiera tricolore, il Risorgimento, la Resistenza, la nostra bella Costituzione, la moda e lo stile, la musica, il livello dello sport e dei campioni, il cinema con gli attori e i registi, gli scrittori … la Ferrari.
La costruzione di un Paese è la sommatoria del lavoro di ogni cittadino, di piccoli gesti quotidiani, del senso civico e del senso di responsabilità rispetto ad un unico grande progetto.
La nostra giovane Amministrazione municipale di Castelnuovo di Conza si sente parte attiva di questo processo di costruzione. Questo ce lo insegna la storia, perché la storia siamo noi e in questa particolare occasione di commemorazione del 1861 possiamo ben dire che la storia siamo anche noi.
Oggi, infatti, vogliamo onorare il sacrificio di due castelnovesi, Francesco Turi e Vito Pezzuto, commercianti corallieri, che nella notte tra il 4 e il 5 marzo del 1861 persero la vita nell’affondamento dell’Ercole, piroscafo sul quale viaggiava lo scrittore garibaldino, contabile della spedizione dei Mille, il colonnello Ippolito Nievo.
Si trattò di un evento tragico che già all’epoca destò non pochi sospetti, per le tensioni di quei giorni in merito a carteggi che Ippolito Nievo portava con se da Palermo verso Napoli. La tragedia che vide coinvolti i nostri concittadini, secondo alcuni studiosi, da Pier Paolo Pasolini a Stanislao Nievo, può essere definita la prima strage di stato.
La ricerca storica e l’analisi dei documenti trovati presso l’archivio di questo comune è stata condotta dal professore Francesco Di Geronimo, all’interno di un lavoro che da tempo, con passione e tenacia, sta conducendo su quanti hanno fatto la storia di Castelnuovo di Conza.
A lui passo la parola per l’ illustre contributo.

Castelnuovo di Conza, 22 marzo 2011
Intervento del Prof. Francesco Di Geronimo

Signor Sindaco, signori Consiglieri ed Assessori del Comune di Castelnuovo di Conza, desidero innanzitutto ringraziarVi per il gradito invito che mi dà l’occasione di prendere la parola in un consesso civico ricco di storia, e che ha visto i nostri antenati protagonisti di dibattiti e decisioni che hanno segnato il percorso della comunità.
Come ha ricordato il sindaco, arch. Francesco Custode, il giorno 17 marzo u.s. si è tenuta a Castelnuovo, in questa stessa aula consiliare una riflessione sul 150° anniversario della nascita ufficiale dello stato unitario italiano.
Per preparare degnamente questa celebrazione il sindaco Custode ha voluto dar vita ad una ricerca storica sul 1861 a Castelnuovo e perciò mi ha chiesto una collaborazione. Insieme abbiamo cercato tra le carte dell’archivio comunale prima di tutto le delibere di quel periodo.
Sfortunatamente, di atti deliberativi dell’epoca nessuna traccia: secondo il racconto di Antonio Iannuzzelli un gran mucchio di carte “vecchie” del municipio sarebbero state bruciate in occasione di un incendio avvenuto quando la sede comunale era in Via Serrone. Tra le carte perdute, anche le delibere comunali dell’ottocento.
Sapevo, però, che a Castelnuovo è molto ben conservato l’archivio dello stato civile. A partire dalla sua istituzione nel 1809.
E così con il sindaco Custode siamo passati a dare un’occhiata ai registri del 1861 e 1862. Qui abbiamo trovato questo documento:
Provincia di Principato Citeriore - Comune di Castelnuovo di Conza
Atto di morte di Francesco Turi
L’anno milleottocentosessantadue, il dì ventotto del mese di marzo, alle ore sedici
Noi Giuseppe Nicola Di Donato Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del suddetto Comune, Distretto di Campagna, dichiariamo che Francesco Turi figlio del fu Luca Turi di anni cinquanta di professione coralliere domiciliato in Castelnuovo si moriva nel mese di marzo milleottocentosessantuno pel naufragio del Piroscafo l’Ercole giusta la decisione del Tribunale civile sedente in Salerno in data del ventisei febbraio corrente anno milleottocentosessantadue, registrata a Salerno li ventisette detto mese ed anno al libro terzo volume quattrocentottantaquattro folio novantanove casella seconda numero duemilasettecentoventicinque Buonopane.
Epperò abbiamo inscritto l’atto di morte di Francesco Turi fu Luca ne’ presenti registri per disposizione del Tribunale civile contenuta nella sù citata disposizione.
Subito siamo andati col pensiero a quei coraggiosi castelnuovesi commercianti di corallo richiamati nell’articolo sul fenomeno commerciale di Castelnuovo pubblicato nel 1901 sul Bollettino della Società Africana d’Italia.
Questo articolo, di cui si era perduta la memoria e che sono recentemente riuscito a ritrovare, è ampiamente riportato nel libro “Oi Castelnuov’ mij, aria g’ntil…” (MMMAC, 2010), dove a pag. 154 si può leggere:“I primi negozianti di corallo di Castelnuovo furono Francesco Turi e Vito Pezzuti che nel 1862 morirono miseramente annegati nella traversata da Palermo a Napoli”.
Ora però, con in mano il documento trovato nell’archivio del comune di Castelnuovo, avevamo due informazioni in più:
1. che la morte di Franceso Turi era avvenuta nel 1861 (anno dell’unità d’Italia) e non nel 1862 come erroneamente riportato nella rivista del 1901;
2. che il piroscafo sul quale trovarono la morte i due “corallieri” castelnuovesi era l’Ercole.
Ma l’Ercole era anche il piroscafo sul quale a Palermo il 4 marzo 1861 si imbarcò per Napoli lo scrittore e poeta Ippolito Nievo, che aveva partecipato al seguito di Garibaldi alla spedizione dei Mille con il ruolo di vice intendente (colui cioè che teneva i conti economici dell’impresa).
Ippolito Nievo portava con sé una cassa di documenti che ricostruivano tutti i passaggi di denaro e che gli erano stati richiesti dal governo piemontese, presumibilmente per porre freno alle polemiche insorte tra i seguaci di Cavour e quelli di Garibaldi sul costo ed i finanziamenti della spedizione.
Come è noto Ippolito Nievo ed i suoi documenti non arrivarono mai a Torino perché l’Ercole nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1861, dodici giorni prima della nascita ufficiale del Regno d’Italia, scomparve prima di arrivare a Napoli con tutti gli uomini a bordo, una ventina di marinai ed una sessantina di passeggeri.
Compresi i due commercianti di corallo di Castelnuovo Francesco Turi e Vito Pezzuto.
Stranamente passarono undici giorni prima che partissero le ricerche del piroscafo e soltanto il 17 marzo 1861 venne data la notizia sul giornale Omnibus: “L'Ercole, battello a vapore della Compagnia Calabro-Sicula, è affondato a mezzavia tra Palermo e Napoli per un colpo di mare. Incerto il numero dei naufraghi”. Le ricerche non diedero esito alcuno: non si trovò niente, nessun relitto, nessun corpo.
Il tragico episodio del misterioso naufragio dell’Ercole viene evocato nell’ultimo libro di Umberto Eco, Il cimitero di Praga.
Nel capitolo otto del romanzo, Eco riprende e rappresenta in forma romanzata una lettura in chiave complottista dell’evento, che è avanzata da un filone della storiografia risorgimentale: il naufragio del piroscafo Ercole non sarebbe un incidente dovuto a fattori naturali, ma sarebbe stato provocato ad arte per far scomparire la contabilità dell’onesto ed ingenuo poeta padovano, contabilità che avrebbe dimostrato come la sconfitta dell’esercito borbonico fosse stata ampiamente “agevolata” da consistenti elargizioni di denaro ai generali traditori di Francesco II, denaro peraltro proveniente da ambienti massonici dell’Inghilterra.
In buona sostanza l’affondamento doloso dell’Ercole sarebbe, secondo questa lettura, la prima strage di stato del nascente regno d’Italia.
Ovviamente non è questa la sede per affrontare il merito del tragico evento di or sono centocinquanta anni.
Dobbiamo solo far presente, per chi volesse approfondire la questione, che critiche alla versione ufficiale vennero avanzate dal pronipote del poeta, Stanislao Nievo nel libro “Il prato in fondo al mare” che, nel 1975, fece dire a Pier Paolo Pasolini: “Si trattò di un giallo politico, cioè della storia della prima, sospetta, “strage” decisa e attuata dagli uomini del potere: “strage” con cui si sarebbe aperta la storia dello Stato italiano”.
Ancora, è da segnalare il libro di Cesaremaria Glori La tragica morte di Ippolito Nievo – Il naufragio doloso del piroscafo Ercole, edito nel 2010, nel quale l’autore sviluppa la tesi dell’attentato, come anche la bella puntata del 4 marzo 2011 della trasmissione televisiva di Giovanni Minoli La storia siamo noi dedicata al mistero del piroscafo scomparso, e che è stata integralmente riproposta in quest’aula il 17 marzo scorso.
Quale che sia la verità sull’affondamento dell’Ercole, i due commercianti che da Castelnuovo si erano avventurati per mare a comprare e vendere coralli non tornarono più alle loro case e ai loro affetti.
Fecero una parte del viaggio insieme al colonnello Ippolito Nievo e agli altri garibaldini che lo accompagnavano nell’ultima sfortunata missione.
Possiamo anche immaginare che il poeta abbia parlato con i due avventurosi castelnuovesi, forse per avere notizie della parte più interna del regno delle Due Sicilie, e possiamo credere che Francesco e Vito gli abbiano raccontato il fascino di un piccolo paese piantato nella roccia intorno al castello, a guardia della strada che dal mar Tirreno porta al mare Adriatico.
Possiamo credere che gli abbiano detto della durezza della vita e delle ripetute cause civili intentate dal Comune di Castelnuovo di Conza per far valere il diritto della comunità a raccogliere legna nei boschi di Buoninventre e di S. Ilarione.
Possiamo credere che abbiano raccontato a Ippolito Nievo di quando, nel 1848, i castelnuovesi con il sindaco facente funzioni ed i sacerdoti alla testa andarono a far valere i diritti della comunità sulle terre degli ex feudatari, e di come poi furono arrestati e portati in catene a Salerno Gerardantonio Pugliese, Francesco e Donato Di Donato, Fedele Pugliese, Michele e Pasquale Turi, Michele Pezzuto, Michele Tavarone, Donato, Giuseppe e Vincenzo Di Domenico.
(A tal proposito desidero leggere al Consiglio Comunale alcuni stralci di documenti dell’epoca che descrivono gli avvenimenti con il linguaggio e lo spirito dell’apparato repressivo borbonico:
1. dal rapporto in data 4 maggio 1848 della Guardia Nazionale di Teora:
Buona parte della popolazione di Castelnuovo in Provincia di Principato Citeriore, a questo Comune limitrofo, guidata da circa quaranta persone armate di fucili disarmarono e maltrattarono gravemente i Guardaboschi di Don Giovanni Cassitto di qui che custodivano la di costui estesa proprietà boschiva denominata S. Ilarione. Commisero molti guasti al fabbricato ed alle piante ed abusando della forza cercarono per via di fatto prender possesso de’ dritti comunali che essi asseriscono senza alcun fondamento vantare sulla proprietà medesima.
2. dalla nota data a Napoli il 19 maggio 1848 del Ministro di Grazia e Giustizia al Ministro dell’Interno:
Eccellenza, dal rapporto del dì 13 andante direttomi dal Procuratore Generale Criminale in Salerno e che trascrivo all’E.V. rileverà quanto ha avuto luogo in Castelnuovo di Conza per opera di Don Francesco Di Donato 2° Eletto e Capo di quella Guardia Nazionale.
“Eccellenza, certo Don Francesco Di Donato 2° Eletto ed anche Capo della Guardia Nazionale di Castelnuovo di Conza nel giorno 2 di questo mese, alla testa di molta gente armata impadronivasi di due muli carichi di legna raccolta in un bosco posseduto da Don Giovanni Cassitti di Teora, pel quale vanta de’ dritti lo Comune di Laviano, e dopo di aver sbaragliato e percosso coloro che qui avevano gli animali concertarono di commuovere l’indomani l’intera popolazione ad impadronirsi violentemente tanto del predetto bosco, quanto di un altro denominato S. Ilarione; all’uopo s’introdusse colla medesima comitiva nella Chiesa dove fece predicare dal Sacerdote Don Vincenzo Di Domenico che nel mattino appresso la popolazione era invitata a prendere possesso degli indicati boschi. In effetti nel giorno seguente il suono delle campane a stormo fece insorgere gli abitanti, che armati di ogni specie di armi proprie ed improprie e sempre sotto la direzione del 2° Eletto Capo della Guardia Nazionale Don Francesco Di Donato irruppero nei boschi controversi disarmando i Guardia Forestali, respinsero Guardiani, Coloni, ed ogni altro oppositore, s’impossessarono de’ boschi, devastarono le terre, radendo alberi, disperdendo un gregge di circa mille pecore, e spararono circa 400 fucilate piuttosto a spavento, incluse quelle sparate dagli aggressori.
“Informato di tale vandalismo il supplente di Laviano Don Felice De Chiara, fu sollecito di dar mano alle prime indagini, dirigendo un uffizio per taluni testimonij al Sindaco di Castelnuovo, il quale uffizio cadde sventuratamente nelle mani del principale colpevole Don Francesco Di Donato, che nella qualità di 2° Eletto funzionante da Sindaco, o piuttosto funzionar volle appunto col proponimento di offendere con la risposta il Supplente di Laviano. Ecco di fatti in quai termini è conceputa la risposta offiziale di quell’insolente:

Amministazione Comunale Castelnuovo di Conza – senza data
Al Signor Supplente anticostituzionale
di Laviano
Signore, Francesco Sibilia è ammalato e Vincenzo Pacillo è impedito, qual servente di affari pubblici, ma senza che s’incomodi di esaminarli, gli dico io l’avverantesi, io il Sindaco fummo quelli che fecimo emanare bandi, perché questi cittadini si avessero andati a prendere le legna del cerro tagliato nel bosco di basso, ch’è di proprietà del Comune, come da sentenza diffinitiva del Tribunale, e che (fu) reciso da Santomennesi senza alcun diritto. Egli intanto come persecutore di Carbonari e Patriotti, per cui anticostituzionale, non sarà più inteso.
Pel Sindaco assente – Il 2° Eletto
Francesco Di Donato”)

Possiamo anche credere che Francesco Turi e Vito Pezzuto abbiano riferito al colonnello Nievo di altri fatti che avevano sentito raccontare in paese e che riguardavano l’arresto nel 1821 e la carcerazione per molti anni di Vitantonio Di Geronimo, Vincenzo Di Donato e Vincenzo Robertiello, accusati di appartenere ad una società segreta antiborbonica capeggiata dal notaio di Laviano Ruggiero Gibboni.
Possiamo credere che abbiano chiesto essi, Francesco e Vito, al colonnello Nievo se adesso, con la vittoria di Garibaldi e l’annessione al Piemonte, le cose sarebbero cambiate e come.
Possiamo credere che...
Possiamo credere, ma non sapremo mai com’è andata.
Una cosa però è certa: naufragio “naturale” o prima “stage di stato” che sia, vittime innocenti degli elementi o di un oscuro, diabolico disegno, Francesco Turi e Vito Pezzuto, commercianti di corallo di Castelnuovo di Conza, affondati con il piroscafo Ercole e con il garibaldino Ippolito Nievo, un piccolo contributo all’unità d’Italia lo hanno dato anche loro.
E ci sembra giusto, a centocinquanta anni dalla loro tragica morte, nel festeggiare il compleanno della nostra Patria, ricordare alla comunità di Castelnuovo di Conza, all’intera provincia di Salerno, e, in particolare, alle giovani generazioni Francesco Turi e Vito Pezzuto, ed insieme a loro il sindaco facente funzioni di Castelnuovo, Francesco Di Donato, il sacerdote Vincenzo Di Domenico e Gerardantonio Pugliese, Donato Di Donato, Fedele Pugliese, Michele e Pasquale Turi, Michele Pezzuto, Michele Tavarone, Donato e Giuseppe Di Domenico, che guidarono la popolazione nell’occupazione delle terre del 1848, e Vitantonio Di Geronimo, Vincenzo Di Donato e Vincenzo Robertiello che nel 1821 conobbero la durezza delle carceri borboniche per affermare l’insopprimibile diritto alla libertà ed alla dignità di tutti.


TESI DI LAUREA PUGLIESE ANTONIO
Storia e tradizioni popolari, tratto da il Giornalino Lu Chianiedd’ – Settembre/ottobre 2010

Il santuario di Giove Vicilino

Antonio PUGLIESE di Sant’Andrea di Conza AV

Qualche tempo fa un giovane specializzando in Archeologia di sant'Andrea di Conza AV, Antonio Pugliese, ci ha contattati in cerca di materiale sulla storia del nostro territorio. Era infatti intenzionato a presentare come tesi di specializzazione un lavoro sul santuario di Giove Vicilino, che molti ritengono sorgesse tra Sant'Ilarione e Piano Voglino. Oggi, terminata la ricerca, Antonio ce ne ha inviato un estratto. Ritenendo molto interessante il lavoro, abbiamo voluto dedicargli largo spazio in questo numero de Lu Chianiedd'. Ad Antonio va la nostra stima e un ringraziamento per aver profuso le proprie energie e competenze nello studio del nostro territorio.

Il presente lavoro ha come oggetto lo studio e l'indagine topografica del comprensorio tra le alte valli dei fiumi Sele ed Ofanto, al fine di ricostruire e fornire indicazioni utili circa l'esatta ubicazione del tempio di Giove Vicilino. L'esistenza di tale santuario è testimoniata dalle fonti storiche, in particolare da Tito Livio, il quale ci informa dell'esistenza nel territorio di Compsa di un tempio dedicato a lovis Vidimi in cui, fra i tanti prodigi accaduti durante la guerra annibalica, fu udito un notturno strepitio d'armi. L'episodio si colloca più precisamente nell'ambito della seconda guerra punica, in cui certamente il centro di Compsa dovette assumere un ruolo non secondario.

Il culto di Giove rivestiva certamente una posizione primaria nell'ambito del pantheon italico. Come è noto, l'unico nome divino per cui la comparazione linguistica indoeuropea può dimostrare una diffusione che va dall'uno all'altro capo dell'area occupata dai diversi ceppi italici è appunto quella che ha dato come esito Giove in latino e nelle lingue italiche (rispettivamente Iup(p)iter, Diespiter, lupater); ciò vale quindi anche per Vethnos osco-sabello, che è quello che riguarda l'area di pertinenza dell'oggetto di questa trattazione. La valenza uranica del dio Giove eccelle certamente a Roma, e la sua qualità politica sarebbe espressa dai suoi attributi optimus maximus\ la dimensione urania della divinità, che lo rende più simile al corrispettivo delle religioni classiche, comprende però, in ambito italico, anche la sfera guerriera. A questo sistema principale comune a tutta l'area umbro-sannita, si affiancano alcune caratteristiche tipiche dell'area osco-campana. Molto legato al mondo della fertilità è, ad esempio, il Giove osco-sabellico, come risulta anche dalle tavole di Agnone. Altro dato da rilevare, inoltre, sulla base dell' analisi del maggior complesso di iscrizioni sacre in osco rappresentato dalle iuvilas capuane, è la presenza di Giove nella sfera delle attività infere.

Per quanto riguarda più precisamente la Campania interna, sempre Livio ci informa che la principale divinità del popolo abitante il Sannio in generale, era Giove, adorato fin da tempi remotissimi. La sua importanza in Campania sembra sia andata aumentando dopo l'arrivo dei Sabelli che, ugualmente ai Romani, consideravano le Idi il giorno dedicato in particolare a questa divinità, come mostrano le lovilae. La divinità, in base alle iscrizioni attestate, sembra essere caratterizzata da diversi epiteti, che si legano al nome del dio nella formula del nome doppio. Generalmente l'epiteto serve ad evocare l'orizzonte di attività di un dio di valenza più vasta, o si riferisce ad un'attività di rilevanza divina ma non effettivamente collegata alla personalità della divinità. Il Radke aggiunge una terza possibilità, quella per cui la funzione, espressa dal secondo nome, sia indicata da un nomen agentis: esemplificativi in tal senso sono gli epiteti Versar, Statar, Regator, Pistus, Flagius, che in alcuni casi contraddistinguono il dio Giove. Il secondo nome, inoltre, non indica sempre soltanto una generica funzione, o l'attuazione di questa nel presente, ma, talora, una sua attuazione determinata nel tempo, quindi il riferimento a una precisa e particolare "prestazione" divina realizzatasi in un determinato momento, oppure il riferimento al desiderio di una "prestazione" da realizzare. In Campania abbiamo attestazioni riferibili al culto di Giove Plagio, testimoniato sia a Cuma che a Capua (iùveiflagiùì], trasformato poi successivamente in Flazzus in età romana; questo termine starebbe ad indicare una valenza più che urania, di divinità legata alla luce o a fenomeni naturali, assimilabile probabilmente al Tinta etrusco. Le altre attestazioni riguardano il culto di Giove optimus maximus, riscontrato ad Abella, Capua, Pozzuoli e Trebula, quello di Giove Liber sempre a Capua, o ancora quello di Giove Striganus a Misene. Recentemente si è proposto di inserire tra le caratteristiche di questo Giove italico, che a Capua sembra cogliersi meglio rispetto agli altri centri, un aspetto ctonio ma di matrice greca, rappresentato dal Giove Meilichio di Pompei.

Per quanto riguarda Giove Vicilino, il culto sembra essere attestato solamente a Compsa, e potrebbe essere messo in relazione con il luppiter Vesuvius o ancora con Giove Tifatinus; probabilmente l'analogia non è così stringente, anche se i culti di Giove in cui il nome del dio è accompagnato da un epiclesi che lo collega ad elementi naturali o insediativi del territorio potrebbero nascondere culti di notevole antichità legati a forme di religiosità "primitiva". L'epiteto Vicilinus rimanda chiaramente a vicus ed indicherebbe un aspetto della divinità esclusivamente locale; era direttamente il vicus, o anche più vici insieme, a prendersi cura di questo genere di santuari, che avevano evidentemente una connotazione territoriale corporativa.Il santuario di Giove Vicilino ha suscitato l'interesse degli studiosi già a partire dalla metà del 1800, quando Federico Cassitto identificò il sito di questo tempio dedicato a Giove nell'ex feudo di Sant'Ilarione, in territorio di Castelnuovo di Conza, una località che tuttora è denominata Temete, confinante con un pianoro detto Voghino, in cui lo stesso Cassitto ravvisò le rovine e i resti di un antico edificio. Molti storici e studiosi che scrissero prima o dopo il Cassitto ammettono la stessa ipotesi, altri invece, come il Laviano, tendono a confutarla.

Il Cassitto riconobbe i resti del tempio a valle di un complesso collinare fittamente arborato, situato esattamente al centro della valle denominata Temete, da cui era possibile dominare sia l'accesso alla valle del Sele che quello al valico appenninico di Gonza, oltre alla stretta valle che da Laviano, aggirando il massiccio del monte Marzano, conduce a Muro Lucano. L'ubicazione del tempio a valle sembra essere confermata anche da altri studiosi. Il Grisi colloca gli avanzi del tempio alla destra del torrente Temete, poco a ridosso della odierna strada nazionale, ad un centinaio di metri dal ponte che segna il bivio per Laviano e per Valva. Questo dato è confermato anche dal De Ruggiero il quale indica che lungo la S.S. 91 della valle del Sele, poco prima dell'incrocio Castelnuovo di Conza-Laviano, immediatamente a monte della stazione di servizio della Agip, sul tracciato di un'antica mulattiera che conduce al piano detto Voglino, si rinvengono tracce di antiche mura e di tegoloni di età romana, in tale quantità, da essere state utilizzate per una costruzione sorta nelle immediate vicinanze.

Sarebbe tuttavia preferibile, o almeno da prendere in considerazione, la possibilità di una sistemazione del tempio più a monte del colle, in prossimità della località Bosco Torretta, sul declivio collinare opposto, quello che degrada più dolcemente verso N, in cui forma un piccolo pianoro orientato in senso S-N: si tratta, per l'appunto, del pianoro detto Vuglino . In genere, infatti, i santuari risalenti ad età sannitica, sia di grandi che di piccole dimensioni, sorgono all'interno di aree sacre disposte su terrazze pianeggianti situate o ricavate lungo il pendio di un colle o di un monte generalmente non troppo impervio, nelle vicinanze di sorgenti e delle principali vie di comunicazione; le terrazze sono poi, nella maggior parte dei casi, costruite e/o protette da muraglioni per lo più in opera poligonale. Una collocazione a monte risponderebbe bene a queste caratteristiche, oltre a permettere una visuale ottimale sulla vallata sottostante. In questo modo il tempio si sarebbe andato a collocare in una posizione strategica fondamentale, nelle immediate vicinanze del valico della Sella di Gonza, punto stradale nevralgico di grande importanza perché unico a permettere un agevole passaggio dalle coste adriatiche a quelle tirreniche, e frequentato già a partire dall'Età del Ferro, come documentano gli scavi di Oliveto, Buccino e Cairano.

Come nella maggior parte dei santuari di età sannitica, è molto probabile che anche quello di Giove Vicilino abbia mantenuto per molto tempo il carattere di luogo di culto all'aperto, connesso alla presenza di acque sorgive, che certo non mancano in prossimità del monte su cui il tempio era probabilmente ubicato. La monumentalizzazione del santuario potrebbe essere avvenuta alla fine del III secolo a.C., all'indomani delle distruzioni apportate dalle guerre annibaliche; è in questa fase, soprattutto in Campania, che si registra una vera e propria fioritura dell'edilizia templare, volta soprattutto alla ristrutturazione e alla monumentalizzazione di luoghi ed edifici di culto preesistenti o alla costruzione di nuovi; essa si concretizza, tra la fine del III e gli inizi del I secolo a.C., nell’erezione di templi e complessi dall’impianto anche scenografico e dalle raffinate architetture di ispirazione ellenistica, realizzati da maestranze specializzate, probabilmente organizzate in imprese itineranti. Abbiamo già considerato, precedentemente, come l’epiteto V i c i l i n u s, implicherebbe la cura e la custodia del santuario da parte di uno o più vici. È evidente che un luogo di culto del genere abbia avuto, almeno inizialmente, una dimensione "paganico-vicana", fungendo cioè da polo di aggregazione per le popolazioni rurali del distretto territoriale o del singolo insediamento. Ma quali potrebbero essere i vici dislocati nelle vicinanze addetti alla manutenzione del santuario? Effettivamente, a poca distanza dal pianoro detto Voghino, in direzione N verso la Sella di Gonza, in località S. Ilarione, saggi di scavo compiuti dallo Johannowsky hanno messo in evidenza resti di un circuito murario con andamento curvilineo ricoperto di tegole frantumate. Detto muro, affiorato a circa 60 cm. di profondità dal piano di campagna si presentava in stato di crollo ed il terreno intorno ad esso, per un certo tratto, presentava chiari segni di combustione; reperti ceramici rinvenuti in superficie permettono di datare il sito al IV sec. a.C.. A tal proposito occorre ricordare come sempre il Cassitto identifica a S. Ilarione il vicus di Vercellio che, insieme a quelli di Sicilio e Vescellio, sono ricordati da Tito Livio come tre oppidi irpini riconquistati durante la seconda guerra punica da Marco Valerio Levino. L'individuazione di Vercellio in territorio di Compsa è confermata anche dal Passare, il quale fornisce indicazioni in merito all'esatta ubicazione degli oppida irpini riconquistati. Oltre all'insediamento di località S. Ilarione, sempre nell'ambito del territorio pertinente al comune di Castelnuovo di Gonza, le indagini hanno messo in evidenza anche altre strutture ed evidenze risalenti ad età sannitica. In località Cupone, ad esempio, in una zona situata a ridosso dello spartiacque tra le valli del Sele e dell'Ofanto, saggi di scavo hanno riportato alla luce, oltre a vari frammenti di ceramica acroma ed a vernice nera, anche una struttura costituita da ciottoli sovrapposti senza malta sicuramente pertinenti ad un circuito murario, tra cui figuravano anche frammenti di tegole; l'insediamento, anche in questo caso, è databile ad un periodo compreso tra la fine del V e il IV secolo a.C.. Ricognizioni di superficie hanno riguardato, invece, contrada Serroni, località situata a nord del paese di Castelnuovo e da esso distante circa m. 700. Anche in questo caso il sito ha restituito oltre a vari frammenti di ceramica acroma e a vernice nera, anche numerosi resti riconducibili a pithoi e a tegoloni; si tratta di materiali che certamente denotano un'unità abitativa II sito di contrada Serroni presenta caratteristiche simili a quelle riscontrate nella vicina contrada Aulecina, in territorio di Santomenna, da cui è separata dal torrente Redèta, una sorgente perenne delle cui acque usufruirono certamente entrambi gli insediamenti, situati a poca distanza l'uno dall'altro. L'esame degli insediamenti permette certamente di fare qualche considerazione circa le modalità insediative nell'alta valle del Sele in questa porzione di territorio . Procedendo da ovest, cioè da S. Ilarione, verso nord-ovest, per il passo di Gonza e quindi per località Cupone fino ad arrivare ad est alle contrade Serroni e Aulecina, i siti sembrano essere disposti ad arco sul declivio collinare, rivolti verso il fondo della valle. Questa disposizione è strettamente dipendente dalla presenza nelle vicinanze di ciascun insediamento di sorgenti perenni di acqua e di torrenti e valloncelli con regime idrico a carattere torrentizio. La cresta spartiacque della Sella di Gonza, che dalla parte opposta è rivolta verso la valle dell'Ofanto, è come la parte più alta della cavea di un teatro antico, le cui gradinate sono rappresentate dai declivi della estrema alta valle del Sele che degradano a valle fino al Temete.

Risulta essere molto probabile che questi insediamenti, risalenti ad età sannitica, erano pertinenti ad un pagus o costituivano vici disseminati nel territorio di Compsa. Il santuario di Giove Vicilino, sito a poca distanza, doveva rappresentare un centro di aggregazione di queste comunità, nonché la loro sede amministrativa, in cui si riuniva l'assemblea popolare e il consiglio. Questa funzione potrebbe essere stata mantenuta dal santuario anche dopo la scomparsa delle strutture amministrative autonome di pagi e vici', a questa vitalità potrebbero aver contribuito diversi fattori, come il permanere della funzione di sede di fiere e mercati in occasione di ricorrenze religiose, o la sua dislocazione lungo importanti arterie stradali. Se le ipotesi fin qui formulate colgono nel segno, la distanza del santuario dal centro di Compsa, circa 6 km., indurrebbe comunque a considerare come la cura e la manutenzione del tempio, oltre naturalmente alla sua frequentazione, non fosse esclusivamente riservata ai pagi e ai vici pertinenti al territorio del centro irpino. In seguito al processo di romanizzazione del comprensorio dell'alta valle del Sele, concretizzatosi solo intorno alla fine del III secolo a.C., in concomitanza con la fine della seconda guerra punica, il territorio venne ripartito tra i municipia contigui di Compsa, Volcei e, in parte anche Eburum ; l'orientamento prevalente assegna il territorio ad O del primo corso del Sele all'ager eburinus, quello ad E in parte a Buccino in parte a Gonza. La linea di confine tra queste ultime viene individuata all'altezza del massiccio del monte Marzano; è significativo il rinvenimento di un'iscrizione, nei pressi di Colliano alle pendici del monte, che menziona un magistrato il quale ricoprì la carica di edile sia a Volcei che a Compsa; con il meno elevato monte di Valva, situato immediatamente a N, a ridosso dell'omonimo paese, si deve identificare il Mons Balabo della Tabula Peutingeriana.

In questa fase è verosimile che l'area sacra abbia assunto le caratteristiche di un santuario extraurbano di confine, la cui vitalità e frequentazione dovette essere garantita anche da un raccordo viario secondario, il cosiddetto collegamento Volcei-Compsa. Come rappresentato nella Tabula Peuntigeriana, si tratta di una bretella viaria che distaccandosi dalla Regio-Capuam (via Popilia) all'altezza di Acerronia, si collegava all'asse Beneventum-Potentiam passando nei pressi del già ricordato Mons Balabo; tale collegamento può essere considerato il più importante dell'alta valle del Sele. L'arteria stradale si snodava a valle del massiccio del monte Marzano, provenendo dalla zona dell'aver volceianus corrispondente all'attuale territorio di San Gregorio Magno, e prima ancora da Potentia. Da San Gregorio Magno la strada proseguiva in direzione N-O, attraversando il vallone Traiano, fino a giungere alla punta di S. Vittore, in territorio di Colliano. Continuando verso N la strada toccava le località San Vito, Pazzano, San Leonardo, Salitto, giungendo ai confini attuali con Valva, in località San Prisco. Di qui continuava per località Fabbrica e Serra Casigliana, giungendo all'altezza del Monte di Valva (Balabus); proseguiva quindi, varcato il Temete, verso il varco appenninico, in direzione di Gonza. Infine, un ramo molto importante della Volcei-Compsa, dalla valle del Temete passando per Laviano, compiva l'aggiramento del massiccio del monte Marzano, collegandosi a Muro Lucano (Pantica Numistró), attraverso due tracciati che già avevano costituito antichi tratturi utilizzati per la transumanza, dei quali uno, proveniente dalla valle dell'Ofanto, prende il nome di Solofrana; l'altro, che prosegue dalla valle del Temete verso Potenza, e denominato via della Seta. È importante ricordare, inoltre, come la stessa Compsa dovette certamente essere interessata da un importante rete di collegamenti stradali; un diverticolo doveva mettere in comunicazione il centro irpino con la stessa via Appia, alla quale si ricongiungeva presso la statio di Subromula .

Grazie a questa concentrazione di arterie stradali il tempio di Giove Vicilino continuò, anche in età romana, ad essere un punto di riferimento importante per l'intero territorio, luogo di incontro e di scambio per una serie di momenti di carattere collettivo e sociale che nei centri urbani avevano ormai spazi e sedi specifiche.

In conclusione, è ovvio che le idee e le ipotesi presentate delineano un quadro che necessita, a proposito di alcuni punti, di un riscontro diretto sul terreno. Non potrà allora che essere il piccone, per citare e riprendere una frase del valente e compianto archeologo Werner Johannowsky, a determinare e a fornire le risposte alle domande che ci siamo posti.

Da sapere
COMUNE
Il vecchio castelnuovo
grotta
Temete
DALAI LAMA

Ogni uomo ha una precisa responsabilità nei confronti del genere umano e del pianeta terra, perché esso è la sola nostra casa. Non abbiamo altro luogo, nell'universo, in cui rifugiarci. Ognuno di noi quindi non può venir meno alla propria responsabilità di operare non solo in difesa della razza umana, ma anche degli insetti, delle piante, degli animali che, con noi, abitano questo pianeta.

IL COMUNE

--- SEGRETARIO COMUNALE: Dott. Francesco GANGEMI --
RESPONSABILI:
AREA CONTABILE - Rag. Angela STROLLO (Servizio gestione economica - finanziaria) - Rag. Gerardo MELILLO (Gestione delle entrate tributarie e patrimoniali);
AREA AMMINISTRATIVA - Rag. Orazio GUARINO;
AREA TECNICA - Geom. Giuseppe DI FILIPPO ( Servizio edilizia residenziale e pubblica locale e piani di edilizia ordinaria e straordinaria - Legge 219/81 e s.m. ed i.);
Geom. Luca ZARRA (Urbanistico e gestione del terrirorio, protezione civile, servizio idrico integrato, smaltimento rifiuti, parchi e servizi connessi per la tutela dell'ambiente, necroscopico e cimiteriale, distribuzione gas, stadio comunale, viabilitÓ, illuminazione pubblica);
E-MAIL UFFICIO TECNICO: UTCDFG@TISCALI.IT
ORDINANZA USO ACQUA DEL CIVICO ACQUEDOTTO, PERIODO ESTIVO.
* APERTURA CENTRO SOCIALE CON BIBLIOTECA IN LOCALITA' SCORSO
* Il centro Sociale "Mi interessa" inaugura "Lu Chianieddh" l'unico giornale interamente castelnovese!
Sabato 19 aprile, alle ore 16.00, in Piazza Umberto I¦.
SITO POLIZIA MUNICIPALE CASTELNUOVO DI CONZA
http:/www.poliziamunicipale.it/castelnuovodiconza.sa

Caduti e dispersi I° e II° Guerra Mondiale
bosco
Guerra
Guerra
Pistola
CADUTI E DISPERSI 1915 - 1918

SER.TE CUSTODE Francesco di Giovanni
CAP.LE CUSTODE Giuseppe fu Nicola
CAP.LE DI RUGGIERO Attilio di Vito
SOL.TO CUSTODE Vito di Giovanni
SOL.TO DEL TUFO Pasquale di Nicola
SOL.TO IANNUZZELLI Giuseppe di Michele
SOL.TO ROSANIA Francesco fu Giuseppe
CAP.LE CIAGLIA Pasquale fu Nicola
CAP.LE CUSTODE Francesco fu Vito
SOL.TO ANNICCHIARICO Giuseppe fu M.
SOL.TO DEL VECCHIO Giovanni
SOL.TO DI RUGGIERO Giuseppe fu Vito
SOL.TO POMARICO Raffaele di Antonio
SOL.TO SASSO Gerardo di Giuseppe

CADUTI E DISPERSI II° GUERRA MONDIALE

SOL.TO CAPRIO GIOVANNI PIETRO - nato il 23.06.1918 - Bersagliere - Fronte TerritorioMetropolita -
deceduto l'1.01.1947
SOL.TO CARUSO VINCENZO - nato il 2.05.1919 - Fanteria - Fronte Greco -
deceduto il 3.08.1942
SOL.TO CUSTODE GENNARO - nato il 7.10.1921 - Fanteria - Fronte Russo -
deceduto il 21.01.1943
SOL.TO CUSTODE MICHELANGELO - nato il 7.11.1912 - Fanteria - Fronte Algerino -
deceduto il 25.05.1944
SOL.TO D'ELIA EMIDDIO - nato il 6.10.1918 - Fanteria - Africa Settentrionale -
deceduto il 2.11.1942
SOL.TO DI GERONIMO GIUSEPPE - nato il 7.07.1902 - Sanità - Territorio Metropolita
deceduto il 29.06.1943
SOL.TO GUARINO ANTONIO - nato l'1.01.1913 - Artiglieria - Fronte di Rodi
deceduto il 22.01.1944
SOL.TO IANNUZZELLI MICHELE - nato il 26.04.1909 - Bersaglieri - Fronte Territorio
Metropolita -
deceduto 30.06.1943
SOL.TO PISERCHIA FRANCESCO - nato il 3.11.1922 - Fanteria - Fronte Russo
deceduto il 31.01.1943
SOL.TO RENNA ANTONIO - nato il 15.12.1923 - Fanteria - Fronte Cretese
deceduto l'8.09.1943



MEDAGLIA D'ORO AL MERITO CIVILE
Medaglia d
CHIESA
COMUNE DI CASTELNUOVO DI CONZA SA

DATA CONFERIMENTO 9 NOVEMBRE 2005

MOTIVO DEL CONFERIMENTO

In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonchè della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione.

SISMA 23 NOVEMBRE 1980

Presidente della Repubblica CIAMPI




LETTERA APERTA DON ANGELO MARIA ADESSO
DON ANGELO
CHIESA
CHIESA
CHIESA
CHIESA
CHIESA
CHIESA
CHIESA
CHIESA
CHIESA
Ai fedeli di Castelnuovo di Conza
Visto il mio ultimo scritto, ci tengo ad avvisarvi subito che questa mia lettera non è sullo stesso tono della precedente! È solo una mia riflessione a sei mesi dall'apertura del nuovo tempio del Signore a Castelnuovo di Conza e durante i miei Esercizi Spirituali.
Il 31-10-02 iniziava la mia missione sacerdotale li tra voi, fiero della giovane età e pieno di buoni propositi inculcati presso il seminario, dalla formazione teologica, dalle esperienze in varie comunità che avevo vissuto (Caggiano, Bivio Pratole, Olivete Citra, Puglietta, Stoccarda, New York). Come prima esperienza di parrocato ho avuto voi di Castelnuovo di Conza. Appena arrivato trovo una comunità ben formata e attenta ai momenti liturgici, con una fede semplice ma anche matura, attaccata al culto Eucaristico e Mariano, alla Santa Messa festiva e feriale, amante del bello, del sacro, del pulito, dell'ordinato e della devozione ai Santi Partoni e alla Vergine Maria.
Questo è merito senz'altro dei sacerdoti miei predecessori: don Nicola d'Acunto, don Franco Di Stasio, don Giovanni Gaudiosi, don Domenico Cruoglio che raccomando in modo specialissimo alle vostre preghiere, per le sofferenze a cui è sottoposto in questo periodo. Non di meno vanno ricordate le suore con la loro opera di educatrici alla fede e al vivere umano e sociale, attraverso l'opera dell'asilo e dell' apostolato in parrocchia. La loro assenza è una vera perdita, tanto per voi quanto per me. Ma i meriti restano e si toccano con mano: la presenza di numerose suore originarie di Castelnuovo di Conza e di Giuseppe Bagarozza, finalmente deciso alla strada del sacerdozio, sono il frutto prezioso di un' opera svolta e della santità di sacerdoti e suore succedutisi a Castelnuovo di Conza. Un ulteriore evento di grazia sta fortificando nella fede la nostra comunità parrocchiale: il Nuovo Tempio del Signore. Lungi dall'antico splendore dell'antica chiesa Santa Maria della Petrara, ha anche essa il suo fascino e svolge anche essa il suo ruolo di casa del Signore. La stiamo "vivendo" da quel pomeriggio del 25-07-09 e ogni giorno che passa, la sentiamo sempre più nostra, accogliente, bella, spaziosa, raccolta e idonea all'incontro tra il Divino e l'umano.
Certo, per voi fedeli di una certa età resta impresso lo splendore dell'antica chiesa, ma sia per voi che per le nuove generazioni questa è la casa del Signore: il meglio che la sua divina provvidenza, la sua bontà infinita, la sua misericordia e la sua grazia hanno scelto per noi. Sentiamo ogni giorno di più il gusto della preghiera nel tempio del Signore, luogo intorno ai quale cresce i! nostro tessuto sociale e aggregativo e nel quale ogni giorno si irrobustisce la nostra fede. Un pensiero va a quanti hanno profuso le loro energie nel realizzarla, e un pensiero specialissimo va a quanti non l'hanno mai vista realizzata, dalle vittime del terremoto, a Salvatore Bagarozza, alla mamma dì don Peppino Zarra che proprio nel giorno dell'inaugurazione tornava alla casa del padre. Il mio è un auspicio espresso già il giorno dell'inaugurazione che voglio ribadire in questa circostanza a chiare lettere: la nuova chiesa deve diventare il centro propulsore di una rinnovata vita di fede, sociale, civile e aggregativa del nostro paese.
Troppo spesso, voi, popolo di Castelnuovo di Conza, vi fate prendere dallo scoraggiamento. Lo capisco: il colpo inflitto dal terremoto è stato molto duro; e poi dal terremoto altre afflizioni si sono abbattute sulla vostra comunità: II calo demografico, l'economia cangiata, la mancanza di lavoro, la chiusura di parte delle scuole, l'emigrazione continua e massiccia nelle sue percentuali. Tutto questo tende a far pensare in negativo, in modo pessimistico. Ma come insegna la psicologia, se guardiamo solo le difficoltà, queste si ingigantiscono, ci offuscano la mente e ci gelano il cuore. Non esiste solo questo: se siamo ancora cittadini di Castelnuovo di Gonza ci sarà un perché. "Alziamo il nostro sguardo e contempliamo la nostra liberazione e salvezza" (come abbiamo cantato nelle appena trascorse feste natalizie).
La nuova chiesa, le pulite, restaurate e nuove suppellettili sacre, il gusto del bello che intorno al Tempio si sta manifestando, possa essere foriero di quello che c'è nel cuore dell'uomo. Gesù spesso ammonisce "a che serve pulire l'esterno quando l'interno è marcio?" (Mt. 23,25).
Riprendiamo energie, vigore e slancio per un rinnovamento dei costumi, della fede, della società civile di Castelnuovo di Conza. Non lasciamoci vincere dal male, dal negativo, dal pessimismo. Ritroviamo le motivazioni dentro di noi per non cedere, non mollare ma risalire verso quei valori autentici inscritti in ciascuno di noi: le persone anziane continuino ad essere fonte di saggezza per le nuove generazioni che ha il dovere di reggere la propria famiglia, il vivere sociale e religioso, lo faccia con l'orgoglio "buono" e "proprio" di chi sa di avere un compito arduo, con dignità e fierezza. Chi sta crescendo in età, lo faccia come Gesù, anche in "sapienza e grazia", rubando i segreti della fede e del vivere umano agli adulti e sottomettendosi alla legge di Dio e degli uomini pii.
Vi invito a leggere i segnali positivi che vengono dai vivere comune e ordinario qui a Castelnuovo di Conza. Voglio portarvi alcuni esempi che mi vengono in mente e che possono essere utili per tutti: Ugo "la guardia" con zelo, passione e grande interessamento ed impiego di risorse economiche e di tempo ha tirato a lustro la cappellina della Madonna in loc. Cerza. A lui il mio pubblico grazie. Antonella Sepe con crescente fervore, grinta e buona volontà segue la questione della ricerca AIL, e inoltre con spirito materno aggrega e favorisce i più piccoli della comunità. Tanti giovani hanno toccato il traguardo della laurea e dell'affermazione nel lavoro e nella famiglia. Uno su tutti, il caro Giovanni de Matteo. Alcuni altri esempi più strettamente legati alla vita della parrocchia: Giuseppe Bagarozza, che vogliamo continuare a seguire nel suo discernimento vocazionaie con la preghiera e l'affetto; Pasquale che ormai da anni svolge la sua missione di moderatore nella parrocchia e con diligenza assolve ai suoi compiti di sacrista, accolito, lettore, membro del coro... e pulisce pure la Chiesa e altro!!! (e speriamo che presto prenda pure la patente!!!); le ragazze del coro che da anni con tenacia, diligenza, perseveranza, entusiasmo e autonomia svolgono la loro missione di animatrici della liturgia domenicale e festiva sotto la guida di Emanuela e di Oscar (le porto nel cuore tutte senza bisogno che scriva qui i loro nomi!). I ministri straordinari dell'Eucarestia, Pompeo, Teresina e Rosetta, che tanto bene fanno ai nostri fratelli più bisognosi e ammalati, non solo con la Santa Comunione settimanale a turno, con la preghiera per loro e con il loro servizio in chiesa nei giorni di maggiore affluenza; i catechisti che dalla settimana prossima riprenderanno il catechismo con slancio, fede e buona volontà (anche questi li ricordo ad uno ad uno!). Questi sono solo alcuni esempi che mi vengono in mente, ma certamente ce ne saranno altri che non ricordo. Ma voi certamente avete in mente persone ed eventi che richiamano questo spirito di cui sopra.
Per concludere: nulla ha di meno o di più Castelnuovo di Conza degli altri popoli e paesi! A te castelnuovese di qualsiasi età e qualsiasi responsabilità tu abbia dico: "svegliati dal torpore, riacquista nuovo vigore, slancio e soprattutto rinnova la tua fede, perché nulla ti turbi, nulla ti spaventi, solo Dio basta". La Vergine Benedetta vegli su di noi, ci illumini, ci protegga e ci conduca al cuore di Cristo. Auguri di un sereno cammino ancora insieme.
INVENTA CON IL TUO Dio IL FUTURO CHE EGLI TI DONA;
INVENTA CON IL TUO DIO TUTTO UN MONDO PIÙ BELLO"
(p. Rimaud s.j.)
Matera, Esercizi spirituali 13- 01-10 il vostro parroco
don Angelo


ARTICOLO DEL GIORNALE "IL MATTINO" 11.03.2010
CROCE
CROCE
IL MATTINO 11.03.2010
Castelnuovo di Conza
Resta in sella il sindaco architetto

II Tribunale di Salerno ritiene inammissibile il ricorso presentato dai consiglieri di minoranza di Castelnuovo di Conza contro 1'elezione a sindaco, nel giugno 2009, per soli otto voti, di Francesco Custode. Per Giulio D'Elia, Antonio Gaudiosi, Guglielmo Figurelli e Onorato Francione, 1'incompatibilità’ era dovuta alla sua professione di architetto e ad alcun incarichi di progettazione e direzione di lavori pubblici assunti per conto del Comune. L'incompatibilità’ sarebbe perdurata, secondo la minoranza, nonostante Custode avesse rinunciato agli incarichi professionali quando si e candidate. Tuttavia, per la prima Sezione civile del Tribunale salernitano, presieduta da Antonio Valitutti, non e cosi, e Custode resta in sella. « Dopo la convalida del Consiglio comunale, un parere del Ministero dell'Interno, questa e la terza pronuncia di legittimità del risultato elettorale democraticamente espresso dai cittadini di Castelnuovo di Conza - dice Custode - Stupisce che la minoranza abbia ritenuto di perseverare nella sua azione quando appariva del tutto evidente la correttezza della posizione del sindaco» .
Margherita Siani


DONAZIONE CROCE SAN FELICE
CROCE
CROCE
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OGGETTO
Acquisizione al patrimonio della Croce di ferro battuto, dono del Sig. Antonio Meola al Comune di Castelnuovo di Conza
GIUNTA COMUNALE N.28 DEL 12 APRILE 2011
Su proposta e relazione del Sindaco Arch. Francesco Custode
Premesso che
• in data 05.04.2011, il Sig. Antonio Meola, ha comunicato con nota prot. 1399 di voler donare alla popolazione di Castelnuovo di Conza una croce in ferro battuto da collocare in località Quercia Madonnina su suolo comunale e precisamente sul lato sinistro della cappella della Madonnina.
• questa Amministrazione è onorata di ricevere il dono e ringraziare il Signor Antonio Meola per la sua generosità;
• L’opera artistica è il dono di un castelnovese che pur vivendo dall’età di 12 anni in america porta in cuore forte il ricordo del suo Paese e della sua terra.
• Sono questi piccoli gesti che dimostrano l’amore di Antonio Meola per la sua gente.
• L’Amministrazione è certa di poter interpretare la riconoscenza della gente di castelnuovo dicendo “grazie zio Antonio”.
Considerato, pertanto, necessario acquisire questo dono al patrimonio comunale, affinchè rimanga imperitura memoria di tale attaccamento alla propria terra di origine;
DELIBERA
La premessa costituisce parte integrante e sostanziale della presente
Di accettare ed acquisire il dono fatto dal Sig. Antonio Meola, residente nello Stato della Florida U.S.A., al patrimonio del Comune di Castelnuovo di Conza;
Di incaricare il responsabile del servizio patrimonio di inviare copia della presente deliberazione al Sig. Antonio Meola.


A CASTELNUOVO DI CONZA
Per amore del mio amore, (1)
ti ho amato,
mite paesello montano,
già molto prima
cher il brivido nero
e l'orrido boato
riducessero in polvere
antiche possenti mura
e case abitate,
spezzando vite innocenti
svanite insieme ai colorati sogni,
nel lunghissimo spazio di un minuto.
Ancor oggi, al ricordo,
una gelida morsa
stringe il cuore.
Ti ho amato e ti amo,
m'inebrio della tura aria gentile,
che in una carezza di vento
circonda il mio viso,
percorro con lo sguardo
il verde dei tuoi boschi
e la fila ridente di case lontane,
a mezza costa, all'orizzonte.
Nel tuo quieto silenzio
anche il tempo si dilata, lieve e discreto,
e qui, tra le tue dolci colline,
sereno e tranquillo
è il mio riposo.
ENZA MARIA FERRARO IANNUZZELLI
NOTA: 1) mio marito, Filodemo Innuzzelli, nativo di Castelnuovo di Conza SA

Numeri utili
NUMERI UTILI TELEFONICI
Comune 0828/911003 - fax 0828/911427;
Carabinieri 0828/915002;
Guardia Medica 0828/915030;
Ospedale Oliveto 0828/797111;
FARMACIA 0828/911423; Ufficio Postale 0828/911017; Scuola Elementare 0828/911302;
Scuola Media 0828/911100;
ENEL GUASTI Numero verde 803500;
Parroco Don Angelomaria Adesso 3395728486;
Bar Donatiello 0828/911178;
Bar Iannone 0828/911111;
Bar Bar Del vecchio Ugo 0828/911150.

COLLEGAMENTI
Castelnuovo di Conza è situato a 30 km dall'uscita di Contursi Terme dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e a 2 km dal bivio della Quercia (Madonnina) della nazionale SS 91. La stazione ferroviaria più vicina è sita in Contursi Terme. Il centro è raggiungibile anche mediante autobus di autolinee private sulla linea Pescopagano-Salerno, con collegamenti per Salerno (3 corse giornaliere).

ATTUALMENTE L'AEROPORTO PIU' VICINO QUELLO SI PONTECAGNANO SALERNO

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