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Mappa Alatri

Informazioni generali
Il comune di Alatri è, insieme ad altri 90, uno dei comuni della Provincia di Frosinone.
Abitanti: ha una popolazione di circa 28070 abitanti.
Altitudine: è situato a circa 502 metri sul livello del mare.
Comuni limitrofi: confina con i seguenti comuni: Collepardo, Frosinone, Fumone, Trivigliano, Veroli, Vico nel Lazio.
CAP: 03011
Prefisso: 0775
Codice fiscale: A123
Codice ISTAT: 60003
Nome degli abitanti: Alatresi, Alatrensi o Alatrini


Il Territorio
Generalità
Alatri e' posta su una delle colline dei monti Ernici, nella zona preappenninica occidentale del Lazio, a 41° 38' 53'' di latitudine Nord, e a 13° 17' 44'' di longitudine Est.

La Storia
Storia
Veduta
Alatri è stata fondata e abitata dagli Ernici: un popolo italico che prende il nome da Herna, una voce arcaica marsicana che significa pietra. La forma primitiva del nome Alatri puo' rintracciarsi solo comparandoetimi e costumi, e raccordando dati linguistici e archeologici: e' difficile, infatti, riprodurre il processo fonetico di questo nome. Eccone alcuni tentativi.
Per l'orientalista Cesare Antonio De Cara e' Pal-ati-ri, che, per la caduta della labiale aspirata e per la sincope della i di ati, diventa (P)al-at(I)-ri. Nelle antiche lingue dell'Asia Minore, il fonema "(P)al" sta per Emigrante, "(H)at" sta per Hatti, "ri"dice possesso, (La città', il luogo) che appartiene agli Hatti venuti da lontano. Una celebre città' della Focide, presso il fiume Cefisso, si chiama Helatreia, e, nell'Epiro troviamo Elatria. Camillo tarquini fa derivare il nome daEl-Edrei, la città' il cui braccio e' Dio. Edrei era una città' preisraelitica dell'antica Betanea, l'odierna Der'a, al confine tra la Siria e la Giordania.
Nella Vita dei Pontefici il Giaconio riporta lo stemma del cardinale Ugone di Alatri (inizio del sec. XII): una torre alata: la città' alta sul monte -AlataTurris che, contratta per assonanza, diviene Ala-(ta)t(ur)ri(s). Un tentativo anch'esso , ma che reca solo una ragione fonetica.
E' una città' preistorica che la leggenda associa alle altre città' Saturnie, dette anche Pelasgiche. Tuttavia l'oriantazione archeoastronomica delle possenti mura poligonoli megalitiche della cinta esterna e dell'acropoli, assetto riscontrabile in molte città' dell'antica Grecia e dell' Asia Minore, toglie suggestivita' alla vicenda e diventa storia.
Questa popolazione eminentemente montanara, saldata attraverso la forma associata della confederazione, lotto' lungamente pewr la difesa della propria indipendenza non solo con i limitrofi raggruppamenti italici, ma anche e soprattutto con la crescente potenza della vicina Roma, con la quale tuttavia stipulo', al tempo di Tarquinio il Superbo, una pacifica e duratura alleanza militare e religiosa.
I continui e drammatici scontri tra Ernici e Romani, durati oltre centottanta anni e che registrarono combattimenti assai sanguinosi , come quello avvenuto sul lago di Regillo nel 496 a. C., ottenendone in cambio benefici e privilegi.
Da questo momento la pace tra Roma e Alatri duro' ininterrotta, favorendo un benefico sviluppo culturale ed economico, testimoniato soprattutto dalle molte opere edilizie che il censore Lucio Betilieno Varo, fece eseguire per ristrutturare e abbellire la città'.
Nel 90 a. C. con la promulgazione della Lex Iulia de civitate, Alatri, per essersi mostrata ancora fedele a Roma durante la guerra sociale, ottenne la cittadinanza romana costituando un cospicuo municipio.
La presenza di cristiani nella città' non e' documentata prima del 380 d.C., ma si puo' credere che il cristianesimo sia arrivato gia' nell'eta' apostolica, per la conversione dei membri di un insediamento giudaico che risaliva al 63 a. C. e ripopolato nel 49 d. C., dopo la cacciata degli Ebrei da Roma, per ordine di Claudio. Alatri puo' ritenersi una della piu' antiche diocesi del periodo subapostolico, creata assieme alle altre 48 del Latium adjectum, anche se la prima notizia del suo vescovo si potra' avere solo nel 551, con Pascasio.
La tomba del martire Quinziano, ed il conseguente toponimo, potrebbe darci la certezza della presenza cristiana ad Alatri prima del tempo delle persecuzioni, se si potesse provare che quel martire era stato un fedele del luogo.
Negli anni che seguirono la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, Alatri visse chiusa nelle sue mura partecipando sempre piu' attivamente alle sanguinose lotte tra Odoacre e il goto Teodorico, accorso in Italia su richiesta dell'imperatore di Costantinopoli per scacciare la minaccia degli Eruli. Le sorti della città' di Alatri furono momentaneamente sollevate dal nobile patrizio romano Liberio, che forte della profonda amicizia prima con Odoacre e poi con Teodorico cerco' di tenere estranea la zona, per quanto potesse , alle scorrerie dei barbari. Nel vicino territorio ad oriente di Alatri, fece costruire il protocenobio di S: Sebastiano, affidandolo alla protezione dell'abate Servando, che nel 528 ospito' Benedetto da Norcia e i suoi discepoli, Placido e Mauro per una breve sosta durante il loro viaggio da Subiaco a Monntecassino.
Si apre all'inizio del nuovo millennio, un periodo assai meno oscuro per la storia di Alatri, che proprio in quegli anni ebbe il privilegio di annoverare nella lista dei suoi figli illustri il nome del cardinale Ugone. Nato intorno al 1038 ed educato presso il monastero di Montecassino, dopo una fulgida carriera che lo vide prima cappellano e suddiacono pontificio, poi vicecancelliere e successivamente nell'1105 cardinale del titolo dei SS. XII Apostoli, si rese protagonista di uno dei momenti piu' drammatici della lotta antipapale di Enrico V. Costretto a fuggire nella notte attraverso le acque del Tevere con il Papa Gelasio II per le continue minacce dell' imperatore, quando questi, dopo un lungo inseguimento stava per irrompere nelle galee papali, Ugone mise in salvo il vecchio Pontefice, caricandoselo sulle proprie spalle, donde l'appellativo di novello Enea.
Un altro personaggio locale destinato a legare la propria stroria ai piu' importanti eventi dell'ormai secolare lotta tra il Papa e l'imperatore fu il cardinale Gottifredo. Questi dopo un'intensa attivita' durante la quale riusci' a tessere solide impalcature politiche, ottenne simultaneamente quattro caninicati in varie parti d'Europa, diede vita ad uno dei feudi piu' invidiati e potenti della zona, annoverando ricchezze ritenute per allora favolose. La sua amicizia con il sovrano francese Carlo D'Angio', che incorono' egli stesso nel 1266, aiuto' il carinale a comprendere le piu' sorprendenti mosse diplomatiche a favore del papato e contro la aspirazioni degli Hohenstaufen.
La seconda meta' del XVI secolo fu caratterizzata da un progressivo impoverimento, principalmente a causa della continua opera di espansione della Roma democraticache, nel 1361, le impose i suoi podesta'. Ne' miglior sorte era destinata ad avere dopo le promulgazioni delle costituzioni del cardinale Albornoz, il quale riducendo ulteriormente l'autonomia comunale, la privo' anche del possesso delle castellanie.
I primi anni del XVI secolo furono ancora piu' insicuri per Alatri che si vide nuovamente occupata da Cesare di Caietani di Filettino e costretta a pagare tremila scudi per riottenere la liberta'. E neppure gli anni successivi recarono pace a questi territori. Durante la guerra scoppiata tra Paolo IV e Filippo II re di Napoli , il duca d'Alba e vicere Fernando Alvarez de Toledo, nel 1566 si lancio' con un forte esercito contro le terre dello stato ecclesiastico, acquistando il monopolio su molte cittadine, tra cui Alatri che, al contrario di queste, non oppose alcuna resistenza, evitando in tal modo peggior sorte.
In città' e nel territorio ripresero le tradizionali attivita', ma i duri attacchi sostenuti precedentemente relegarono la popolazione ad una vita assai dura. un esatto quadro di questa critica situazione e' possibile coglierlo nelle pagine delle Costituzioni sinodali promulgate dal vescovo Egnazio Danti negli ultimi anni del XVI secolo. Lo stato di abbandono delle chise, l'incalzare di nuove epidemie, le precarie condizioni della popolazione, spinsero il vescovo a ricostituire ex novo la vita religiosa e sociale dell'intera diocesi, arricchendola di un monastero e di nuovi edifici per il culto , ordinando la repentina distruzione di quanto fosse fatiscente e infetto. Ma l'evento di maggior rilivo che caratterizzo il breve episcopato dell'illustre vescovo scienziato fu il ritrovamento nel 1584 dell'urna contenete le reliquie del corpo di S. Sisto, nascosta dagli alatrini milti anni prima per paura del saccheggio e della profanazione.
Contemporaneamente al vescovo Danti noto ai suoi tempi per l'indubbia seriata' morale e severita' di giudizio, fu l'alatrino Pompeo Molella, che laureatosi giovanissimo in giurisprudenza ed entrato assai presto nelle grazie dei pontefici, celebro' i piu' importanti processi dell'epoca, tracui quello del 1599 che vide condannati al patibolo Beatrice Cenci e i suoi complici.
Con la fine del secolo, pero', passata la terribile bufera che raggiunse il culmine con il grave terremoto del 1654 e la successiva peste del 1656, inizio' un lento processo di chiarificazione e trsformazione della vita sociale ed economica, grazie anche ad una ritrovata lungimiranza politica per la quale si atturono piccole ma importanti riforme. Non va dimenticato infatti che proprio in questo secolo si provvide a contenere il dilagante fenomeno dell'analfabetismo , assicurando l'ssistenza e l'educazione della gioventu' con la creazione del seminario diocesano, retto nel 1689 dal vescovo Stefano Ghirardelli. Analogamente, pochi anni dopo, per mezzo di un cospicuo lascito del nobile uomo alatrino Giuseppe Conti , anche il comune soddisfece alla necessita' dell'insegnamento pubblico., ospitando nel palazzo, appartenuto precedentemente ai Conti-Gentili i Padri Scolopi che si resero subito centro di una notevole e duratura opera culturale. Col tempo la confraternita raccolse nella sua sede una pregivole bibblioteca, ricca di opere astampa e di manoscritti il cui incremento fu sempre piu' notevole fino alla meta' del XX secolo.
Al rinnovamento socio economico, che la polpolazione ebbe a sperimentare ininterrottamente durante tuuto il 700 , si aggiunse sul finire del secolo quello polotico, sostenuto dagli ideali di liberta' , frternita' euguaglianza promulgati dalla Rivoluzione Francese.
Proclamata nel 1798 la Rapubblica romana e risistemato l'ordinomento politico-amministrativo della provincia di Marittima e Campagna, che in quell'occasione prese il nome di Dipartimento del Circeo, Alatri fu dichiarata capo cantone di un vasto territorio comprendente Vioco, Collepardo, Trivigliano e Fumone.
Dopo un periodo di occupazione alleata, nel 1800 ripristinato lo Stato Pontificio e diviso amminstrativamente in sette delegazioni, Alatri fu inclusa in quella di Frosinone.
Intanto la parabola napoleonica seguiva il suo corso passando dal consolato, al regno , allì impero. Nel giugno 1809 le truppe francesi occuparono nuovamente le terre pontificie, annettendo Alatri al Dipartimento delTevere e con esso all' impero francese. Come altre città' dell'Italia centrale essa visse drammaticamente le vicende di questo periodo. Rimpiangendo l'autorita' pontificia il popolo continuo' ad agitarsi contro il Bonaparte per via di gravami fiscali e per le continue coscrizioni militari durante la disastrosa Campagna di Russia.
A tutte queste manifestazioni fra negative e positive della vita alatrense dell'800, dovremmo sovrapporre ora come di rito, i grandi fatti del Risorgimento italiano. La quasi copleta indifferenza della città' verso questi, ad eccezione di qualche sporadico cittadino come l'avv. Sisto Vinciguerra che fu eletto nella Costituente di Frosinone, o come Giampaolo Rossi che cadde combattendo con Garibaldi nella battaglia di Velletri, non ci permette di registrare nessuna eco di quei fermenti inrredentistici. I continui soggiorni pontifici non poterono non generare che la completa fedelta' di Alatri al papato. Piu'volte beneficiata da Pio IX, nel maggio 1863, in seguito ad una sua visita, la città' esulto' lungamente alla notizia che il Pontefice, accortosi delle misere condizioni in cui versava parte della popolazione assetata,aveva donato 20000 scudi per la costruzione di un nuovo acquedotto. Tuttavia se le sane iniziative del Pontefice, servirono a ritardare l'inesorabile epilogo, non di certo riuscirono ad evitarlo: il 20 settebre 1870, dopo che la breccia di Porta Pia restitui Roma all'Italia, anche Alatri vide sventolare il tricolore sulle proprie mura.
Con l'inizio del XX secolo, inoltre, vi fu un certo incremento drll'attivita' artigiana donde ebbe inizio un vivace progresso che con poche interruzioni dura ancora ai nostri giorni. Nello stesso tempo e con rapidita' aumento' la popolazione e naturalmente si accrebbe l' area del centro abitato che supero' assai presto l'antica cerchia muraria.
Fiori' pure rigogliosissima la vita letteraria e politica . Quelle di Luigi Ceci socio della R. Accademia dei Lincei e professore ordinario di storia comparata delle lingue classiche nella R. Universita' di Roma, di P. Luigi Pietrobono celebre dantista ed intimo amico di Pascoli, nonche' quello del Can. Luigi De Persis, profondo e autorevole storico della città', sono nomi che hanno lasciato una profonda traccia in tutta la cultura italiana del 900.

Folklore, Cultura e Tradizioni

Monumenti, Luoghi e Itinerari
Acropoli
Acropoli
Costruzione ciclopica di epoca preromana, rappresenta, insieme alle mura urbiche, il monumento piu' antico e celebrato della Citta'. La sua ardita struttura di contenimento, caratterizzata da possenti muraglie in opera poligonale, racchiude per intero una vasta area sopraelevata (19.000 mq.) posta al centro dell'abitato cittadino.
Oltre al paramento murario, gia' di per se' sorprendente per la grandezza dei massi impiegati e per l'elevazione raggiunta, degne di ammirazione sono le due porte di accesso: la Porta Maggiore ubicata sul lato meridionale con architrave monolitico di straordinarie dimensioni, e la Porta Minore, assai meno importante ma di eguale suggestione per la presenza all'interno di un angusto corridoio ascendente, perfettamente conservato.
Sulla sommita' dell'Acropoli, al di sopra di un antico ierone, sorge, invece, la Cattedrale di San Paolo con l'attiguo Vescovado.
Entrambi gli edifici, di origine altomedioevale, si presentano attualmente con le forma assunte nel corso del XVIII secolo, in seguito a consistenti ristrutturazioni che culminarono con la costruzione di una nuova fronte affidata al progetto dell'architetto Jacopo Subleyras. L'interno a tre navate con presbiterio rialzato conserva, tra l'altro, preziosi reperti cosmateschi del 1222 e la celebre reliquia dell'"Ostia Incarnata": una particolare eucaristia divenuta miracolosamente carne umana nel lontano 1227.

Cinta poligonale e porte
Pianta con cinta poligonale e porte
La città è protetta da una cerchia di mura poligonali esterna, lunga quasi quattro chilometri e interrotta, ogni tanto, da bastioni medioevali; ha la forma di un ellissoide con l’asse longitudinale che va da mezzogiorno a settentrione. Lungo la cerchia esterna si aprono ancora varie porte di cui quattro sono le principali:

PORTA S. FRANCESCO
Posta ad occidente doveva, in origine, essere piu’ bassa e piu’ stretta ed avere come architrave un grosso monolite. Essa immette in una specie di corridoio rivestito da grandi massi poligonali dapprima levigati, poi grezzi che si conservano ancora. Il corridoio terminava, una volta, con una controporta di cui si vedono ancora i grandi pilastri. Appare oggi esternamente modellata da un ottocntesco arco bugnato costruito su disegno dell’architetto Jacopo Sublejras.

PORTA S. PIETRO
Doveva, in origine, essere identica a porta S. Francesco. Qui sono ancora osservabili oltre alle imponenti muraglie laterali, che la fiancheggiano, due rozzi bassorilievi scolpiti direttamente sui massi, l’uno sulla spalla sinistra, l’altro sulla spalla destra rappresentanti Priapo.

PORTA S. BENEDETTO
Pochi grandiosi macigni saldamente combinati tra loro formano questa magnifica Porta ubicata all’estremo Ovest della città’. Essa e’ la piu’ integra dell’intero circuito esterno delle mura ed e’ l’unica a conservare l’originario architrave monolitico.

PORTA S. NICOLA
La sua alta mole che interrompe di un tratto il modulato gioco delle mura pelasgiche, e’ rivestita esternamente dal tipico motivo ornamentale a bugne, anch’esso realizzato su progetto dell’architetto Subleyras verso la fine del Settecento.

PORTA PORTATI
Di grigia pietra calcarea essa riparte con il suo diruto torrione sovrastante, tipico dell’assetto strategico medioevale. Se da una parte il complesso presenta antichi caratteri ciclopici, di contro al di sopra delle mura pelasgiche, la parola e’ tutta medioevale specialmente nel triplice coronamento ad arco.


Monumenti
S. Maria Maggiore
Alatri e' una di quelle citta' la cui ricchezza storica e' testimoniata superbamente dalla quantita' e qualita' dei monumenti presenti nel suo territorio. Al di la' del suo massimo complesso monumentale di indubbio valore internazionale, come l'Acropoli Pelasgica, qui trattata a parte, vanno segnalati per il loro valore storico-artistico i seguenti monumenti:

CHIESA S. MARIA MAGGIORE
FONTANA PIA
CHIESA S. FRANCESCO
CHIESA S. SILVESTRO
PALAZZO GOTTIFREDO
GRANCIA
BADIA S. SEBASTIANO
S. Maria Maggiore

Sorta nel V secolo probabilmente sulle rovine di un vetusto tempio consacrato alla dea Venere. Fu ampliata in epoca romanica e radicalmente ristrutturata nel XIII secolo in accordo con i nuovi indirizzi dell'architettura gotica. Ad esse si deve il nitido disegno della facciata monocuspidata, con le tre porte di accesso e l'originalissimo traforo del rosonoe, riccamente decorato attraverso il costante ricorso al motivo trilobo. L'interno severo ed essenziale, tripartito da una doppia fila di massicci pilastri, su cui si alternano colonne semicircolari, ospita pregevoli esemplari di arte medioevale e rinascimentale. Il gruppo ligneo della Madonna di Costantinopoli; capolavoro dell'arte romanica risalente al XIII secolo da figurazioni policrome della vita di Cristo e della vergine, elaborato secondo un itinerario figurativo tipicamente bizantino. Il trittico del redentore lavoro autografo di Antonio di Alatri raffigurante Cristo benedicente, la Vergine col Bambino e S. Sebastiano, dipinto nella prima meta' del XV sec. con accenti cari all'arte tardogotica di Gentile da Fabriano. Il fonte battesimale; frammento scultoreo raffigurante tre telamoni, modellato nel XIII secolo per sorreggere una colonna candelabro e successivamente trasformato in fonte con l'aggiunta del catino sovrastante.

Fontana Pia

Realizzata nel 1870 su progetto dell'architetto Giuseppe Olivieri fu dedicata a Pio IX in segno di riconoscenza per il cospicuo contributo finanziario elargito alla Citta' per la costruzione di un nuovo acquedotto. Allo stesso architetto appartengono la Fontana Antonini e la Fontana di Porta S. Pietro.

Chiesa S. Francesco

Eretta, insieme al vicino convento, dall'ordine francescano nella seconda meta' del Duecento, conserva ancora oggi, sostanzialmente inalterata, la sola alta fronte, con portale archiacuto e rosone a colonnine radiali. L'interno, trasformato in epoca barocca, preserva oltre ad una ricca suppellettile lignea, una pregevole "Deposizione" di scuola napoletana del Seicento e la preziosa reliquia del mantello di S. Francesco, donato personalmente alla Citta' nel 1222.

Chiesa di S. Silvestro

Eretta tra la fine del X e l'inizio dell'IX secolo ad una sola elegantissima navata, fu nel 1331 ampiamente allargata con l'aggiunta di una ulteriore nave, aperta a sinistra dell'originaria aula romanica. in antico la chiesa era interamente ricoperta di affreschi XII e XV secolo e le pitture di stile troppo diverso dovevano rendere piu' armonioso l'insieme, ora non piu' omogeneo per i molti rifacimenti. Di notevole interesse un piccolo spazio assai basso e imperfetto coperto da volta a crociera, le cui caratteristiche tipologiche hanno tutto il carattere di una cripta sotterranea risalente ad un periodo (IX sec.) assai precedente alla costruzione soprastante.

Palazzo Gottifredo

Nato da nobile famiglia tra la fine del XII e gli inizi del XII secolo è canonico della cattedrale nel 1229. Venne insignito cardinale del titolo di S. Giorgio al Velabro nel dicembre del 1261 con bolla di Papa Urbano IV. Nel 1264 curò la divisione dei beni tra il vescovo e il capitolo e dettò il nuovo Statuto Capitolare. Nel 1269 aveva la signoria di Ceprano, dopo una serie di acquisti di terre da parte della sua famiglia che continuò negli anni successivi. Presente a Bologna quando la città il 29 luglio 1278 riconobbe con atto solenne il dominio papale. Già rettore nel 1243 della chiesa di S. Stefano nel 1284 la arricchì notevolmente. Nel 1286 venne nominato podestà di Alatri. Il Cardinale Gottifredo era in quegli anni una importante personalità sia in campo politico che religioso. L’inventario della sua eredità, redatto il 31 maggio del 1287, indica l’abbandono della vita terrena nei primi mesi dello stesso anno.

Al trivio tra di Via di S. Francesco, Corso Vittorio Emanuele e Corso Cavour, si erge l’imponente mole di Palazzo Gottifredo, costruito per volontà del cardinale omonimo intorno alla metà del XIII secolo. Si tratta di un complesso costituito da una casa-torre, primitivo nucleo del palazzo, ed un corpo di fabbrica centrale, che segue l’andamento della strada, con un’ulteriore torre di 20 metri a tergo dell’edificio. Lungo Corso Vittorio Emanuele un portale ad arco ogivale, tipicamente gotico, costituisce l’ingresso principale alla torre. Un secondo portale introduce al corpo centrale dell’edificio. Originariamente il palazzo si sviluppava su tre piani con vaste sale che raggiungevano m. 13x20. Il cedimento degli archi in pietra squadrata, che avevano la funzione di rompitratta per le travature in legno, ha causato il crollo delle antiche strutture orizzontali. Sui muri perimetrali si sono addossate altre costruzioni che hanno tra l’altro modificato alcune originarie bifore in aperture architravate. La torre di Palazzo Gottifredo è stata restaurata nel 1930 per essere destinata a sede del Museo Civico, inaugurato nel 1934. Dopo un primo intervento di restauro nel 1972, segue la ristrutturazione degli anni ‘80. Con il solstizio estivo del 1996 il Museo è stato riaperto, destinando il pianterreno a sede della sezione romana.

Grangia di Tecchiena

Si erge sulle pendici del piccolo colle Monticchio, sul quale intorno al sec. XI sorsero per volonta' di Alatri alcune fortificazioni. Concepito come una complessa e articolata architettura residenziale, entro il quale trova posto anche una piccola chiesa dedicata a S. Bartolomeo Apostolo, rappresenta il piu' bell'esempio di architettura settecentesca presente nel territorio alatrino. L'arrivo dei certosini trasformo' la tenuta in vero e proprio granaio per il fabbisogno alimentare della certosa mantenendo in vigore gli antichi statuti che dalla seconda meta' del XIV secolo ne regolavano la vita interna.

Badia di S. Sebastiano

Questo stupendo nucleo architettonico fondato nei primissimi anni del VI secolo dal prefetto delle Gallie Liberio, accolse in origine, sotto la direzione dell'abate e diacono Servando, una delle piu' antiche comunita' cenobitiche d'Occidente, che nel lontano 528 ospito' Benedetto da Norcia durante il suo famoso viaggio da subiaco a Montecassino.
L'antica Regula vitae eremiticae che in questo luogo prescriveva oltre al regime eremitico unito a quello cenobitico la sola vita contemplativa nell'esercizio della carita' evangelica, assunse con il passaggio del Santo gran parte dell'attivismo mistico benedettino, che ne caratterizzo' il progressivo sviluppo fino ai primi anni del nuovo millennio. Successivamente pero', in seguito all'affievolimento della comunita' maschile, l'eremo fu abbandonato e solo nel 1233, dopo una totale ristrutturazione in forme romaniche, fu nuovamente ripopolato dall'ordine delle Damianite di santa Chiara che vi dimoro' fino al 1442. Inglobato dalla mensa capitolare di Alatri nel XV secolo, divenne commenda e poi cappellania, fino a quando, dopo essere stato concesso da Pio IX in enfiteusi fu nel 1908 definitivamente affrancato, passando a proprieta' privata.


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